Jovanotti, il JovaGiro e quella Calabria (davvero) straordinaria che nessuno gli ha raccontato
Fino a Catanzaro si poteva attraversare il cuore della Magna Grecia. Invece la carovana ha virato direttamente verso la Sila. Scelta legittima. Ma chi ha suggerito il percorso? Qualcuno, nelle stanze della regionale, ha provato a suggerirne uno?
CORIGLIANO-ROSSANO - Alla fine, forse, è tutta una questione di strada. O, meglio ancora, di come una strada riesci a trasformarla in racconto.
Perché il JovaGiro di Lorenzo Cherubini – Jovanotti per tutti – mercoledì è entrato in Calabria da qui, da Trebisacce, arrivando da Tursi dopo aver attraversato la Basilicata. Bagno nello Jonio, entusiasmo, telefonini, gente che gli corre incontro e persino una dichiarazione d’amore estemporanea per questo pezzo di Sud: «In questo pezzo di mondo è nata la filosofia», ha detto Lorenzo bagnandosi del mare di Omero e dell'Odissea, a due passi da dove la tradizione vuole l'isola di Ogigia e difronte al Mostarico alle cui pendici morì Epeo (il costruttore del Cavallo di Troia) e dove c'è la prima testimonianza della produzione di vino della storia. Poi la bicicletta è ripartita. Destinazione Acri, prima della nuova tappa attraverso la Sila e dell’arrivo finale a Catanzaro per il Jova Summer Party di sabato 22 agosto.
E fino a qui, diciamolo, tutto bellissimo.
Perché la Sila è uno spettacolo. Acri è una città bellissima. I boschi, le salite, le strade dell’altopiano sono probabilmente anche il terreno ideale per uno come Jovanotti che ha fatto della bicicletta non semplicemente un mezzo per spostarsi da un concerto all’altro ma una specie di filosofia esistenziale itinerante.
Solo che proprio qui nasce una domanda. Era davvero questa l’unica Calabria possibile da raccontare? Anzi. La domanda è ancora un’altra: chi gli ha raccontato la Calabria prima che iniziasse a pedalare sulle nostre strade?
Perché - è vero - le gambe sulle strade del JovaGiro le mettono professionisti che di ciclismo se ne intendono parecchio. Attorno a Cherubini pedalano uomini come Paolo Bettini e Daniele Bennati (scusate se è poco!). Gente alla quale nessuno di noi potrebbe probabilmente spiegare neanche come in bici si affronta decentemente una delle centinaia di rotatorie disseminate sulla Statale 106.
Ma conoscere le strade non significa necessariamente conoscere quello che c’è dentro e attorno a quelle strade. Ed è proprio qui che il discorso cambia completamente. Si ribalta.
Da Trebisacce poteva iniziare un altro viaggio
Una volta arrivato sulla costa della Calabria del nord-est, allora, il JovaGiro aveva davanti una possibilità enorme. Non un percorso alternativo ma un racconto alternativo della Calabria straordinaria.
Scendere da Trebisacce verso Sibari avrebbe significato entrare fisicamente dentro uno dei luoghi che hanno costruito la storia del Mediterraneo. Sybaris. Un nome che non ha nemmeno bisogno di essere tradotto o spiegato e che da oltre duemila anni continua ad evocare ricchezza, civiltà, contaminazioni, commerci, cultura. E invece, quel luogo è stato solo "sfiorato".
Poi Corigliano-Rossano. E qui sarebbe bastato davvero poco per costruire una narrazione da brividi: dal Castello Ducale a Schiavonea e il suo borgo marinaro, da Rossano la bizantina e città del Codex Purpureus al il Patire per finire alla liquirizia. Non una sequenza da dépliant turistico – che è la cosa più inutile e squallida che potremmo fare – ma una strada capace di attraversare epoche diverse mantenendo sempre lo Jonio davanti agli occhi.
E poi? Poi si poteva salire.
Perché la parte forse più paradossale di tutta questa storia è che nessuno avrebbe dovuto togliere a Jovanotti la Sila e la Sila a Jovanotti. Da Paludi a Longobucco, passando per la Sila Greca e quindi l’altopiano. Mare e montagna. Magna Grecia e Bisanzio. La Piana e i boschi. Il riso e la patata. I borghi marinari e quelli dell’entroterra. Tutto dentro lo stesso viaggio.
Sarebbe stato, probabilmente, uno dei percorsi narrativamente più straordinari che si possano immaginare in Calabria. Davvero! Non necessariamente il più semplice da pedalare, ma certamente una traccia che qualcuno avrebbe potuto almeno mettere sul tavolo.
Tutto questo con la consapevolezza che una foto, un reel, una parola di Jovanotti davanti o con uno di questi patrimoni avrebbe fatto più attrattore di quanto ne fanno milioni di inutili campagne di promozione locale. E non a beneficio di un singolo ma della collettività, non a beneficio del sindaco (pro tempore) di un comune ma della Regione intera.
E allora ritorniamo sempre lì: chi ha deciso che il JovaGiro dovesse passare (e non passare) da lì?
È questa la parte più interessante dell’intera vicenda. Perché sarebbe facile prendercela con Jovanotti. Ed anche abbastanza stupido. Lui pedala. Ha una tabella di marcia, uno staff, appuntamenti, chilometri da macinare e un concerto gigantesco da preparare a Catanzaro. Il punto è capire chi parla con quello staff quando la carovana entra dentro una Regione.
Chi indica i territori? Chi segnala un luogo? Chi dice: guardate che passando cinque, dieci, venti chilometri più in là potete trasformare un trasferimento in uno spot mondiale!
Non lo sappiamo.
Ed è proprio questo che vorremmo sapere. Perché se è vero che un itinerario ciclistico viene costruito innanzitutto sulla base di esigenze sportive e logistiche, è altrettanto vero che il JovaGiro non è il Giro d’Italia. Non ci sono classifiche o maglie da conquistare né traguardi intermedi obbligatori. È un viaggio. E come ogni viaggio vive soprattutto del racconto che Jovanotti fa quotidianamente sui suoi canali e dell’enorme esposizione mediatica che ogni luogo attraversato riesce, anche solo per poche ore, ad ottenere.
Insomma, quella traccia è già marketing territoriale, volenti o nolenti.
E qualcuno, immaginiamo, deve essersi occupato di mettere in relazione la carovana con i territori. O forse no. Ed anche questo – se fosse così – sarebbe già una notizia.
Quel precedente con Calabria Film Commission
Perché poi c’è un dettaglio che rende la domanda ancora meno peregrina. Jovanotti in Calabria non è esattamente uno sconosciuto arrivato ieri.
Nel 2022 scelse Scilla e Gerace per girare il videoclip di Alla Salute. E quell’operazione fu realizzata con il sostegno della Calabria Film Commission e nell’ambito di Calabria Straordinaria, Assessorato al Turismo della Regione Calabria, all’epoca guidato da Fausto Orsomarso. Fu una vera operazione di promozione territoriale: un artista nazionale, una produzione video, due luoghi iconici e milioni di persone che attraverso quelle immagini vedevano la Calabria.
E quel filo non si è spezzato.
Quando lo scorso 18 marzo Jovanotti è tornato a Catanzaro per il sopralluogo alla Calabria Music Arena, dove sabato terrà il concerto, ad accoglierlo all’Università Magna Graecia c’era anche l’assessore regionale al Turismo Giovanni Calabrese. Fu la stessa Regione a presentare quell’appuntamento come un’occasione di «grande visibilità per la Calabria», ricordando espressamente anche il precedente rapporto con la Film Commission per Alla Salute.
Ora, sia chiarissimo: non abbiamo alcun elemento per sostenere che Calabria Film Commission abbia avuto un ruolo nella definizione del JovaGiro da Tursi a Catanzaro.
Nessuno.
E infatti non lo sosteniamo. Ma la domanda viene quasi naturale: possibile che nessuno della grande macchina regionale della promozione turistica abbia interloquito con chi doveva costruire quella traccia? Calabria Film Commission? Calabria Straordinaria? Il Dipartimento Turismo? Altri soggetti? Oppure nessuno?
Perché, paradossalmente, “nessuno” sarebbe forse la risposta più sorprendente di tutte. A meno che quel nessuno è lo stesso Nessuno di Ulisse che ingannò Polifemo e grazie a quella "furbata" proseguì, sano e salvo, il suo viaggio...