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Emodinamica, il punto cieco della rete: l’infarto non aspetta l’équipe itinerante

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CORIGLIANO-ROSSANO – Prova a togliere l’Emodinamica dal terreno della guerra tra città e a riportarla lì dove, secondo lui, dovrebbe stare: dentro una cartina geografica, un cronometro e i dati reali della rete dell’emergenza. Antonio Sanzi, medico di medicina generale e consigliere comunale di Corigliano-Rossano, interviene nel dibattito che da giorni anima ormai la Calabria dopo la nuova organizzazione regionale della rete cardiologica e la presa di posizione congiunta dei direttori delle Cardiologie.

Sanzi non nasconde di condividere molti dei dubbi sollevati dal sindaco Flavio Stasi, ma sceglie una strada diversa: meno politica, più tecnica e soprattutto non campanilista. Perché – sostiene - la domanda non deve essere se Corigliano-Rossano “meriti” o meno un’Emodinamica. La domanda vera è un’altra: quanto impiega un paziente colpito da infarto a raggiungere una sala operatoria?


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Dottore Sanzi, partiamo dal punto più discusso: l’Emodinamica itinerante può sostituire un servizio H24?

«No. E credo che proprio su questo occorra essere estremamente chiari. Un’équipe itinerante può essere una risorsa importante per l’attività interventistica programmata: coronarografie, angioplastiche elettive e procedure che possono essere organizzate. Può ridurre trasferimenti, liste d’attesa e disagi per i pazienti. Ma non equivale a un laboratorio di Emodinamica operativo H24 e non può sostituire la rete dell’emergenza per l’infarto acuto».

Per Sanzi sono due funzioni differenti che possono convivere, ma non essere confuse. «Un’équipe presente alcuni giorni alla settimana garantisce attività programmata. Non può garantire, da sola, il trattamento immediato di un infarto che si verifica di notte, in un giorno festivo o semplicemente quando quella squadra non è presente».

Quindi il problema non è scegliere tra itinerante e H24?

«Esattamente. Il problema vero è stabilire dove serva l’una e dove serva l’altra. E capire se la combinazione delle due risponde realmente alla distribuzione della popolazione, alle distanze e soprattutto ai tempi di accesso dei cittadini».

Ed è qui che Sanzi mette il dito sulla questione che considera decisiva. «Nell’infarto il territorio diventa un fattore clinico. Non conta soltanto quanti chilometri separano un paziente dall’ospedale: conta il tempo tra la diagnosi e l’ingresso nella sala di Emodinamica».

Eppure la Regione e i direttori delle Cardiologie hanno richiamato gli standard nazionali del DM 70.

«Il DM 70 del 2015 è il quadro nazionale di programmazione ospedaliera, ma non può essere ridotto a una divisione aritmetica tra numero di abitanti e numero di strutture. La programmazione deve tenere conto della rete nel suo complesso».

E qui l’elenco diventa molto chiaro e concreto: «Distribuzione della popolazione, distanza dagli Hub, viabilità, orografia, aree interne e montane, organizzazione del 118, elisoccorso, telecardiologia, trasferimenti secondari e reale operatività H24 delle sale. Tutto questo determina l’accessibilità sanitaria».

In altre parole, per Sanzi esiste una differenza fondamentale tra bacino teorico di popolazione e bacino reale di accessibilità.

Lei porta anche dei numeri. 

«Sì. Se prendiamo alcuni dei principali bacini interessati dal dibattito abbiamo 286.898 abitanti nell’area dell’Hub di Cosenza, 159.074 nello Spoke di Corigliano-Rossano, 133.148 nell’area Cetraro-Paola, 88.317 a Castrovillari e 118.295 nel Vibonese. Parliamo complessivamente di 785.732 persone».

Ma Sanzi precisa immediatamente il senso di quei numeri. «Non sto dicendo che questi dati dimostrino automaticamente che ogni ospedale debba avere un’Emodinamica H24. Sarebbe lo stesso errore, al contrario. Dico che obbligano a chiedersi come venga garantito a quasi 800mila cittadini l’accesso reale a una sala operativa in tempi clinicamente adeguati».

Come si potrebbe rendere oggettivo questo confronto?

«Costruendo una mappa regionale delle isocrone di accesso all’Emodinamica H24». Vale a dire una rappresentazione dei territori non sulla base della semplice distanza, ma del tempo necessario per raggiungere effettivamente il servizio.

«Sapremmo quali aree sono adeguatamente coperte, quali presentano una copertura intermedia e quali invece sono potenzialmente critiche. Vedremmo dove l’elisoccorso modifica realmente i tempi e dove la viabilità terrestre rappresenta un problema». E a quel punto, aggiunge, «non dovremmo più discutere su quale città “meriti” l’Emodinamica. Basterebbe verificare quale organizzazione garantisca al paziente il tempo migliore».

Corigliano-Rossano, quindi, non dovrebbe rivendicarla semplicemente perché è una grande città?

«Assolutamente no. Corigliano-Rossano non deve essere trattata come un’eccezione e non deve chiedere privilegi. Lo stesso criterio deve valere per Paola-Cetraro, Lamezia, Vibo, Castrovillari e ogni altro territorio».

«Quello che non considero corretto è escludere un’area sulla base della sola popolazione, senza considerare distanze, tempi, viabilità, morfologia del territorio e funzionamento effettivo della rete dell’emergenza».


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C’è poi il passaggio dalla programmazione del 2024 a quella attuale. È questo uno dei punti sollevati anche da Stasi.

«Ed è un punto sul quale credo sia legittimo chiedere chiarezza. Nel 2024 la programmazione regionale individuava Corigliano-Rossano, Paola-Cetraro, Lamezia Terme e Vibo Valentia tra i territori nei quali sviluppare o potenziare la capacità di Emodinamica. Successivamente il modello è stato orientato maggiormente verso le équipe itineranti per l’attività programmata».

Sanzi non considera illegittimo modificare una rete sanitaria. «Una programmazione può cambiare e deve poter cambiare. Ma quando cambia una scelta che riguarda una patologia tempo-dipendente, la modifica dovrebbe essere accompagnata da dati tecnici verificabili».

E formula la domanda che, secondo lui, dovrebbe assorbire buona parte del dibattito: «Quali dati hanno dimostrato che il nuovo modello assicura una copertura dell’emergenza cardiologica adeguata rispetto all’assetto precedentemente programmato?».

I direttori delle Cardiologie hanno però preso posizione proprio per spiegare la nuova rete. Lei come ha letto quell’intervento?

Qui Sanzi esce per un momento dal perimetro puramente tecnico. «Devo dire che mi ha negativamente colpito l’allineamento dei direttori di Cardiologia su una questione che non è esclusivamente clinica ma contiene evidentemente anche scelte di programmazione sanitaria e quindi politiche».

Non mette in discussione le competenze professionali. «Le Cardiologie calabresi hanno professionisti di grande valore. Il problema non è questo. Ma quando si interviene dentro un dibattito politico-amministrativo così acceso, bisogna stare attenti a non trasformare una spiegazione tecnica nella difesa di una scelta politica».

È esattamente il punto sul quale nelle ultime ore si è aperto lo scontro tra il sindaco Stasi e i direttori delle Unità operative di Cardiologia.


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Quindi lei sostiene la posizione di Stasi?

«Sul problema tecnico sollevato sì: penso che abbia posto una questione reale. Ma proprio per questo vorrei che uscissimo dalla contrapposizione politica e soprattutto da quella campanilistica».

Per il medico condotto il rischio è che la discussione degeneri nella solita contesa tra territori mentre rimane senza risposta la domanda sanitaria. «Non serve dire “Emodinamica a Corigliano-Rossano perché siamo Corigliano-Rossano”. Serve dimostrare con dati, tempi e caratteristiche della rete quale organizzazione salva più vite».

Che cosa dovrebbe pubblicare allora la Regione?

«I dati. Per ogni territorio bisognerebbe conoscere la distanza dal centro H24 più vicino, i tempi medi reali di percorrenza, il tempo tra diagnosi e ingresso in sala, la copertura effettiva del 118, la disponibilità dei mezzi medicalizzati, la telecardiologia, l’utilizzo dell’elisoccorso, i trasferimenti secondari e gli esiti della rete STEMI».

Per Sanzi sarebbe questo il modo per chiudere buona parte delle polemiche. «Se quei dati dimostrassero che la rete attuale garantisce davvero a tutti tempi adeguati, avremmo una risposta tecnica. Se invece emergessero aree scoperte o tempi troppo lunghi, la programmazione dovrebbe essere corretta».

E alla fine qual è il parametro che dovrebbe decidere tutto?

Sanzi non ha dubbi. «La sicurezza nell’infarto non si misura in chilometri e neppure semplicemente in abitanti. Si misura in minuti». Poi scandisce quello che considera il punto conclusivo dell’intera discussione: «Non il campanile. Non la pressione politica. Non la semplice conta degli abitanti. Non la presenza fisica di una sala angiografica. Il criterio deve essere la capacità concreta della rete di portare quel paziente alla rivascolarizzazione nel minor tempo possibile».

E forse è proprio lì che, dopo giorni di comunicati, polemiche e accuse reciproche, si trova la domanda alla quale manca ancora una risposta pubblica sufficientemente semplice e verificabile: oggi, da ogni punto della Calabria, quanti minuti occorrono realmente per arrivare dall’infarto all’Emodinamica?

 

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.