Vigilanza negli ospedali Asp, un anno dopo è ancora caos: lavoratori allo stremo e dubbi sull’elisoccorso
Dopo il cambio d’appalto del giugno 2025, gli addetti denunciano trasferimenti continui, turni fino a 16 ore e disparità di trattamento. Il caso più delicato riguarda l’attivazione notturna dell’elisuperficie, affidata – secondo la segnalazione – anche a personale non formato
CORIGLIANO-ROSSANO – Un anno dopo il cambio d’appalto, il problema non sembra essersi ricomposto. Anzi. Dalle postazioni di vigilanza armata degli ospedali dell’Asp di Cosenza arriva una nuova e pesante denuncia sulle condizioni nelle quali lavorerebbe parte del personale: trasferimenti da un presidio all’altro, turni che arriverebbero fino a 16 ore, riposi saltati, contestazioni salariali e, soprattutto, un interrogativo che supera ormai la sola vertenza occupazionale: chi garantisce che nei servizi più delicati, come quello collegato all’elisoccorso, sia sempre presente personale adeguatamente formato?
È questo il punto più grave contenuto nella ricostruzione che arriva dagli operatori a oltre dodici mesi dal passaggio di consegne avvenuto il 1° giugno 2025.
Non siamo, è bene precisarlo, davanti a fatti giudiziariamente accertati: si tratta di contestazioni e circostanze riferite dai lavoratori, sulle quali sarebbe necessario un chiarimento formale da parte della società affidataria e soprattutto dell’Asp di Cosenza, quale stazione appaltante.
Dal cambio d’appalto ai trasferimenti
Secondo la denuncia, già al momento del subentro sarebbero emerse criticità. I nuovi contratti, riferiscono i lavoratori, sarebbero stati sottoposti alla firma praticamente a ridosso dell’avvio del servizio. Nei documenti la sede di impiego sarebbe stata individuata genericamente nella «provincia di Cosenza – costa Ionica».
Una formulazione contestata fin dall’inizio perché, sostengono gli addetti, oggi consentirebbe continui spostamenti tra postazioni anche molto distanti.
La conseguenza denunciata è pesante soprattutto per chi dovrebbe raggiungere a proprie spese e con mezzi propri sedi diverse da quelle abitualmente presidiate, talvolta senza una precedente conoscenza specifica della struttura.
E proprio questi trasferimenti vengono percepiti da alcuni lavoratori come una forma di pressione nei confronti del personale considerato meno disponibile ad accettare determinate condizioni.
Turni fino a 16 ore e riposi saltati
Il secondo capitolo riguarda l’organizzazione del lavoro. Gli operatori segnalano forti disparità nella distribuzione dei turni: alcuni dipendenti sarebbero stabilmente collocati nelle fasce mattutine, mentre altri affronterebbero servizi di 12 e, in alcuni casi, persino 16 ore consecutive, anche all’interno di presidi considerati particolarmente delicati.
Vengono denunciati inoltre riposi settimanali saltati e differenze di trattamento che avrebbero alimentato un clima ormai molto teso.
Sul fronte economico, nella segnalazione si fa riferimento anche a anomalie che sarebbero state rilevate dall’Ispettorato del Lavoro e a buste paga che verrebbero recapitate in ritardo rispetto all’accredito degli stipendi.
Su quest’ultimo aspetto, in assenza della documentazione ispettiva, il dato resta necessariamente attribuito alla denuncia dei lavoratori.
Il punto più delicato: l’elisuperficie
Ma è un altro episodio a trasformare una vertenza lavorativa in una questione direttamente collegata alla sicurezza sanitaria.
Il 20 maggio 2025, pochi giorni prima del cambio d’appalto, l’Asp avrebbe organizzato e finanziato un percorso di formazione teorico-pratico per preparare alcuni addetti alle procedure necessarie per l’attivazione dell’elisuperficie in caso di emergenza.
Secondo quanto riferito, parte di quel personale successivamente sarebbe stata trasferita ad altre postazioni e sostituita anche da operatori privi della specifica formazione.
Una situazione che avrebbe già prodotto un episodio particolarmente critico.
Durante una richiesta notturna di attivazione urgente della pista per consentire l’arrivo dell’elisoccorso, raccontano i lavoratori, nella postazione non sarebbe stato presente personale formato per eseguire la procedura.
A risolvere l’emergenza sarebbe stato un collega qualificato, contattato telefonicamente mentre era fuori servizio, che si sarebbe recato da casa presso la struttura per consentire l’attivazione dell’elisuperficie.
Se questa ricostruzione venisse confermata, il problema sarebbe evidente. Non più soltanto l’organizzazione interna di un appalto, ma la continuità di una procedura collegata direttamente ad interventi sanitari tempo-dipendenti.
Quando la stanchezza diventa anche un problema di sicurezza
C’è poi un aspetto molto concreto, soprattutto lungo la fascia ionica cosentina.
Gli addetti pongono il problema dei lavoratori che, terminati turni particolarmente lunghi, sarebbero costretti a percorrere decine di chilometri per rientrare a casa, spesso lungo la Statale 106.
La denuncia utilizza toni durissimi e arriva a domandarsi se si debba attendere un incidente o l’impossibilità di garantire tempestivamente l’atterraggio di un elicottero prima che qualcuno intervenga.
Alcuni lavoratori, secondo quanto riferito, avrebbero già scelto la strada delle dimissioni volontarie.