Nasce a Crotone il Patto per lo Jonio, ma senza Statale 106 lo sviluppo resta a metà
Buona l’idea di un fronte istituzionale comune sulla mobilità ionica, dai treni all’aeroporto. Ma la proposta sembra lasciare sullo sfondo l’asse decisivo per collegare davvero Sibaritide e Crotonese: la strada
CROTONE - Nella città pitagorica, a 100 km a sud di Sibari, nasce il “Patto per lo Jonio”, iniziativa promossa dal Consiglio comunale su proposta del presidente dell’assise Antonio Megna, con l’obiettivo di costruire una voce unitaria dei Comuni della fascia jonica calabrese sui temi della mobilità, dei trasporti e dello sviluppo.
La riapertura della tratta ferroviaria Crotone-Sibari viene indicata come un punto di partenza per aprire una fase nuova, superando le richieste isolate del passato e provando a mettere insieme istituzioni, territori e priorità comuni.
L’idea, in sé, è positiva. Soprattutto perché arriva da una città, Crotone, che sembra aver compreso un dato ormai evidente: senza un bacino d’utenza più ampio, che guardi soprattutto alla Sibaritide e all’Alto Jonio, parlare di prospettiva aeroportuale diventa complicato. L’aeroporto di Crotone, per avere futuro, non può più ragionare soltanto dentro i confini provinciali.
Nel documento rilanciato sulla pagina istituzionale del Comune si parla di un piano straordinario di investimenti sulla Ferrovia jonica, di collegamenti diretti con Roma e il Nord Italia, di potenziamento dei servizi Intercity e Regionali, di integrazione tra ferrovia, aeroporto di Crotone e porti di Crotone e Corigliano, oltre che della possibile istituzione di una Conferenza permanente dei presidenti dei Consigli comunali e dei sindaci della fascia ionica.
È un’impostazione che prova a dare dignità politica a un tema che per anni è rimasto frammentato. Ed è anche il segno che le distanze tra Sibaritide e Crotonese non sono soltanto chilometriche, ma soprattutto di tempi, priorità, collegamenti reali e percezione dei bisogni.
Eppure, proprio in questa cornice, colpisce un’assenza: la Statale 106. Perché se è vero che la ferrovia è una questione strategica, è altrettanto vero che l’ammodernamento della SS106 a sud di Corigliano-Rossano resta l’opera di connessione decisiva per il versante orientale della Calabria. È da quella strada che passa una quota fondamentale della mobilità quotidiana, turistica, produttiva e commerciale.
Non è un dettaglio. È sulla strada che viaggiano le merci, i prodotti dell’agroalimentare di qualità, il manifatturiero, la logistica diffusa, gli spostamenti rapidi tra territori che oggi continuano a restare vicini sulla carta e lontanissimi nella realtà.
Senza una 106 moderna, sicura e finalmente continua, anche il migliore patto istituzionale rischia di poggiare su una gamba sola. La ferrovia serve, certo. I collegamenti con Roma e il Nord sono indispensabili. L’intermodalità con aeroporto e porti è una prospettiva corretta. Ma se tra Crotone, Cariati, Sibari e Corigliano-Rossano continuano a pesare tempi di percorrenza incompatibili con qualsiasi idea di sviluppo, il sistema resta incompleto. E tutto il resto della discussione rischia di diventare superfluo.
C’è poi un altro punto che meriterebbe di entrare nella vertenza: la lunetta di Sibari, o bretella ferroviaria, opera accessoria ma strategica soprattutto per il Crotonese. Una connessione capace di rendere più fluida la “discesa” dei treni lungo la dorsale ionica, una volta conclusa la lunga fase dei lavori di civilizzazione della linea.
Il Patto per lo Jonio, dunque, è una buona notizia. Lo è perché prova a costruire un fronte, perché riconosce che la costa orientale ha bisogno di parlare con una voce più forte e perché mette sul tavolo il tema della mobilità come motore di sviluppo, occupazione, turismo e nuove opportunità.
Resta però la sensazione che arrivi tardi. O comunque dopo anni in cui molte scelte avrebbero avuto bisogno di maggiore tempestività, più coraggio istituzionale e una visione meno chiusa nei confini amministrativi.
Ora la sfida sarà capire se il Patto diventerà davvero uno strumento operativo o se resterà un contenitore di buone intenzioni. Perché lo Jonio non ha bisogno soltanto di appelli, ma di priorità chiare: ferrovia, aeroporto, porti, sì. Ma anche, e forse prima di tutto, una Strada degna di questo nome. Senza strada, il patto rischia di restare un contenitore vuoto, propagandistico e non risolverà il problema. Con la strada, invece, potrebbe diventare finalmente una strategia.