Corigliano-Rossano deve cambiare nome
La provocazione di Domenico Mazza per superare "l'aberrazione del trattino"
CORIGLIANO-ROSSANO – Una nuova realtà amministrativa non può continuare a vivere sotto lo pseudonimo di due comuni estinti. A sollevare una profonda e stimolante riflessione sul futuro identitario e istituzionale della terza città della Calabria è Domenico Mazza, il quale analizza senza filtri i limiti culturali e burocratici che, a distanza di otto anni dal referendum, continuano a tenere parzialmente incompiuto il processo di fusione.
Per Mazza, il cammino della città non può dirsi pienamente realizzato senza un vero e proprio "battesimo" toponomastico.
L'aberrazione del nome composto: «Il trattino separa, non fonde»
Secondo l'analisi di Mazza, l'errore originario risiede nell'aver affidato la rappresentazione di una grande e nuova città a una formula binaria. L'accostamento dei due vecchi nomi uniti da un trattino viene definito una vera e propria «aberrazione», una scelta che assomiglia «più a un treno merci che alla genesi di una delle prime cento città italiane».
Questo ibrido linguistico produce quotidianamente una frammentazione: la stampa lo taglia, la popolazione continua a preferire l'uno o l'altro campanile e persino la classe politica locale parla spesso dei due centri come entità separate.
«Il trattino non fonde. Separa», incalza Mazza. «Tiene in vita, ogni giorno, la dualità che la fusione avrebbe dovuto superare. Persistere in questo errore significa alimentare battaglie sociali fratricide ogni volta che si tenta di fare un investimento, trasformando ogni opera pubblica in una presunta sottrazione a danno di un centro e a favore dell'altro».
Il precedente storico di Lamezia Terme
A sostegno della sua tesi, Mazza cita un precedente calabrese di successo: la nascita di Lamezia Terme, sorta quasi sessant'anni fa dall'unione di Nicastro, Sambiase e Sant'Eufemia. In quel caso la classe dirigente dell'epoca non lasciò la città sospesa in un limbo anagrafico, ma scelse subito un nome di sintesi geografica derivato dal fiume Lamatos. Oggi, pur restando intatto il ricordo storico dei vecchi municipi, i residenti si sentono a tutti gli effetti "lametini". Un sentire comune che a Corigliano-Rossano non ha potuto nemmeno iniziare a formarsi proprio a causa della mancanza di un'unica denominazione condivisa.
Le opzioni storiche e geografiche per il territorio jonico d'altronde non mancano, data la collocazione baricentrica nella Piana di Sibari e le radici storiche nella Magna Graecia. Tra le ipotesi suggerite figurano richiami all'antichità come Sybaris, Thurium o Jonia, oppure una formula di amalgama sillabico come Coros (unione delle prime lettere di Corigliano e Rossano).
La proposta: un referendum per scegliere il nome
L'occasione perfetta per compiere questo passo è offerta dall'attività avviata in questo periodo dall'Amministrazione comunale, che ha finalmente deciso di mettere mano alla toponomastica cittadina e alla razionalizzazione dello stradario per eliminare i doppi indirizzi tra le due circoscrizioni.
Secondo Mazza, il giusto coronamento a questa operazione di pulizia burocratica sarebbe proprio la scelta del nome definitivo. Il compito di guidare il percorso spetta alla classe dirigente, che dovrebbe studiare una rosa di opzioni da sottoporre direttamente ai cittadini attraverso un quesito referendario.
Fondersi è essenza, non somma
Mazza conclude ricordando il significato profondo della parola "fusione", mutuata dalle fonderie dove elementi diversi si uniscono ad altissime temperature per dare vita a una lega nuova, con caratteristiche superiori e differenti dai singoli componenti.
«La fusione è forza. È molto più di una semplice somma algebrica. È essenza, è spirito nuovo. Chi continua a non comprenderlo rischia di sciupare la più grande occasione che la storia ci abbia mai consegnato. Resta un solo atto da compiere: darlegli un nome».