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Anche il terremoto è una questione di consapevolezza

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Abbiamo capito che anche il terremoto è una questione di consapevolezza. La sera dell'1 agosto scorso molti di noi stavano ancora cenando quando abbiamo avvertito la paura di una scossa di terremoto paurosa, durata più di 10 interminabili secondi e che sembrava fosse la fine del mondo. Tanta, tantissima paura e basta per quel sisma magnitudo 5.1 a oltre 20 km di profondità con epicentro la Sila Greca. Non è successo nulla ed è stata la divina provvidenza che non ci siano state vittime e danni, e forse anche il movimento di quella pericolosissima faglia, la stessa che provocò dolore e distruzione nell'altro grande terremoto del 1836, quello che ancora oggi ricordiamo nella memoria per aver raso al suolo Crosia, fatto danni inimmaginabili sia a Rossano quanto a Corigliano e che ancora oggi ricordiamo con i toni della festa di quella notte tra il 24 e il 25 aprile di ogni anno.

Ecco, il ricordo di un terremoto che è diventata a Corigliano-Rossano una delle più grandi feste identitarie per esorcizzare la paura. Ma oltre a questo cosa abbiamo fatto, cosa stiamo facendo? È vero, nessuno contro i terremoti può essere mai preparato, perché sono imprevedibili e perché di fondo non si è mai troppo bravi e preparati per affrontare la vitalità di madre natura che è mossa da regole iperdemocratiche ma incontrastabili e inopinabili. L'unica cosa che possiamo fare noi è essere pronti, preparati, sempre. Lo siamo? Eh, questa è una bella domanda. Per quello che è stato il comportamento di quasi tutte le persone che si sono trovate ad affrontare il terremoto dell'altra notte la risposta è no.

Per quanto riguarda, ad esempio, Corigliano-Rossano, c'è un piano di protezione civile, aggiornato proprio di recente dopo che non lo si faceva da anni, ma è qualcosa che ad oggi resta su carta. Non si sa quali siano i luoghi di raccolta sicuri, non c'è tabellonistica adeguata per informare i cittadini ma, soprattutto, nessuno ha mai fatto una prova generale su come dovrebbe comportarsi la popolazione in caso di terremoto. Certo, lo fanno solo alcune "cellule sociali" come le scuole o gli uffici, almeno una volta l'anno, perché glielo impone la legge. Ma, come dicevo, manca la consapevolezza di vivere in un territorio che dal punto di vista geologico è vivo e si fa sentire.

Quella faglia che provocò il terremoto e – attenzione – anche il maremoto del 1836 non si è mai fermata, continua a muoversi, certo, nell'ordine di pochi millimetri l'anno, ma si muove, e con lei ci muoviamo noi che ci stiamo sopra. E nessuno di noi può essere esonerato dagli effetti, i quali però in molti, la maggior parte, non conoscono e non sono pronti ad affrontare. Contro i terremoti non possiamo nulla, non sappiamo quando, come, dove arriveranno e per quanto tempo ci faranno compagnia. Sappiamo solo che possono avere effetti devastanti e noi possiamo solo correre ai ripari. Ma per farlo dobbiamo essere pronti.

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.