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Non basta rifare una piazza per rigenerare una città

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Negli ultimi anni abbiamo riscoperto il valore dello spazio pubblico come infrastruttura centrale della vita collettiva, in contrapposizione agli esiti spesso devastanti di decenni di espansione urbana fondata sulla quantità più che sulla qualità. Le piazze storiche italiane restano un riferimento stabile: luoghi vivi di incontro, identità e socialità. Ben diverso è invece il destino di molte piazze contemporanee, nate negli ultimi ventanni con lobiettivo dichiarato di rigenerare tessuti urbani degradati e periferici.

Nel Mezzogiorno, e in Calabria in particolare, questa stagione della rigenerazione urbana è arrivata tardi e spesso in modo confuso, nonostante ingenti investimenti pubblici e comunitari e una produzione normativa frammentaria e poco efficace. Salvo poche eccezioni, i risultati sono deludenti: molti nuovi spazi pubblici, spesso carenti sul piano progettuale e delle competenze, risultano oggi degradati, sottoutilizzati o incapaci di produrre una reale trasformazione sociale e urbana. Si tratta di evidenze che emergono anche da attività di monitoraggio condotte nel tempo in ambito universitario e di ricerca, attraverso osservatori sulle trasformazioni urbane e centri di analisi dedicati.

Il nodo non è soltanto tecnico-progettuale, ma profondamente culturale e amministrativo. Rigenerare non significa ridisegnare una piazza in termini formali, ma costruire nuovi valori urbani fondati su bellezza, decoro, cura, coesione sociale e qualità dello spazio pubblico. Significa soprattutto restituire centralità alle persone e non allautomobile, ma anche superare la logica del progetto calato dallalto”, affidato come soluzione autosufficiente al progettista, spesso in assenza di una committenza pubblica realmente consapevole, capace di guidare e verificare gli esiti delle trasformazioni.

Le esperienze più recenti in Calabria, dai capoluoghi ai centri minori, mostrano invece un quadro ricorrente: interventi costati milioni di euro che generano spazi privi di identità, non adottati dalla cittadinanza, poco vissuti e spesso privi di manutenzione. A ciò si sommano conflitti irrisolti tra funzioni commerciali, viabilità e spazio pubblico, esito di progettazioni frammentate e prive di visione unitaria. In questo scenario, la promessa della rigenerazione rischia di trasformarsi in una nuova stagione di desolazione urbana.

Un caso emblematico, recentissimo, è quello di Piazza Vittorio Emanuele a Castrovillari, dove un investimento di circa 1,5 milioni di euro si è tradotto in un grande spazio prevalentemente pavimentato, con arredi standardizzati e una debole identità paesaggistica. Lesito è un luogo oggi poco frequentato e non riconosciuto come spazio urbano significativo. Tra le criticità più evidenti emerge anche lassenza di una strategia climatica e ambientale: la forte impermeabilizzazione dei suoli e la riduzione del verde contribuiscono ad accentuare leffetto isola di calore e a peggiorare la gestione delle acque meteoriche, con ricadute potenzialmente critiche sullassetto idrogeologico urbano. Una lettura storica del luogo avrebbe suggerito, al contrario, la reintroduzione di ampie aree verdi, superfici permeabili e un disegno paesaggistico contemporaneo capace di coniugare memoria e innovazione.

Altre esperienze di analogo fallimento sono rintracciabili a Cosenza, nel caso ormai emblematico di Piazza Bilotti, enorme spazio minerale difficilmente vivibile soprattutto nei mesi estivi, o ancora ad Acri, dove la stessa cura” rigenerativa, intrecciata ai processi di impoverimento sociale e desertificazione urbana, ha prodotto piazze svuotate della loro storica funzione pubblica. Luoghi che un tempo erano naturalmente abitati e attraversati dalle comunità locali appaiono oggi incapaci di generare relazioni, permanenza, identità.

È qui che emerge con evidenza il vero fallimento della cosiddetta rigenerazione urbana praticata negli ultimi anni: aver ridotto il progetto dello spazio pubblico a un esercizio edilizio, estetico o amministrativo, dimenticando che le città non si rigenerano attraverso nuove pavimentazioni, arredi seriali o operazioni di maquillage urbano. Le città si rigenerano soltanto quando tornano a produrre appartenenza, relazioni sociali, cultura urbana, qualità ecologica e visione collettiva.

Occorre allora abbandonare definitivamente la stagione delle opere pubbliche autoreferenziali e delle piazze concepite come vuoti monumentali, per aprire una nuova fase fondata sullascolto delle comunità, sulla competenza multidisciplinare, sulla cultura del paesaggio e sulla necessità di ricostruire un rapporto equilibrato tra natura, spazio urbano e vita sociale. Rigenerare dovrà significare soprattutto questo: restituire alle città, a quelle del Sud soprattutto, non soltanto nuovi spazi, ma nuove ragioni per essere vissute e tornare ad essere abitate.

di Giuseppe Scaglione - Architetto e docente

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.