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Un box, un letto e la vecchiaia dimenticata

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Questa volta non c’è scappato il morto. Solo perché un operatore ecologico ha avuto cuore, attenzione e prontezza. Ha visto, ha capito che qualcosa non andava, ha dato l’allarme. Poi i soccorsi sono arrivati subito e hanno salvato una donna di circa ottant’anni, trovata ferita, in una pozza di sangue, dopo una caduta avvenuta nella notte.

Bene così. Grazie a chi è intervenuto. Ma la cronaca non può fermarsi al lieto fine. Non può farlo. Perché in questa storia per fortuna a lieto fine rimae qualcosa che indigna: un’anziana lasciata sola in locali nati come box e adattati ad abitazione. Un letto, un bagnetto, un fornellino. Non una casa. Una sistemazione di fortuna diventata vita quotidiana.

Ecco la vergogna. La povertà, anche da queste parti, non fa più rumore. Soffocata da tanto altro. Da un welfare che dice di essere stato rivoltato come un calzino ma che, alla fine, non arriva da nessuna parte. Almeno non arriva negli angoli davvero invisibili della nostra società. Dove nei bassi, nei garage, nelle stanze umide, negli appartamenti arrangiati, nelle pensioni minime, nelle giornate tutte uguali. Ogni tanto emerge per caso, quando qualcuno cade, si sente male, non risponde, sparisce dal giro minimo delle abitudini. E poi lo trovi morto o - nel migliore dei casi - ferito riverso in una poza di sangue. Così!

Allora arriva la cronaca che nel dare visibilità a quel fatto, in realtà non fa altro che scoperchiare il vaso di Pandora che contiene tutte le falle dell'incompletezza dell'assistenza pubblica. Del sistema Stato. Della Costituzione. Del mutuo soccorso.

Ma prima?

Prima spesso non arriva nessuno. E non parliamo solo di emergenza sanitaria. Parliamo, appunto, di solitudine, indigenza, assenza di controllo sociale, fragilità abitative, anziani senza rete. Persone che hanno attraversato una vita intera e finiscono gli ultimi anni invisibili, fino a quando il destino non li sbatte dentro una notizia.

Questa volta è andata bene.

Ma non può essere un netturbino, per quanto generoso e al quale dovrebbe essere riconosciuto il suo valore sociale per quello che ha fatto, a fare da argine al fallimento di un sistema. Non può essere il caso a sostituire il welfare. Non può essere la fortuna a decidere se un anziano viene salvato o trovato troppo tardi.

Serve sapere chi vive solo. Dove vive. In quali condizioni. Chi lo segue. Chi bussa a quella porta. Chi verifica se una pensione basta, se una casa è degna, se una persona fragile ha almeno un riferimento.

Il resto sono parole buone per le ricorrenze. Non vogliamo commozione o contrizioni varie. Ma fatti, reazione. Ad esempio, servirebbe una mappa vera della solitudine che possa attivare servizi domiciliari, li dove servono. Servono i centri diurni che alle nostre latitudini sono spariti, rimpiazzati da una miriade di prezzolate residente per anziani (dove va solo chi può permetterselo!) e servirebbe anche che le istituzioni, dai Comuni alla Chiesa, facciano un po' di più di quello che fanno. Perché evidentemente non basta. O non ha gli strumenti per farlo.

Abbiamo soccorso la donna, l'abbiamo messa al sicuro. Ora però guardiamo il box. È lì dentro che sta la notizia.

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.