Clementine della Sibaritide, produrle costa una tombola: mille euro in più per una cisterna di gasolio
Due fatture, stessa azienda e stessi 4mila litri: in meno di due mesi il costo del carburante è salito da 4.386 a 5.376 euro. E mentre energia, concimi e mezzi rincarano, il prezzo riconosciuto ai produttori non segue la stessa corsa
CORIGLIANO-ROSSANO – Due fatture. Stessa azienda agricola, stesso fornitore, stessa quantità di gasolio: 4mila litri. Cambia soltanto la data. E il conto.
L’8 luglio la fornitura viene fatturata a 0,997 euro al litro, per 3.988 euro più Iva: totale 4.386,80 euro. Il 31 agosto gli stessi 4mila litri costano 1,222 euro al litro: 4.888 euro più Iva, totale 5.376,80 euro.
La differenza è di 990 euro su un solo rifornimento. Praticamente mille euro in più in meno di due mesi. Un aumento del 22,6%. Ed è da queste due fatture, arrivate alla nostra redazione da un’impresa del territorio, che vogliamo aprire un caso. Perché dietro quei 990 euro c’è una domanda molto meno banale di quanto sembri: quanto dovrebbe costare davvero un chilo di clementine perché chi lo produce possa continuare a farlo?
Il problema non riguarda una sola fattura
Naturalmente due documenti non possono rappresentare da soli l’intero mercato nazionale del gasolio agricolo. Ma il fenomeno che fotografano trova riscontro nei dati ufficiali.
Già nel monitoraggio presentato il 22 luglio al Ministero delle Imprese, ISMEA rilevava per il gasolio agricolo prezzi di 1,21 euro al litro sulla piazza di Milano e 1,20 a Foggia, con aumenti rispettivamente del 19,7% e del 25,2% rispetto all’anno precedente. Lo stesso rapporto segnalava un quadro ancora più pesante: a giugno i costi dei mezzi di produzione agricoli erano cresciuti del 4,5% su base annua, mentre i prezzi dei prodotti agricoli all’origine erano diminuiti dell’8,7%. La cosiddetta ragione di scambio per gli agricoltori risultava peggiorata del 12,7%.
Insomma, per produrre si spende di più, ma ciò che si produce può valere meno. Ed è questa forbice, molto più del singolo rincaro, che rischia di diventare insostenibile.
Il gasolio è solo il primo conto
In un’agricoltura come quella della Sibaritide, fortemente meccanizzata e dove irrigazione, trattamenti, raccolta e movimentazione richiedono continuamente mezzi e carburante, 990 euro in più su una sola cisterna non rimangono confinati alla voce “gasolio”. Si sommano a energia elettrica, fertilizzanti, fitofarmaci, manutenzioni, ricambi, manodopera e acqua.
Lo stesso monitoraggio ISMEA mostrava a luglio rincari rispetto all’anno precedente del 12,8% per il concime complesso 15-15-15, del 21,4% per il solfato di rame e addirittura del 44,4% per lo zolfo puro doppio ventilato.
E mentre aumentavano alcuni dei fattori necessari a produrre, proprio in provincia di Cosenza ISMEA rilevava, ad esempio, il prezzo delle pesche a 0,60 euro al chilo all’origine, con il 33,3% in meno rispetto all’anno precedente, e melanzane con flessioni fino al 20%.
Qui sta il cortocircuito. Il Governo, infatti, ha riconosciuto ufficialmente l’esistenza di un «aumento eccezionale» del prezzo del gasolio e della benzina per le imprese agricole, introducendo nel 2026 un credito d’imposta fino al 20% della spesa sostenuta. Ma quella specifica misura riguarda gli acquisti di carburante effettuati nel mese di marzo 2026, per uno stanziamento complessivo di 30 milioni di euro.
Le fatture che abbiamo davanti raccontano invece quello che sta succedendo tra luglio e agosto. Pertanto, se la pressione sui costi dovesse continuare, quali strumenti accompagneranno le aziende anche nella seconda parte dell’anno?
Non a caso il Mimit ha riunito nuovamente ad agosto la Commissione di allerta rapida proprio per monitorare prodotti petroliferi, carburanti e conseguenze sull’inflazione. Perché l’agricoltore non può decidere liberamente di trasferire quei mille euro sul prezzo finale. Tra produzione, intermediari, trasformazione e grande distribuzione, il prezzo riconosciuto all’origine segue dinamiche spesso completamente diverse da quelle dei costi sostenuti dall’impresa.
Ed è così che nasce il paradosso: al trattore il gasolio aumenta del 22%, ma nessuno garantisce che l’arancia prodotta con quel trattore valga il 22% in più. Anzi, i dati ISMEA ci dicono che nel complesso, mentre i costi salivano, i prezzi agricoli all’origine stavano scendendo.
È da qui che vogliamo partire con questa piccola inchiesta. Capire quanto stanno realmente aumentando i costi delle aziende agricole della Calabria del nord-est, quanto incidono gasolio, energia, concimi e irrigazione e soprattutto quale margine rimane al produttore dopo aver pagato tutto.
Perché il dilemma del costo di un chilogrammo di clementine non riguarda soltanto gli agricoltori. Tutt'altro. Riguarda tutti noi. Perché se produrre quel chilo non conviene più, prima o poi quel chilo semplicemente non verrà più prodotto qui.