Achiropita, basta fuochi d'artificio: «È tempo di cambiare»
Legambiente riapre il fronte dopo le fiamme a Santa Croce durante lo spettacolo pirotecnico del 15 agosto. Nessun nesso causale accertato, ma il tema è ormai politico: rumore, animali, incendi e ambiente. «È tempo di cambiare»
CORIGLIANO-ROSSANO – I fuochi dell’Achiropita hanno riaperto un dossier che Legambiente Corigliano-Rossano aveva già messo sul tavolo del Comune prima di Ferragosto: ridurre progressivamente l’uso della pirotecnica ad alto impatto acustico e ambientale e arrivare a una disciplina comunale organica.
Il punto non è la festa. E nemmeno la devozione ma come una tradizione verrebbe portata dentro il presente.
Il 15 agosto, durante lo spettacolo pirotecnico autorizzato con l’ordinanza sindacale n.174 del 13 agosto, sono circolate immagini e segnalazioni relative alla presenza di fiamme nella zona Santa Croce di contrada Pollice. Legambiente è molto netta: non esistono elementi ufficiali che consentano di collegare quelle fiamme ai fuochi dell’Achiropita e il Circolo non attribuisce responsabilità.
Ma quell’episodio ha inevitabilmente riportato al centro una questione che, in piena estate calabrese, non è affatto secondaria.
Una richiesta che era già sul tavolo
Il 29 luglio, quindi oltre due settimane prima della festa patronale, Legambiente aveva già chiesto all’Amministrazione comunale una regolamentazione complessiva dei fuochi d’artificio rumorosi e delle emissioni sonore, richiamando quattro temi: sicurezza, ambiente, salute e benessere animale.
Dopo Ferragosto il Circolo torna all’attacco. «La devozione e la bellezza di una festa non si misurano in decibel», è il passaggio che sintetizza tutta la presa di posizione.
Per Legambiente continuare a utilizzare materiale pirotecnico ad alta intensità sonora, soprattutto nei periodi di maggiore rischio incendio e vicino ad aree vulnerabili, è una scelta sempre meno compatibile con la sensibilità ambientale e con le conoscenze di oggi.
E dentro il conto non c’è solo il rischio fuoco. Ci sono rumore, residui, inquinamento atmosferico, fauna selvatica, animali domestici, bambini, anziani e persone particolarmente sensibili allo stress acustico.
Non eliminare la festa. Cambiare lo spettacolo
Qui Legambiente evita anche l’equivoco più facile: nessuno propone di cancellare lo spettacolo pirotecnico dell'Achiropita (che tra l'altro è uno dei momenti più attesi della festa) o impoverire i festeggiamenti.
Il ragionamento è esattamente opposto. Una festa così importante, sostiene il Circolo, può essere resa più moderna senza perdere nulla della propria identità. Le alternative indicate sono già note e utilizzate altrove: spettacoli luminosi, videomapping, droni, giochi di luce e pirotecnica a ridotto impatto acustico.
In sostanza: tenere lo spettacolo, riducendo ciò che produce maggiori effetti collaterali. E questo, ovviamente, varrebbe per tutti gli eventi, facendola diventare una regola generale, valida per tutti.
Una disciplina unica per tutta la città
La proposta è quella di aprire un confronto tra Comune, associazioni, organizzatori delle feste, autorità religiose, operatori del settore e cittadini per costruire una disciplina capace di stabilire criteri omogenei.
Tra le ipotesi: limitare o escludere gli spettacoli più impattanti nelle zone e nei periodi a maggiore rischio incendio, favorire fuochi meno rumorosi, incentivare forme innovative di intrattenimento e considerare nelle autorizzazioni anche biodiversità, qualità dell’aria, quiete pubblica e benessere animale.
È una richiesta che, peraltro, arriva in un territorio che proprio nelle ultime settimane ha vissuto incendi, emergenze ambientali e giornate nelle quali il rischio per boschi e campagne è stato tutt’altro che teorico.
Ed è probabilmente questo l’elemento che rende il documento di Legambiente molto meno ideologico di quanto qualcuno potrebbe essere tentato di liquidarlo.
Non è una crociata contro i fuochi. È la richiesta di decidere se una pratica nata in un altro tempo debba essere replicata nello stesso modo anche quando il territorio, il clima, le tecnologie e la sensibilità collettiva sono cambiati.
L’Achiropita non corre certo il rischio di perdere il proprio significato per qualche decibel in meno. Semmai la sfida è un’altra: conservare intatto ciò che conta davvero e avere il coraggio di cambiare tutto il resto.