Caporalato nella Sibaritide, ora serve il coraggio di denunciare
Guerrieri (Spazio Pubblico) lancia un appello alla comunità invitandola a rompere il muro dell'omertà
CASSANO JONIO - «Un quadro allarmante e disumano che fa letteralmente rabbrividire». Così Michele Guerrieri, a nome dell'associazione e movimento d'opinione Spazio Pubblico, commenta gli esiti della vasta operazione giudiziaria condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Catanzaro, che ha portato all'esecuzione di numerosi fermi per caporalato, riduzione in schiavitù e sfruttamento del lavoro nei campi della Sibaritide.
L'inchiesta, che ha svelato una fitta rete criminale dedita al condizionamento della vita e del lavoro di decine di braccianti stranieri, ripropone in tutta la sua drammaticità il tema della tutela dei diritti umani e della dignità lavorativa nel territorio.
Da parte del referente di Spazio Pubblico arriva una ferma condanna del fenomeno e un convinto apprezzamento per il lavoro portato avanti dagli organi inquirenti con un vivo ringraziamento rivolto alla Magistratura e alle Forze dell'Ordine per l'impegno costante e la determinazione nel perseguire reati che negano le libertà fondamentali della persona.
Non manca lo sconcerto di fronte alla persistenza di forme moderne di schiavitù che calpestano la dignità di uomini e donne giunti sul territorio in cerca di un futuro migliore.
Si avverte quindi la necessità improcrastinabile che cittadini, residenti e gli stessi lavoratori immigrati trovino la forza e le garanzie necessarie per denunciare gli aguzzini.
«Assistere nel 2026 a episodi di questo tipo fa letteralmente rabbrividire: schiavizzare uomini e donne è qualcosa di inquietante e disumano. La dignità e i diritti dei lavoratori non possono più essere calpestati. Da Spazio Pubblico va un plauso alle forze dell'ordine e alla magistratura per il lavoro svolto, con la consapevolezza che i cittadini e gli stessi immigrati dovrebbero finalmente trovare il coraggio di denunciare, così da sradicare definitivamente questa forma di schiavitù che nega la libertà delle persone».