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Adesso:Adesso viene il bello: l’autunno delle promesse a processo

Adesso viene il bello: l’autunno delle promesse a processo

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Non sarà un autunno qualsiasi. Per la Calabria del nord-est saranno tre mesi di verità. Senza enfasi e senza fanfare. Solo scadenze e riscontro delle promesse. Tutto quello che per anni è rimasto sospeso tra annuncio e i “ci siamo quasi”, adesso deve mostrare la sua faccia. Adesso viene il bello!

Nuovo ospedale della Sibaritide. Nuova Statale 106 Sibari-Coserie. Ferrovia Jonica. Lunetta di Sibari. Porto di Corigliano-Rossano. Aeroporto RAM di Sibari.

Non sono opere separate. Sono i pezzi dello stesso disegno che se stanno insieme possono cambiare davvero i connotati del territorio. Se restano ognuna nel proprio fascicolo, invece, produrranno l’ennesima illusione infrastrutturale e non faranno altro che alimentare l'ormai dilagante distacco, la disaffezione, l'apatia e la diffidenza dei cittadini di questo lembo di Calabria non dalla politica ma dalle istituzioni.

Il nuovo ospedale di Insiti è ormai dentro il conto alla rovescia finale. Il nostro countdown sulla homa page di* ecodellojonio.it* segna 32 giorni all’alba. Bene. Ma la consegna dei lavori non basta. Bisogna sapere cosa ci sarà dentro, con quale personale, con quali reparti, con quali servizi salvavita, con quale rete sanitaria. Un ospedale da mezzo miliardo non può nascere già vecchio, né diventare una scatola bella in un territorio ancora costretto ai viaggi della speranza.

Sulla nuova 106 Sibari-Coserie si gioca un altro passaggio decisivo. Entro la fine di novembre deve chiudersi la fase del progetto esecutivo. Da lì si capirà se il corridoio Adriatico-Jonio-Tirreno diventerà finalmente infrastruttura reale o resta ancora per un po’ dentro la religione calabrese dell’attesa.

Stesso discorso per la ferrovia Jonica che arriva all’ennesima chiusura della tratta Sibari-Crotone. Dovrebbe essere l’ultima prima della riapertura definitiva con trazione elettrica. E questa volta non serviranno più i comunicati rassicuranti. Ora serve una data vera, un servizio vero e collegamenti veri. E serve capire se i Frecciarossa potranno finalmente “scendere” lungo lo Jonio o se anche questa diventerà un’altra leggenda ferroviaria da raccontare ai posteri.

Poi c’è la lunetta di Sibari. Opera piccola solo per chi non ha capito nulla. Perché quella connessione non penalizza la stazione di Sibari: può rendere più accessibile tutto ciò che sta a sud. È una cerniera. E in un territorio fatto di rotture, buchi, cambi e perdite di tempo, opere come questa valgono oro... al netto dei campanilismi.

Poi c'è il porto di di Corigliano-Rossano, il buco nero dell'intera Calabria del nord-est. Di cui nessuno, realmente, sa nulla. Si parla da qualche mese di rilancio, di un nuovo rapporto porto-città e di piano operativo che dovrebbe portare - dopo la pagina triste di Baker Hughes - alla creazione di uno scalo crocieristico. Bene. Ora bisogna vedere se l’accordo tra Comune e Autorità portuale produrrà atti concreti o se, come troppe volte è accaduto, resterà una bella conversazione istituzionale lasciata evaporare al primo cambio di vento.

Infine l’aeroporto RAM di Sibari. Il progetto c’è. È protocollato (da almeno due anni...). Prevede una pista estendibile fino a due chilometri, funzioni di protezione civile, elisoccorso, antincendio e, in prospettiva, il trasporto passeggeri. Ora, al netto di reel ed entusiasmi, aspettiamo la posizione ufficiale del Comune di Cassano e soprattutto quella della Regione. Anche qui: basta con i sorrisi prudenti. O si dice sì e si apre il percorso, oppure si dica no assumendosene la responsabilità davanti al territorio.

Questo è il punto.

La Calabria del nord-est non può più permettersi di guardare i processi da lontano, aspettando che qualcuno decida. Deve finire la stagione della delega cieca. E deve finire anche quella della lamentazione sterile. Abbiamo bisogno di un monitoraggio civico ai massimi livelli. Serve consapevolezza piena. Perché in questi anni una cosa l'abbiamo capita: se la politica viene tampinata, pressata continuamente, alla fine risponde. Ma questo non basta. Serve che le battaglie condotte da pochi - ora - diventino patrimonio di tutti.

Perché le cose, da queste parti, non si ottengono. Si conquistano. È la dottrina Gromyko applicata al territorio: rivendicare tutto, partire anche dall’impossibile, per portare a casa almeno ciò che è giusto, necessario, dovuto. Non chiedere permesso. Non aspettare il favore. Non presentarsi con il cappello in mano. Stare sul pezzo, ogni giorno, fino a quando la promessa diventa carta firmata, la carta diventa cantiere, il cantiere diventa opera, l’opera diventa servizio.

Questo autunno dirà se siamo dentro una svolta o dentro l’ennesima presa per i fondelli. Che sarebbe clamorosa, eclatante, gigantesca!

Per questo i prossimi tre mesi non vanno raccontati con entusiasmo. Vanno sorvegliati. Giorno per giorno. Scadenza per scadenza. Nome per nome. Responsabilità per responsabilità.

Perché è arrivato il momento di verificare le promesse. L’autunno delle verità comincia adesso. E questa volta nessuno potrà dire: non lo sapevamo.

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.