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Quel giorno in cui decisero che la Calabria del nord-est doveva crederci davvero

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Ricordo ancora le risatine, gli occhi storti, le frasi taglienti. Tanto non si farà mai, È solo propaganda, I soldi non ci sono. E invece eccoci qui. A raccontare un pezzo di storia di questo territorio scritto – a dire la verità – con il contributo di pochi di questo territorio e con l’impegno decisivo di chi questo territorio lo vede da lontano o vive solo come ospite.

Siamo, ormai, davanti a un fatto e non più un annuncio. Davanti all’apertura della fase operativa di un’opera da 1,2 miliardi di euro, un investimento dello Stato che — per una volta — si concentrerà quasi interamente su Corigliano-Rossano, sulla città fusa, su quel territorio che di questa opportunità, dettata dalla nascita di una nuova grande città, non ha saputo ancora farne tesoro.

Altro che menate. Oggi, questa è storia.

Non c’era niente, all’inizio. Prima di quell’aprile 2021. Solo parole, illusioni, un tracciato irrealizzabile e un territorio che, come sempre, riusciva a dividersi anche davanti all’evidenza.

Abbiamo assistito a sceneggiate degne del teatro dell’assurdo: associazioni che irrompevano con dubbie obiezioni, pseudo-esperti che pontificavano facendosi scudo dietro al dolore, falsi profeti che facevano della tragedia altrui un trampolino di visibilità. Tutti pronti a dire “no” a tutto, a smontare ogni tentativo, a mettere bandiere sulla disperazione invece di pretendere soluzioni.

Si è perso tempo, tanto tempo. Troppo. E nonostante tutto siamo arrivati a questo punto. Se oggi questa strada esiste, se finalmente si aprono i cantieri di una nuova 106 moderna, veloce e sicura, è solo perché qualcuno, a un certo punto, ha deciso di fare quello che la Calabria del nord-est e Corigliano-Rossano non fanno, praticamente, mai: decidere.

Chi ha avuto il coraggio di farlo

Oggi la Sibari-Coserie, il collegamento autostradale che connetterà Corigliano-Rossano al resto del Paese in tempi europei, si fa perché un ministro — Danilo Toninelli, sì proprio lui, tanto bistrattato — ebbe la lucidità di commissariare l’opera.

Si fa perché un presidente di Regione, Roberto Occhiuto, non ha avuto paura di prendersi la responsabilità politica di dire “andiamo avanti”, anche a costo di mettersi contro parte dell’opinione pubblica influente. Proprio il governatore ha trovato il modo, ha indicato la strada, ha dato priorità a ciò che davvero serviva.

Si fa perché il Governo Meloni ha messo soldi veri, 3 miliardi di euro, per la SS106 muovendo un investimento storico, e non chiacchiere da convegno.

Si fa perché i Sindacati confederali, non da ultimi, nell’aprire la Vertenza Calabria hanno messo come fattore prioritario quello delle grandi opere strutturali e, in testa a queste, l’ammodernamento della centosei.

Ma questa strada si fa — anche — perché dentro Anas – al contrario di quello che dicono i soliti e isolati soloni – in questi anni c’è stata finalmente una dirigenza che non ha vissuto la Calabria guardandola su una cartina geografica. Uomini e tecnici che hanno messo i piedi sul territorio, che hanno ascoltato i sindaci, i cittadini, i lavoratori, e che hanno conciliato e sintetizzato, allo stesso tempo, la necessità di fornire il territorio di una strada moderna, veloce e sicura con tre prerogative: la fattibilità, la sostenibilità ambientale e l’utilità. E questo ha trasformato un progetto sospeso in aria in un iter vero. Su tutti è doveroso, necessario, imprescindibile dare onore al merito all’ingegnere Silvio Canalella. È lui che ha garantito che ogni passaggio, dal progetto di fattibilità al bando, filasse senza intoppi. Che fosse inoppugnabile. È lui che ha avuto la pazienza e la tenacia di spingere l’opera fuori dalle sabbie mobili della burocrazia.

Potevamo arrivarci prima? Certo. Ma non con gli stessi errori.

L’idea originaria di questa strada nasce nei primi anni Duemila. Poi, come sempre, Corigliano-Rossano, ieri come oggi, è riuscita a complicarsi la vita da sola. Scelte sbagliate, visioni miopi, protagonismi provinciali. Si arrivò perfino a disegnare un tracciato impossibile, quello del Megalotto 8, che non arrivò nemmeno alla Valutazione d’Impatto Ambientale.

Un progetto morto prima ancora di nascere, sepolto sotto chili di carte e di presunzione. Perché qui, lo sappiamo, ognuno pensa di avere la verità in tasca ma soprattutto ritiene che l’interesse del proprio orto è più importante dell’interesse collettivo.

Eppure, nonostante tutto, eccoci qui. A dimostrare che la storia la scrive chi agisce, non chi commenta.

Un’opera che vale più del suo costo

Oltre 31 chilometri di nuova strada, oltre un miliardo di euro di investimento, migliaia di posti di lavoro, e un impatto enorme su economia, logistica e turismo.

Non è solo un’infrastruttura. La Sibari-Co-Ro È un segnale politico, culturale, simbolico. È la dimostrazione che il Nord-Est calabrese — quello che tutti ritengono essere, nella buona e nella cattiva sorte, “l’Altra Calabria” — oggi è al centro della più grande operazione infrastrutturale d’Italia. A nord i terzo megalotto (che sta per chiudersi) a sud la Sibari-Coserie che sta per nascere per un totale investito di quasi 3 miliardi di euro. E che a beneficiarne sarà tutto il territorio se solo tutto il territorio saprà mettere a sistema questa opera che creerà a Sibari uno dei nodi autostradali più importanti (se non il più importante) del Meridione d’Italia, che passerà di fianco al Porto di Corigliano-Rossano, che sarà crocevia per le economie di ben 4 regioni (Calabria, Basilicata, Campania e Puglia) e che sarà una panacea per cittadini e imprese che potranno finalmente muoversi su strade degne di questo nome.

È un giorno di festa

Sì, questo è un momento di festa. Perché questa è la nostra vittoria, la vittoria di chi ci ha creduto, di chi ha resistito, di chi non si è arreso alle menate dei disfattisti. È la vittoria della concretezza sulla chiacchiera, della visione sull’invidia, della speranza sull’inerzia. E non importa se qualcuno continuerà a brontolare, a dire che si poteva fare meglio o diversamente. L’importante è che finalmente si fa.

La nuova Sibari-Coserie non è più un rendering o una promessa. È un cantiere che nasce, è una città che si rialza, è un territorio che, dopo anni di pianti, oggi può permettersi di sorridere. E questa volta, sì, lo possiamo dire tutti insieme, con orgoglio e con rabbia buona nel petto: È STORIA.

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.