9 ore fa:Corigliano-Rossano, tenta di aggredire la madre davanti ai poliziotti: arrestato 51enne
9 ore fa:Rossano, Luigina Calabrò compie 100 anni tra fede, affetto sociale e istituzionale
8 ore fa:Resilienza climatica: il progetto ANEMOS apre una nuova stagione di monitoraggio e prevenzione
10 ore fa:Caloveto supera i 5 milioni di finanziamenti in un anno: 721mila euro per rendere più sicuro il Municipio
8 ore fa:Castrovillari, riapre la Chiesa Auxilium Christianorum. De Gaio: «Restituito alla comunità un luogo di fede e identità»
9 ore fa:Cropalati, entra nel vivo il cantiere della nuova piazza davanti alla Chiesa Matrice
10 ore fa:Corigliano, 600mila euro al Santuario di San Francesco di Paola dal Fondo Edifici di Culto
7 ore fa:Consulta per l’Integrazione, Candreva e Sciarrotta: «La politica risolva i problemi, non insegua gli slogan»
7 ore fa:Spezzano Albanese, al via “Street Arb”: artisti dall’Albania per raccontare l’identità arbëreshe con la street art
11 ore fa:Marocchino aggredito sul lungomare: finisce in ospedale ma non denuncia

I regolamenti europei (e i nostri politici) uccidono tradizione e identità

2 minuti di lettura

Reg.UE 1967/2006 è solo un codice… pericolosissimo che sta mettendo a rischio tradizione e identità italiane e, soprattutto, del meridione. Sotto questo “codice” si nasconde, infatti, una delle tagliole più mal concepite dagli apparati istituzionali europei a danno di un settore fondamentale dell’economia italiana: la pesca.

Bene, questo regolamento, tra le tante prescrizioni con valore sull’intero suolo continentale, impedisce la pesca del novellame di sarda. Non solo, fa anche un’eccezione. In quanto viene consentita la pesca del cosiddetto bianchetto o sardella solo se catturato con sciabiche da natante o sciabiche da spiaggia che abbiano, però, un’autorizzazione (art. 15 comma 3 del suddetto regolamento). Ed è qui che s’innesca la beffa. Perché proprio lo strumento della sciabica è uscito fuori dagli strumenti convenzionali di pesca e limitato, ormai, all’attività amatoriale o artigianale. Quella che – di fatto – nella stragrande maggioranza dei casi non ha i requisiti per ottenere le autorizzazioni.

Insomma, il novellame non si può più pescare. E chi lo fa è considerato un criminale. Proprio negli ultimi giorni sono scoccati sequestri e sanzioni da rabbrividire nei confronti di quei pescatori che erano “andati a sardella”.

Eppure, stiamo parlando di un pesce che rappresenta l’essenza della cucina povera calabrese. Quella fatta di sapori antichi e di tradizione. Quella stessa tradizione alimentare contro cui l’Europa ha dichiarato guerra senza frontiere.

Ora, comprensibile, la premura di tutelare l'ecosistema; del resto il bianchetto o la sardella altro non è che il pesce neonato destinato a diventare grande e contribuire al ciclo della vita dei mari. Pescarne in quantità industriali, senza il minimo controllo, ovviamente, può essere una pratica altamente dannosa. Da qui, però, ad eliminare completamente la sua cattura sembra un atto senza senso. Anche perché, mentre l’Europa, con un atteggiamento prettamente tafazzista, continua ad imporsi regolamenti illiberali e senza discernimento alcuno, compromettendo produttività, competitività e know-how economico dei suoi Paesi, nelle altre aree del globo non si va molto per il sottile. Ed è così che sui nostri mercati ittici, ad esempio, dal 2010 (da quando sono venute meno tutte le deroghe al regolamento del 2006) è iniziato ad arrivare il pesce ghiaccio: un esemplare molto simile al novellame di sarda del Mediterraneo che, però, viene pescato in Cina. Ecco dunque che gli sforzi europei per la sostenibilità non solo risultano inutili, anacronistici e fuori tempo ma anche dannosi per l’economia interna e per la tutela della tradizione.

Anche in questo, però, ci sono le gravi colpe della politica. Della nostra politica, quella nostrana. Infatti, la pesca della neonata di sarda, pur essendo completamente bandita in Europa, consente alcune eccezioni anche in Italia. È il caso della Liguria, dove il bianchetto si può pescare (in quantità minime e limitate) e questo grazie alla lungimiranza delle istituzioni regionali che a tempo debito, quando si potevano e dovevano fare osservazioni per ottenere una deroga permanente sulla tipicità della pesca, si sono attrezzate persuadendo l’Europa sulla sussistenza economica e identitaria di quel pescato. In Calabria, invece, i nostri politici hanno dormito sonni tranquilli. E anche oggi, seppur qualcosa sembra muoversi, siamo ancora stallati su una normativa cervellotica.

I nostri marinai per un pugno di sardella ricevono multe da capogiro, mentre il pesce ghiaccio (cinese) la fa da padrone sui mercati. A che serve e a chi serva questa pantomima?

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.