Sibaritide, dopo l’alluvione del Crati proposta Università sullo Jonio: corso agrario per rilanciare l’economia
Dopo l’esondazione del Crati che ha colpito la Sibaritide con 900 ettari allagati, arriva la proposta di attivare un corso di laurea per sostenere il comparto agricolo
CORIGLIANO-ROSSANO - L’alluvione del Crati ha lasciato ferite profonde nella Sibaritide, colpendo in modo diretto il cuore agricolo del territorio. Tra campi allagati e aziende in ginocchio, si riapre però anche una riflessione sul futuro dell’area jonica: trasformare l’emergenza in un progetto strutturale di rilancio, puntando su formazione universitaria e innovazione nel settore primario.
In questi giorni sono ancora impresse le immagini dei Laghi di Sibari, di Lattughelle, di Thurio e delle località travolte dalla piena del fiume Crati, arrivata a valle dopo le intense piogge che hanno interessato la provincia di Cosenza. I danni risultano ingenti e ancora in fase di quantificazione. Secondo Coldiretti Calabria, sono almeno 900 gli ettari di terreno colpiti dall’esondazione.
Numeri che descrivono l’impatto di un evento che ha investito il comparto agricolo, settore strategico per l’economia della Sibaritide.
La proposta: un corso di laurea in Scienze e Tecnologie Agrarie e Forestali sullo Jonio
È in questo contesto che si inserisce la proposta di portare nella Sibaritide l’Università della Calabria con un corso di laurea in Scienze e Tecnologie Agrarie e Forestali avanzata da un cittadino, Carlo Miceli.
«Ebbene, questa calamità - afferma nella nota - può essere, finalmente, l'occasione per un rilancio della Sibaritide, proprio con il settore agricolo come pilastro portante. Accanto ai necessari e doverosi ristori e interventi di riparazione dei danni, tuttavia, si deve affiancare un nuovo volano di sviluppo culturale e di potenziamento delle competenze in ambito agricolo: è il momento giusto per portare nella Sibaritide l'Università della Calabria con un corso di laurea in Scienze e Tecnologie Agrarie e Forestali. L'ateneo di Rende, infatti, non ha ancora un corso di laurea afferente a questo ambito scientifico, ma le sue caratteristiche identitarie di polo culturale al servizio dell'intera Calabria, unitamente alla vocazione agricola del territorio ionico, possono creare le giuste condizioni per questo ambizioso progetto».
«Si tratta - dice - di una proposta in realtà collaudata e già sperimentata in casi simili: nella vicina Lucania, l'Università degli Studi della Basilicata venne istituita nel 1982 nell'ambito delle misure di riparazione dei danni del terremoto dell'Irpinia del 1980. Lo stesso avvenne per l'istituzione dell'Università degli Studi di Udine, quale intervento di rilancio del territorio a seguito del terremoto del Friuli del 1976. Nel caso della Sibaritide, la sfida è in discesa rispetto ai casi citati: l'Universita c'è già, è sufficiente l'istituzione del corso di laurea, che può diventare un punto di riferimento culturale per lo sviluppo delle competenze e delle potenzialità del comparto agricolo. Quanti giovani potrebbero decidere in tutto l'arco ionico che va da Rocca Imperiale a Crotone di dedicare le proprie forze a questo settore, dopo aver ricevuto vicino casa un'adeguata formazione? Quanto potrebbe beneficiarne lo stesso mondo accademico dal contatto diretto con una terra da sempre vocata in modo pratico in quella, che, oltre ad essere un'attività generatrice di sviluppo e ricchezza, è anche, a tutti gli effetti, una branca scientifica? Si può concludere, dunque, senza paura di smentita, che la presenza dell'Università della Calabria nella Sibaritide in questo settore sarebbe un fatto del tutto congruente con la realtà delle cose, se non addirittura doveroso».
«Queste righe non vogliono essere solo un appello alle istituzioni affinché riflettano su questa possibilità, ma anche una sollecitazione alla società civile, ai cittadini ed ai corpi intermedi della Sibaritide affinché possano unire le forze per portare all'attenzione dell'opinione pubblica la tematica. L'alluvione del Crati ha rappresentato per questa terra una ferita sanguinante. Tuttavia, può e deve essere l'occasione per una rinascita ed un rilancio delle energie e delle potenzialità (sia quelle evidenti che quelle nascoste) di questo territorio, e la cultura non può non essere parte di questa nuova storia».