Cassano brucia ancora, rabbia sul Monte: «Siamo stanchi, ogni estate la stessa storia»
Le fiamme sarebbero partite nel primo pomeriggio di ieri tra Parapugna e il costone sotto la Madonnina. Vigili del Fuoco a lavoro per ore. Nella memoria resta la morte dell’uomo che due anni fa perse la vita tentando di spegnere un rogo
CASSANO JONIO - A Cassano il fuoco, quello che ormai stagionalmente distrugge ettari di terreno e mette in pericolo cittadini è diventato paura, rabbia, memoria. È il ricordo ancora vivo di quell’uomo che due anni fa, nella zona della Madonna della Catena, perse la vita mentre provava a domare da solo le fiamme. Ed è, oggi, l’esasperazione di una comunità che si sente ostaggio di incendi che tornano, stagione dopo stagione, sempre sugli stessi versanti.
L’ultimo rogo ha interessato proprio ieri il Monte di Cassano ed è durato diverse ore. Secondo le prime testimonianze raccolte sul posto, le fiamme sarebbero state visibili già nel primo pomeriggio nella zona nord dell'area, probabilmente dalle pendici di contrada Parapugna, area marginale del territorio cassanese.
Da lì il fuoco avrebbe camminato lungo il costone, spingendosi fino alla zona sottostante la Madonnina, nei pressi della cappella sul Monte. Un fronte lungo, difficile, che nella notte ha continuato a preoccupare residenti e volontari.
Sul posto hanno operato i Vigili del Fuoco dei distaccamenti di Corigliano-Rossano e Castrovillari, insieme alla Protezione civile. Questa mattina, intorno alle 7.30, alcuni focolai erano ancora visibili, ma la situazione appariva ormai sotto controllo grazie al lavoro delle squadre impegnate per tutta la notte.
«Il fuoco lo vedevo già dal primo pomeriggio – racconta un residente –. È partito da sopra, poi ha girato tutto il costone. Ha camminato parecchio. Stamattina c’erano ancora fiamme, ma sembrava tutto più controllato».
Il problema, però, va oltre l’ultimo incendio. A Cassano cresce un sentimento di forte repulsione verso questi episodi. Non si parla più soltanto di paura, ma di stanchezza. Di una comunità che non ne può più. «Ogni anno è la stessa storia – dice un cittadino –. Sempre nella località Monte di Cassano, sempre più focolai, sempre la stessa angoscia. Qui la gente è stanca. Non possiamo vivere l’estate guardando il monte che brucia».
C’è chi ricorda di aver già denunciato personalmente episodi simili negli anni scorsi. «Io sono andato anche in caserma, ho firmato una denuncia – racconta un altro cassanese –. Perché purtroppo c’è qualcuno che si diverte a fare questa cosa. Non è più sopportabile».
La rabbia si mescola al senso di impotenza. Perché nonostante controlli, segnalazioni, discussioni e strumenti annunciati, il fuoco continua a tornare. Anche i sistemi di monitoraggio, compresi i droni, vengono guardati con speranza ma anche con scetticismo da chi vive il territorio.
«Magari funzionassero davvero – dice ancora un residente –. Ma se ogni anno ci ritroviamo così, vuol dire che qualcosa non sta producendo l’effetto sperato. Qui non si tratta di fare polemica: si tratta di salvare il monte e la sicurezza delle persone».
Il monte di Cassano non è un’area qualunque. È paesaggio, identità, memoria religiosa e civile. È il profilo che accompagna la città, il luogo della devozione, il riferimento visivo di intere generazioni. Vederlo bruciare, ancora una volta, significa colpire un pezzo della comunità.
Servono prevenzione, controllo, manutenzione, vigilanza, presidio del territorio. Ma serve anche una risposta netta verso chi, eventualmente, appicca il fuoco o alimenta comportamenti criminali e irresponsabili. A Cassano la gente non ha solo paura degli incendi. È arrabbiata. E la misura, dopo anni di roghi e tragedie sfiorate o già vissute, sembra ormai colma.