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Un anno e mezzo all’alba, a Corigliano-Rossano (ri)apre il centro addestramento reclute della politica

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Risale al 1989 l’uscita di una delle sitcom italiane più celebri di sempre: Classe di Ferro. Ancora oggi per i mattinieri del pre-alba facendo zapping sul telecomando è facile imbattersi nelle avventure di quei ragazzi della naja più pazza di sempre. Una commedia cult del Bel Paese di quasi 40 anni fa, che sembra calare a pennello sulle dinamiche politiche della grande città di Corigliano-Rossano. Un grande calderone all’interno del quale ci sta tutto tranne chi – probabilmente - dovrebbe starci davvero.

In politica da sempre primeggiano i leader ma di generali nel contesto attuale ce ne sono davvero pochi. Ad un anno e mezzo dalle prossime elezioni comunali in città si è (ri)aperto il centro addestramento reclute della politica dove ad oggi sembrano esserci più cavie da laboratorio pronte al sacrificio che non vere e proprie figure d’ispirazione e guida. Manca l’asso. Manca un Cesare!

Un C.A.R. dove “Ci trovi proprio tutti - cantava un giovanissimo Jovanotti nella sigla di Classe di Ferro – son tutti regolari, tutti sono qualcosa, tranne che militari”. Proprio come negli ambienti politici di “noi altri” dove ci sono tanti aspiranti, tante brave persone che nella vita “sono qualcosa” ma di quella scorza politica, di quella opportuna visione e di quel necessario carisma per porsi alla guida di una città difficile e complessa ne hanno davvero poca. Almeno così sembra dai discorsi, dalle polemiche, dai dibattiti che ricorrono e che puntano sempre al dito e mai alla luna.

E questo non perché manchino donne o uomini capaci nella nostra articolata e multiforme comunità. Anzi. Ne stanno semplicemente alla larga. Perché – almeno in questo momento – non ci sono convergenze, programmi e idee. Elementi che in una nuova società costituente come quella di Corigliano-Rossano dovrebbero essere all’ordine del giorno.

Oggi abbiamo, invece, un governo civico che la gente percepisce distante dalle esigenze e dalle contingenze del territorio e della popolazione, e un humus politico direttamente o collateralmente coinvolto che appare impalpabile. Ed il messaggio che Corbucci con il suo “Classe di Ferro” lanciava all’Italia nei sempre magnifici anni ’80, di una naja lontana e distante dalle reali aspirazioni e dagli interessi dei giovani («tutti sono qualcosa tranne che militari»), è anche il nostro: manca il contatto tra due mondi; tra quello reale e, nel nostro caso, quello delle istituzioni.

Nessuno sa, perché nessuno è coinvolto. E quando manca il coinvolgimento dal basso, quando manca una leva motivata anche i veri generali diventano generali di cartone. Ed è così che senza una motivazione continueremo ad avere solo tanti Caligola e pochi Cesare.

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.