Cinghiali, risarcimenti e agricoltori esasperati. Futuro Nazionale: «La Regione li ha abbandonati»
Da Castrovillari l’affondo sulla gestione dei danni provocati dalla fauna selvatica: contestati tempi, costi delle perizie e proposte transattive. Il movimento rilancia l’idea di un Fondo Sovrano per agricoltura ed emergenze
CASTROVILLARI - Un raccolto distrutto dai cinghiali può significare perdere in poche ore mesi di lavoro. Ma se al danno nei campi si aggiungono anni di attesa, costi da anticipare e risarcimenti ritenuti insufficienti, per un’azienda agricola il problema rischia di diventare insostenibile. È su questo fronte che Futuro Nazionale Castrovillari apre un duro scontro politico con la Regione Calabria, accusandola di aver lasciato solo il mondo agricolo.
Una denuncia che parte dal Pollino ma intercetta una questione particolarmente sentita anche nella Sibaritide e nelle aree interne, dove la presenza dei cinghiali e della fauna selvatica continua a rappresentare una delle maggiori preoccupazioni per aziende e coltivatori.
«Il settore agricolo calabrese non è soltanto un comparto produttivo, è la colonna vertebrale della nostra terra», sostiene il movimento, che rimarca il peso dell’agricoltura nelle economie locali e parla di un sistema che, invece di tutelare chi lavora nei campi, finirebbe per sottoporlo a un percorso burocratico lungo e costoso.
Il punto più pesante della denuncia riguarda proprio la gestione delle richieste di ristoro per i danni causati dalla fauna selvatica. Secondo quanto riferisce Futuro Nazionale, dopo la denuncia del danno l’agricoltore sarebbe chiamato a produrre la documentazione, mettere in sicurezza il terreno e avviare formalmente la richiesta di risarcimento. Da quel momento, sostiene il movimento, comincerebbe però un iter fatto di perizie, anticipazioni economiche e attese che potrebbero arrivare a superare i tre anni.
Nel documento si parla, in particolare, di circa 250 euro per le perizie che sarebbero a carico dell’agricoltore. Futuro Nazionale contesta inoltre il ricorso, dopo lunghe attese, a proposte transattive che – secondo quanto denunciato dal movimento – arriverebbero a riconoscere soltanto una quota compresa tra il 20 e il 30% del danno.
Numeri e modalità sui quali il movimento chiede, di fatto, di accendere i riflettori e che rappresentano il cuore dell’accusa politica rivolta alla Regione. «Chi lavora la terra non può permettersi di aspettare tre anni – sostiene Futuro Nazionale –. Non può permettersi di rinunciare al 70% di un risarcimento che ritiene gli spetti e non può pagare perizie, avvocati e ricorsi».
Un quadro che, secondo il movimento, diventa ancora più pesante se inserito nella situazione complessiva attraversata dalle aziende agricole, alle prese con l’aumento dei costi di produzione e del carburante.
I toni della nota diventano particolarmente duri quando Futuro Nazionale accusa la politica regionale di essere «più attenta a cerimonie, passerelle, nomine e favoritismi che alle emergenze reali che devastano i campi» e invoca «procedure rapide, gratuite e trasparenti». Si tratta di valutazioni e accuse politiche del movimento, che non vengono accompagnate nella nota da indicazioni su specifici episodi o responsabilità individuali.
Alla contestazione si affianca una proposta. Futuro Nazionale rilancia infatti l’istituzione di un Fondo Sovrano dedicato agli investimenti agricoli e alle emergenze congiunturali, indicando tra queste anche l’aumento dei costi del carburante.
L’obiettivo è creare uno strumento strutturale che possa intervenire nei momenti di maggiore difficoltà del comparto, evitando che aziende già esposte alle oscillazioni dei mercati e agli eventi climatici debbano sopportare anche i tempi lunghi della macchina amministrativa.
«Siamo dalla parte degli agricoltori, di chi non ha voce e di chi è stato lasciato solo», conclude Futuro Nazionale Castrovillari, annunciando che continuerà a denunciare le criticità che ritiene penalizzino il settore.