Mezzo miliardo per avere soltanto uno Spoke? Insiti riapre la battaglia per l’Hub
Nelle carte regionali Insiti nasce come Spoke. Un anziano parroco di Corigliano-Rossano scuote la politica. Don Santo Aquilino: «Chiediamo la deroga al DM 70 e facciamone il quarto Hub della Calabria»
CORIGLIANO-ROSSANO – A Insiti ormai si parla di collaudi, arredi, attrezzature e trasferimento dei reparti. La D'Agostino Costruzioni, concessionaria dell'opera che a dirigere il cantiere ha messo un ingegnere come Domenico Petrone, con un know-how importante e tanta voglia di far bene, sta facendo il suo. Il nuovo Ospedale della Sibaritide sta lentamente smettendo di essere un cantiere e si avvicina al momento in cui dovrà diventare un ospedale vero. Ma è proprio qui, di fronte, al governo della sanità ospedaliera che si addensano dubbi e questioni alle qualio nessuno riesce a dare risposte. Che ospedale sarà quello che sta sorgendo ad Insiti con tante e ottime premesse?
È una domanda che in tanti si stanno ponendo da mesi, la politica in primis (che però litiga soltando senza trovare una quadra e una soluzione) ma anche i cittadini e quanti, vivono da sempre, il modo sociale, quello dei problemi veri e delle sofferenze. A riguardo, suona come un monito fortissimo, anche fuori dagli schemi, la presa di posizione assunta nelle ultime ore da don Santo Aquilino, arciprete e cappellano emerito, che rimette sul tavolo la questione cardine: che ospedale stiamo per aprire?
Perché, sgombrato il campo dagli slogan, nelle carte oggi vigenti la risposta c’è: il nuovo Ospedale della Sibaritide è programmato come Spoke.
Non è una lettura politica. Nel DCA 78/2024 sulla riorganizzazione della rete ospedaliera regionale Insiti viene esplicitamente ricompreso tra le nuove strutture ospedaliere Spoke. E anche l’Atto aziendale dell’Asp di Cosenza approvato nel 2025 parla dello Spoke di Corigliano/Rossano (Futuro Ospedale della Sibaritide).
E allora la domanda posta dal sacerdote cambia sostanzialmente significato. Non è tanto capire se Insiti sarà Hub o Spoke. Oggi è Spoke. Il punto è decidere se il territorio intenda accettare questo assetto oppure provare, politicamente e istituzionalmente, a cambiarlo prima che la nuova struttura entri definitivamente in funzione.
Don Santo: «Non facciamo partorire alla montagna un topolino»
È questo il cuore della lunga lettera aperta che don Santo Aquilino indirizza al sindaco Flavio Stasi, alla Giunta e al Consiglio comunale, agli amministratori dei 44 Comuni dell’area, alla Regione, alla rappresentanza politica calabrese e al ministro della Salute Orazio Schillaci.
L’appello è chiarissimo: dal 1° settembre la politica territoriale dovrebbe assumere come «impegno prioritario» quello di far nascere il nuovo ospedale come Hub, chiedendo una revisione dell’attuale programmazione e una deroga rispetto ai parametri che oggi lo collocano ad un livello differente.
«Per essa abbiamo già investito i primi 500 milioni di euro; e non possiamo rassegnarci a che, infine, la montagna partorisca soltanto un topolino», scrive il sacerdote.
Tono forte, evidentemente. Ma il contenuto della provocazione è molto meno folkloristico di quanto possa sembrare.
Hub o Spoke non è una questione di insegne
Perché trasformare Insiti in Hub non significherebbe semplicemente cambiare una definizione sopra l’ingresso. Vorrebbe dire ridisegnarne funzioni, specialità, organici, tecnologie e ruolo all’interno delle reti tempo-dipendenti e dell’alta complessità, facendone un punto di riferimento sovraterritoriale e non soltanto il nuovo contenitore nel quale trasferire le funzioni dell’attuale Spoke di Corigliano-Rossano.
Ed è precisamente qui che don Santo affonda. Il sacerdote contesta una programmazione basata soprattutto sui parametri numerici e chiede che nel caso della Sibaritide pesino maggiormente estensione geografica, distanze reali dagli Hub, condizioni della viabilità, isolamento di molte aree interne e forte incremento della popolazione nei periodi turistici.
Non una guerra contro Cosenza – lo chiarisce esplicitamente – ma la richiesta di riconoscere alla fascia ionica settentrionale una capacità sanitaria maggiore. «Non se ne abbia Cosenza! Non intendiamo remare contro nessuno. Vogliamo soltanto attrezzarci per servire meglio tutti».
Il rischio vero: costruire il nuovo e trasferirci semplicemente il vecchio
Ed è probabilmente questo il passaggio sul quale la lettera intercetta un sentimento che da mesi attraversa il dibattito sulla sanità della Sibaritide.
Perché un edificio nuovo, tecnologico, digitale e costosissimo non diventa automaticamente un ospedale di maggiore livello assistenziale.
Può essere lo Smart Hospital più moderno possibile e rimanere, nella gerarchia della rete, uno Spoke.
Nei mesi scorsi L’Eco dello Jonio ha seguito praticamente metro dopo metro l’avanzamento dell’opera. Il cantiere è ormai nella fase finale e già a fine giugno Asp e Regione avevano iniziato a programmare il trasferimento dei reparti attualmente distribuiti tra Corigliano e Rossano.
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Ed è proprio per questo che la discussione sulla missione sanitaria di Insiti non può arrivare dopo il trasloco.
Don Santo ricorda anche quella che, nella memoria del territorio, era l’ambizione originaria dell'opera. Torna al dicembre 2006 e all’annuncio dell’allora direttore generale Carbone di un «ospedale di ultima generazione», richiamando quella stagione nella quale il nuovo nosocomio veniva percepito come l’occasione per realizzare finalmente una struttura di eccellenza per tutta la Sibaritide.
Vent’anni dopo il cemento c’è. Ora bisogna decidere il resto.
La battaglia, semmai, comincia adesso
Naturalmente chiedere un Hub non significa ottenerlo. E non basta una lettera, una mozione comunale o una mobilitazione politica. Servirebbe rimettere mano alla programmazione sanitaria regionale, confrontarsi con gli standard nazionali, costruire un assetto assistenziale sostenibile e soprattutto riempirlo di medici, reparti, tecnologie e servizi.
Ma proprio per questo l’appello di don Santo Aquilino merita di essere estratto dalla cornice della semplice “lettera aperta”.
Perché mette davanti alla politica una questione molto concreta.
Il nuovo ospedale ormai si sta facendo. La partita, adesso, è capire che cosa vogliamo farne.
Nelle carte attuali Insiti nasce Spoke. Se Corigliano-Rossano e la Sibaritide ritengono che debba diventare Hub, questa è la battaglia da aprire adesso, prima che piante organiche, unità operative e reti cliniche trasformino quella classificazione in un fatto compiuto.
Altrimenti, tra qualche mese, potremo anche inaugurare uno degli ospedali più nuovi d'Italia.
Ma continueremo ad avere uno Spoke. Solo molto più bello.