9 ore fa:Alluvione di febbraio, Stefano Pesce: «Segnale concreto di attenzione per i territori colpiti»
5 ore fa:Ospedale della Sibaritide, primi ambulatori operativi: ora la sfida è la piena funzionalità
3 ore fa:Apre il «poliambulatorio della Sibaritide» ed è subito polemica accesissima
5 ore fa:Castrovillari, doppia intrusione nella notte: ladri in azione due volte nello stesso negozio
8 ore fa:Morano si tinge di rosa: domenica la passeggiata per sostenere prevenzione e ricerca
6 ore fa:Ospedale della Sibaritide, Schierarsi: «Bene i 22 ambulatori, ora si punti a un vero Hub»
6 ore fa:PSA della Sibaritide, chiusa la fase delle osservazioni: il Piano passa ai Consigli comunali
7 ore fa:Cento anni di idroelettrico in Sila, D’Agostino: «Nel 2027 torni al centro dell’innovazione energetica»
9 ore fa:Insiti apre la prima ala, Occhiuto: «Tutto l’ospedale entro primavera, spero già a marzo»
5 ore fa:Castrovillari, il Festival Antonio Vivaldi fa tappa al Castello Aragonese

La cultura non ha tempi né padroni

2 minuti di lettura

Sono trascorsi più di vent’anni dai tempi del liceo. Per decenni, il mondo della cultura che ha orbitato attorno ai giovani della mia generazione della Calabria del nord-est è stato dipinto con tinte cromatiche forti che col tempo si sono sbiaditi come su di una tela antica. Ne è venuta un’immagine statica e ridondante che alla fine terminava sempre al limite della Magna Grecia, dei Bizantini o dei Normanni. 

Insomma, un mondo della cultura che davvero da tanti anni, ormai, si avviluppa attorno ad un codice binario di tanti 0 e tanti 1, dove la complessità della memoria e dell’identità di questo angolo di Calabria si riduce quasi sempre a una sequenza preordinata, sicuramente "corretta" ma soffocante. Un po’ come se Socrate si trovasse di fronte a questa rappresentazione monocorde e nell’esclamare quel “So di non sapere…” si fermasse, perché non c’è altra via d’uscita. Non c’è più altra narrazione.

Narrazione che, nel tempo e sicuramente senza farlo apposta, ha strozzato sul nascere le voci nuove, quelle fuori dal coro; ne ha ingabbiato la creatività imponendo un'egemonia culturale che, come una diga, ha bloccato il flusso vitale del pensiero critico. Paradossalmente l’unico a sapersi scagliare contro l’élite preordinata – finché fu in vita – è stato il preside Giovanni Sapia, il decano e “il più sapiente tra i sapienti”. Che alla cerchia stretta dell’intellighenzia locale ha sempre preferito la piazza, ai simposi da circolo declinava preferendo di più catechizzare ed educare i giovani che si soffermavano a giocare a pallone sotto casa sua. E quell’immagine ancora vivida nei miei occhi, di un nonno amorevole che ti chiamava – fijjicè - a via Santo Stefano per poi cambiare registro e improvvisamente diventare un cattedratico da strada a parlare di Dante, che resta indelebile a memento e come guida.  

Giovanni Sapia, vero custode di una saggezza intramontabile, ha reagito con scetticismo, se non ostilità, verso un modus operandi poco inclusivo e molto conformato. 

Oggi manca. E manca soprattutto nello stile. Ogni movimento, ogni associazione culturale, ogni voce che osi discostarsi dal canone stabilito dall’élite, viene subito etichettata come inattendibile, dileggiata, sottoposta allo stigma di una presunta superficialità.

Ma le cose stanno cambiando. Un nuovo fermento culturale sta scuotendo le fondamenta di questa vecchia struttura. Nascono movimenti, associazioni e gruppi culturali che, con audace sfrontatezza, rivendicano il diritto a una narrazione più completa, più sfaccettata, che abbracci la complessità della nostra storia ma soprattutto del nostro avvenire. È un'esplorazione multiforme, un dialogo aperto tra antitesi e tesi, sicuramente non escludente ma inclusivo, un "Simposio" moderno dove le diverse voci si intrecciano, si confrontano, si arricchiscono a vicenda.

Ma c'è un ostacolo insidioso: la cultura stessa, alle nostre latitudini, è diventata un lusso. In un territorio impoverito dalla mancanza di lavoro e di dignità economica, la libertà, condizione necessaria per la fioritura della cultura, è un bene raro. Come avrebbe detto Platone, “Una città senza giustizia è una prigione”. E una cultura elitaria, accessibile solo a pochi, finisce per essere un'ulteriore forma di disuguaglianza, un'altra barriera che allontana le persone dall'accesso alla conoscenza e al confronto.

Il cambiamento è in atto, ma il percorso è ancora lungo. Per costruire una cultura più inclusiva, più vibrante, è necessario sfidare le narrazioni consolidate, ritrovare consapevolezza e, soprattutto, garantire a tutti la possibilità di partecipare a questo risveglio intellettuale. Solo così, il Nord-Est della Calabria potrà finalmente esprimere tutto il suo potenziale culturale, dipingendo la sua storia con una tavolozza di colori infinitamente più ricca.

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.