Incendio in una cella del carcere di Rossano: due agenti intossicati, uno finisce in ospedale
Le fiamme sarebbero state appiccate da alcuni detenuti. Uno dei poliziotti penitenziari è stato trasferito al Pronto soccorso di Rossano. Durante (Sappe): «È giunto il momento di dichiarare l’emergenza penitenziaria»
CORIGLIANO-ROSSANO – Un incendio all’interno di una cella, il fumo che invade gli ambienti e due agenti della Polizia penitenziaria intossicati, uno dei quali costretto al trasferimento in ospedale. È quanto accaduto nel tardo pomeriggio di oggi nel carcere di Ciminata, nell'area urbana di Rossano, dove l’ennesimo evento critico riporta bruscamente al centro le condizioni nelle quali il personale è chiamato quotidianamente a garantire sicurezza e gestione dell’istituto.
Secondo le prime informazioni raccolte, le fiamme sarebbero state appiccate da alcuni detenuti. Restano da ricostruire nel dettaglio la dinamica, la cella interessata e le circostanze che hanno preceduto il rogo.
Durante l’intervento due appartenenti alla Polizia penitenziaria hanno inalato i fumi. Per uno le conseguenze sarebbero state più lievi, mentre il secondo ha richiesto cure più approfondite ed è stato trasferito al Pronto soccorso dell’ospedale di Rossano. Le sue condizioni, pur avendo reso necessario il ricovero, non sarebbero tali da far temere per la vita.
Sul posto è intervenuto il 118 con equipaggio medicalizzato, che ha prestato immediatamente assistenza agli agenti e avviato già in ambulanza le terapie necessarie prima del trasferimento.
Durante: «È il momento di dichiarare l’emergenza penitenziaria»
Durissima la reazione di Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe, che prende proprio l’episodio di Rossano come ulteriore conferma di una situazione che, secondo il sindacato, non può più essere affrontata con interventi ordinari.
«È giunto il momento di dichiarare l’emergenza penitenziaria», afferma Durante, chiedendo un piano straordinario che affronti insieme carenza di personale, sovraffollamento, condizioni degli istituti e gestione dei detenuti con particolari problematiche.
Tra le misure indicate dal Sappe c’è innanzitutto l’assunzione di 5mila agenti in più nell’arco massimo di due anni.
Durante chiede inoltre di «deflazionare immediatamente gli istituti di almeno diecimila detenuti da far accedere alle misure alternative al carcere, con l’applicazione del braccialetto elettronico», oltre a trasferire fuori dagli istituti penitenziari detenuti con patologie psichiatriche e tossicodipendenze.
Il sindacato sollecita poi la riorganizzazione e la ristrutturazione delle strutture esistenti e torna a porre il tema degli strumenti a disposizione della Polizia penitenziaria, chiedendo «il Taser o altro strumento» che possa aumentare la sicurezza degli operatori.
«Se incendiano le celle bisogna impedire che possa accadere»
Durante entra quindi direttamente nel merito di episodi come quello verificatosi oggi a Rossano.
«Se i detenuti incendiano le celle, bisognerà adottare misure idonee per evitare che ciò accada», sostiene il dirigente sindacale. E aggiunge un altro esempio sul quale il Sappe insiste da tempo: «Se i detenuti utilizzano illegalmente i telefoni cellulari, bisognerà schermare gli istituti, e così via».
Poi l’affondo: «Invece tutti tacciono, nessuno fa niente».
Parole che arrivano in una giornata nella quale due agenti sono finiti direttamente coinvolti nelle conseguenze di un incendio sviluppatosi dentro una sezione detentiva e che riportano il dibattito dal piano delle statistiche a quello, molto più concreto, della sicurezza quotidiana.
Rossano, un istituto già sotto pressione
Il carcere di Rossano non arriva peraltro a questo episodio senza precedenti segnali d’allarme.
Da tempo le organizzazioni sindacali della Polizia penitenziaria denunciano carenze di organico, difficoltà nella gestione delle sezioni, aggressioni ed eventi critici, oltre ai problemi legati alla presenza di detenuti con disturbi psichiatrici e alla necessità di interventi strutturali.
L’incendio di questa sera aggiunge dunque un altro episodio ad un quadro già complesso.
E stavolta il Sappe alza ulteriormente l’asticella: non più interventi singoli sui singoli istituti, ma una vera dichiarazione di emergenza penitenziaria accompagnata da un piano nazionale straordinario.