Tribunale di Corigliano-Rossano, Uva chiama a sostegno i comuni della Sibaritide
L’iniziativa del consigliere provinciale, annunciata a Palazzo Madama e assegnata alla 2ª Commissione, si innesta nel percorso parlamentare già avviato sulla riapertura del presidio giudiziario
Non parte da zero, e proprio per questo pesa di più. La petizione per la riapertura del Tribunale di Corigliano-Rossano, presentata da Antonio Uva, consigliere comunale di Corigliano-Rossano e consigliere provinciale di Cosenza, arriva in Senato mentre alla 2ª Commissione permanente Giustizia è già aperto un dossier sul ripristino del presidio giudiziario soppresso.
La petizione è stata annunciata all’Assemblea di Palazzo Madama nella seduta n. 437 del 15 luglio 2026, ha ricevuto il numero 1874 ed è stata assegnata proprio alla Commissione Giustizia, la stessa sede parlamentare nella quale si sta già discutendo il tema della revisione della geografia giudiziaria e della riapertura del Tribunale di Rossano, oggi da inquadrare correttamente come Tribunale di Corigliano-Rossano.
La scheda ufficiale del Senato conferma l’oggetto dell’iniziativa: richiesta di disposizioni urgenti per prevedere la riapertura del Tribunale di Corigliano-Rossano nell’ambito del procedimento di revisione della geografia giudiziaria.
Il valore politico-istituzionale della petizione, dunque, non è quello di aprire una nuova strada parallela, ma di rafforzare un fascicolo già esistente, aggiungendo ulteriore documentazione, pressione territoriale e legittimazione istituzionale a una vertenza che il territorio porta avanti da anni.
L’iniziativa è stata proposta ai sensi dell’articolo 50 della Costituzione, che riconosce ai cittadini il diritto di rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o rappresentare comuni necessità. Nel documento vengono richiamati anche gli articoli 140 e 141 del Regolamento del Senato, che disciplinano l’esame delle petizioni parlamentari.
Nella petizione si ricorda che il Tribunale di Rossano fu soppresso in attuazione del decreto legislativo 155 del 2012, nell’ambito della riforma della geografia giudiziaria entrata in vigore nel 2013. Ma si sottolinea anche un elemento decisivo: alla data della soppressione Corigliano Calabro e Rossano erano ancora due Comuni distinti, mentre dal 31 marzo 2018 esiste il Comune unico di Corigliano-Rossano, oggi secondo Comune della provincia di Cosenza per popolazione e tra i principali centri urbani della Calabria.
Il documento insiste poi sul bacino della Sibaritide e dell’Alto Ionio cosentino, area vasta e strategica con oltre 150mila abitanti, caratterizzata da attività agricole, commerciali, turistiche, portuali e produttive. Una realtà territoriale che, secondo la petizione, necessita di un servizio giustizia vicino, efficiente e adeguato alle proprie esigenze.
Tra gli elementi concreti portati a sostegno della richiesta c’è la disponibilità dell’immobile già destinato a ospitare il Tribunale. La struttura viene indicata come disponibile, funzionale, dotata delle necessarie certificazioni di sicurezza e agibilità e ritenuta idonea al ripristino dell’attività giudiziaria. Un fattore che, secondo i promotori, consentirebbe di ridurre tempi e costi di riattivazione.
Altro punto centrale riguarda la disponibilità della Regione Calabria a sostenere le spese di gestione, manutenzione, custodia e vigilanza della struttura, lasciando a carico dello Stato gli oneri relativi a magistrati, personale amministrativo e polizia giudiziaria. Anche questo passaggio viene indicato come elemento favorevole alla sostenibilità economica dell’operazione.
La petizione è stata trasmessa al Senato con una serie di atti a supporto, tra cui la mozione approvata all’unanimità dal Consiglio provinciale di Cosenza per la riapertura del Tribunale e le deliberazioni della Regione Calabria del 2022 sul ripristino delle funzioni giudiziarie delle sedi soppresse.
Uva sottolinea che questo passaggio si aggiunge al lavoro parlamentare già avviato dal senatore Ernesto Rapani, al quale riconosce «il merito per l’impegno costante e concreto» sulla riapertura del Tribunale. Rapani ha presentato un disegno di legge dedicato al ripristino del presidio giudiziario, oggi parte del confronto istituzionale in corso.
La petizione, quindi, diventa un ulteriore tassello dentro un percorso già incardinato. Serve a mantenere alta l’attenzione, a rafforzare il dossier parlamentare e a portare nella sede della Commissione Giustizia anche il peso formale degli atti territoriali già prodotti.
Ora, secondo Uva, la battaglia deve diventare patrimonio dell’intero comprensorio. «I circa 50 Comuni interessati devono assumere una posizione chiara e determinata, approvando nei rispettivi Consigli comunali un documento a sostegno della riapertura del Tribunale di Corigliano-Rossano».
L’obiettivo è costruire una pressione istituzionale ampia, capace di rappresentare un territorio di circa 200mila abitanti e di arrivare a Roma con la voce dei sindaci, delle amministrazioni locali e delle comunità coinvolte.
«La riapertura del Tribunale di Corigliano-Rossano – sostiene Uva – non è una richiesta di parte, ma una battaglia di legalità, giustizia e tutela dei diritti dei cittadini».
Il punto politico, adesso, è chiaro: il dossier esiste, la Commissione Giustizia del Senato è già investita della questione, il territorio ha prodotto atti, la Regione ha manifestato disponibilità sugli oneri logistici, l’immobile viene indicato come immediatamente utilizzabile. La petizione n. 1874 non apre il fascicolo: lo rafforza. E rimette al centro una domanda che la Sibaritide pone da anni allo Stato: restituire a Corigliano-Rossano il suo Tribunale.