Aeroporto Crotone, la carta del Cargo per salvarlo. Ma il vero nodo resta il bacino d’utenza: la Sibaritide
La proposta di Jonica Airways rilancia Crotone puntando su Air Cargo e tariffe fisse. Ma tra la vicinanza a Lamezia e l’isolamento della Sibaritide, il vero interrogativo è la strategicità dello scalo pitagorico. Mentre Sibari aspetta
CORIGLIANO-ROSSANO - C’è una nuova proposta sul tavolo della Regione Calabria per provare a salvare quello che, con il passare del tempo, sembra diventare sempre più una causa impossibile: l’Aeroporto di Crotone. A rilanciarlo è Salvatore Veltri, coordinatore del progetto Jonica Airways, che ha avanzato una richiesta chiara a Regione Calabria e Sacal: autorizzare l’avvio dell’Air Cargo nello scalo pitagorico in cambio della garanzia di continuità territoriale su tutti i voli passeggeri da e per Crotone, per il prossimo futuro.
Il cuore del progetto è un cambio di paradigma. Jonica Airways – che a fine gennaio procederà alla costituzione della società in forma di Srl, con successivo avvio dell’iter autorizzativo Enac e trasformazione in SpA con l’ingresso di investitori italiani ed esteri – intende partire dal trasporto merci, in particolare a servizio del comparto agroalimentare del Sud Italia. L’operatività si baserebbe sull’utilizzo di aeromobili QC (Quick Change), capaci di essere rapidamente riconfigurati da cargo a passeggeri.
Secondo Veltri, i ricavi del Cargo aereo consentirebbero di abbattere una parte significativa dei costi operativi del trasporto passeggeri, rendendo possibile l’eliminazione del dynamic pricing e l’introduzione di tariffe fisse tutto l’anno, più accessibili e stabili. Una politica che punta ad aumentare il flusso di passeggeri e a incentivare l’utilizzo dell’aereo come mezzo ordinario di spostamento, soprattutto per chi oggi è penalizzato da collegamenti lenti e frammentati.
Nel pacchetto rientra anche l’istituzione di un servizio Bus Air Link da tutta la fascia jonica verso lo scalo crotonese, in attesa del completamento e dell’ammodernamento della linea ferroviaria jonica. E non manca una proposta dal forte valore simbolico e territoriale: il cambio di denominazione in “Aeroporto dello Jonio”, per rafforzarne l’identità e il raggio d’azione.
Un progetto articolato, che prova a rimettere al centro una visione industriale dello scalo. Ma che, inevitabilmente, si scontra con un dato strutturale sempre più evidente: la collocazione geografica dell’aeroporto di Crotone rispetto al suo reale bacino d’utenza.
Lo scalo pitagorico, infatti, da un lato è troppo vicino all’Aeroporto di Lamezia Terme per poter competere sul piano dei collegamenti nazionali e internazionali e, allo stesso tempo, troppo lontano dalla Sibaritide, che rappresenterebbe il suo naturale retroterra demografico, produttivo e agricolo. Una distanza non solo geografica, ma infrastrutturale.
Nel prossimo futuro questo squilibrio rischia di accentuarsi. I lavori per la nuova SS106 Crotone–Catanzaro, il cui avvio annunciato dal presidente della Regione Roberto Occhiuto è previsto già nel 2026, insieme alla connessione più rapida con Lamezia e all’ammodernamento della linea ferroviaria Crotone–Catanzaro–Lamezia, renderanno ancora più veloci e competitivi i collegamenti con l’aeroporto internazionale lametino. Tradotto: per una fetta crescente di utenza, Lamezia diventerà sempre più accessibile, relegando Crotone a uno scalo di nicchia.
Il problema è ancora più evidente guardando alla Sibaritide. Manca una connessione ferroviaria diretta tra Corigliano-Rossano e l’aeroporto di Crotone e, soprattutto, mancano collegamenti stradali adeguati: i circa 100 chilometri lungo la vecchia SS106 richiedono quasi due ore di percorrenza, rendendo di fatto lo scalo pitagorico poco competitivo per chi vive e produce nel Nord-Est della Calabria. Certo, l'ammodernamento della statale jonica dovrà avvenire ed è un obiettivo sociale, ancor prima che politico, di cui tutti dovremmo farcene carico. Consapevoli, però, che per velocizzare quella strada compresa tra la Piana di Sibari e Crotone occorrono - oggi - più di 5 miliardi di euro.
Ed è qui che la proposta di Jonica Airways, pur interessante, rischia di non essere sufficiente. Il Cargo può rappresentare una leva concreta, soprattutto per un territorio a forte vocazione agroalimentare. Ma senza una strategia infrastrutturale coerente e una chiara definizione del ruolo degli scali, il rischio è quello di continuare a rincorrere soluzioni tampone, senza affrontare il nodo di fondo.
A questo punto, la provocazione torna a diventare inevitabile.
Se il sistema aeroportuale calabrese ruota sempre più attorno a Lamezia (con tutti i suoi limiti logistici perché è un aeroporto che non intercetta utenza extraregionale ma solo calabrese); se Crotone è schiacciato tra prossimità e marginalità; se la Sibaritide senza aeroporto resta il grande bacino d’utenza (affacciato su tre regioni che contano complessivamente 10 milioni di abitanti), ha ancora senso continuare a forzare la sostenibilità di uno scalo che le stesse infrastrutture regionali stanno rendendo periferico?
O non sarebbe invece il momento di ripensare radicalmente le strategie e aprire una discussione vera, senza tabù, sulla realizzazione di un aeroporto nella Sibaritide, baricentrico rispetto a un’area vasta che va dall’Alto Jonio cosentino al Crotonese, fino al Metapontino?
Una riflessione che si rafforza guardando a quanto accade oltre confine. La Regione Basilicata, infatti, ha mostrato un palese disinteresse verso la costruzione di una vera infrastruttura aeroportuale jonica, limitandosi all’ipotesi di affidamento in gestione dell’Aviosuperficie Enrico Mattei di Pisticci: una soluzione minimale, priva di una reale visione industriale e commerciale, che appare già oggi incapace di intercettare flussi turistici, economici e logistici significativi.
In questo vuoto strategico, la Sibaritide continua a restare terra di passaggio, non di connessione. E allora la domanda finale non può più essere elusa: continuare a difendere l’esistente o avere il coraggio di progettare un’infrastruttura dove vivono le persone, dove si produce ricchezza e dove oggi mancano le connessioni.
Anche se questo significa rimettere tutto in discussione. Anche gli aeroporti “storici”.