Fine del commissariamento sanitario, Greco porta Palazzo Chigi davanti alla Commissione d’accesso
La consigliera regionale impugna il diniego parziale della Presidenza del Consiglio dei ministri: «Consegnata solo una parte del fascicolo. Quali condizioni, rilievi e vincoli accompagnano uscita Calabria da commissariamento»
REGGIO CALABRIA – La fine del commissariamento della sanità calabrese finisce adesso dentro una battaglia sulla trasparenza degli atti. La consigliera regionale Filomena Greco, esponente di Casa Riformista–Italia Viva e componente della Commissione Sanità, ha presentato ricorso alla Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi contro il diniego parziale opposto da Palazzo Chigi alla sua richiesta di acquisire l’intero fascicolo che ha accompagnato l’uscita della Calabria dal commissariamento.
Greco aveva chiesto la delibera del Consiglio dei ministri del 22 aprile e tutti gli atti propedeutici. Dalla Presidenza del Consiglio, però, sarebbero arrivati soltanto la deliberazione, la nota di trasmissione ai magistrati contabili e due attestazioni di seduta. Resterebbe fuori, secondo la consigliera, proprio la parte più consistente e decisiva della documentazione, con Palazzo Chigi che avrebbe motivato il diniego sostenendo che la richiesta fosse troppo estesa e generica.
«La genericità non regge: gli atti sono indicati nella stessa delibera»
È questo il punto che Greco contesta frontalmente. «La tesi della genericità non ha alcun fondamento giuridico», sostiene, osservando che elenco, protocolli e date dei documenti mancanti sarebbero riportati proprio nella delibera già trasmessa da Roma.
Tra gli atti non consegnati, secondo quanto ricostruito dalla consigliera, ci sarebbe anche la delibera n. 23 del 2026 della Corte dei conti sul “non luogo a pronuncia”, acquisita da Palazzo Chigi il 26 agosto ma non inoltrata nonostante una precedente richiesta di trasmissione automatica presentata il 21 agosto.
Greco ricostruisce anche un cambio di motivazione: a metà agosto, sostiene, il Governo avrebbe differito l’accesso in attesa delle valutazioni della magistratura contabile; una volta arrivata la delibera della Corte dei conti, sarebbe invece comparsa l’obiezione relativa all’eccessiva ampiezza dell’istanza.
Il sospetto politico: «Che cosa non ci stanno facendo vedere?»
Da qui l’affondo politico. «Abbiamo assistito a proclami trionfali sulla fine del commissariamento – afferma Greco – eppure oggi si vieta a una consigliera regionale di esaminare i documenti che hanno sancito questo passaggio».
La consigliera avanza quindi un sospetto, che resta una sua valutazione politica e non un fatto accertato: che dietro l’uscita dal commissariamento possano esserci condizioni, prescrizioni o criticità finanziarie non ancora rese pienamente conoscibili all’Assemblea regionale e all’opinione pubblica.
Le domande che pone sono nette: quali condizioni sono state imposte alla Calabria? Quali rilievi hanno sollevato i ministeri affiancanti? Quali osservazioni sono arrivate dalla Corte dei conti?
Ora chiede l’annullamento del diniego
Con il ricorso, Greco chiede quindi l’annullamento del diniego parziale e la consegna integrale di tutti i carteggi. «L’attività di vigilanza di un consigliere regionale non può essere elusa o trattata come un elemento di disturbo burocratico», afferma. E aggiunge: «Se l’operazione è limpida, le carte vengano esibite subito. Se invece i fascicoli nascondono prescrizioni severe o criticità finanziarie taciute all’opinione pubblica, è urgente che l’Assemblea legislativa ne sia informata».
La partita, quindi, non riguarda soltanto la forma dell’accesso agli atti. Riguarda il contenuto stesso della transizione dalla gestione commissariale alla gestione ordinaria della sanità calabrese.
E la domanda che Greco mette ora sul tavolo è semplice: se la fine del commissariamento è davvero una pagina chiusa, perché non rendere visibili tutte le carte che l’hanno chiusa?