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La Calabria cresce, ora però bisogna capire dove!

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CORIGLIANO-ROSSANO - La Calabria cresce. È una buona notizia e va trattata come tale. Gli indicatori economici richiamati dall’assessore regionale alla Programmazione unitaria, Marcello Minenna, appena ieri, raccontano una regione che torna a muoversi, con segnali positivi su Pil, occupazione, export, turismo, opere pubbliche e investimenti. Dopo anni di classifiche negative, narrazioni depresse e sviluppo sempre annunciato, ogni passo avanti va riconosciuto senza pregiudizi. Ma questi numeri potrebbero celare il grande bluff: quello della Sibaritide.

Infatti, proprio perché il dato è positivo, oggi serve un salto di qualità nella lettura. Non basta dire che la Calabria cresce. Bisogna capire dove cresce, quali settori la stanno spingendo e quali territori stanno davvero partecipando a questa fase. La media regionale è utile, ma può anche nascondere squilibri profondi: aree che corrono, aree che inseguono, aree che producono valore pur continuando a lavorare con handicap strutturali enormi. E questo è un elemento non trascurabile in una regione che vive il disequilibrio naturale di essere una regione lunga, attraversata da montagne in mezzo al mare, dove perdersi e isolarsi è davvero un attimo.

I numeri più recenti confermano una dinamica interessante. Banca d’Italia ha stimato per la Calabria, nel primo semestre 2025, una crescita del Pil dell’1,3%, superiore alla media nazionale e a quella del Mezzogiorno. L’occupazione è aumentata del 5%, mentre il tasso di disoccupazione è sceso all’11,4%. L’export è cresciuto del 4,6%, spinto soprattutto dai prodotti alimentari, in aumento dell’11%, e da quelli agricoli, cresciuti del 13%. Turismo, aeroporti, costruzioni e opere pubbliche completano il quadro di una regione che, almeno nei principali indicatori, mostra segnali reali di vitalità.

Sono dati, dicevamo, che vanno letti dentro la geografia concreta della Calabria. Perché il Pil non vive in astratto. Vive nei distretti produttivi, nelle imprese agricole, nei cantieri, nei porti, negli aeroporti, nelle strade, nei collegamenti ferroviari, nelle aree industriali, nei flussi turistici, nella capacità di portare merci e persone da un punto all’altro senza disperdere tempo, costi e competitività. È qui che per la Calabria del nord-est si apre il vero banco di prova.

E ci sono due visioni opposte ma alla fine uguali da cui partire per analizzare i dati.

Se dentro i numeri tracciati da Minenna c’è anche la Sibaritide-Pollino, allora quei numeri hanno il doppio del valore. Perché nella Piana di Sibari le imprese, soprattutto quelle legate all’agricoltura, all’agroalimentare, alla trasformazione e ai servizi connessi, continuano a lavorare senza un sistema infrastrutturale adeguato. Producono, esportano, resistono e investono con una Statale 106 ancora incompiuta, una ferrovia inesistente, collegamenti insufficienti, un porto morto che non è inserito in nessuna strategia produttiva e commerciale.

È un paradosso calabrese dentro il paradosso meridionale. Una delle aree più fertili, dinamiche e naturalmente vocate alla produzione resta ancora trattata come periferia logistica. La Piana di Sibari non è soltanto una grande campagna produttiva. È un’area che potrebbe tenere insieme agricoltura, trasformazione, distribuzione, export, turismo, portualità, collegamenti interregionali e rotte mediterranee. Ma per farlo ha bisogno di essere riconosciuta per quello che: un distretto agroalimentare e logistico di eccellenza, naturalmente vocato a questo.

Se invece la crescita regionale non è determinata anche da questo territorio, il problema è ancora più evidente. Perché vorrebbe dire che uno dei motori economici più naturali della Calabria resta sottodimensionato, non per carenza di vocazione o di capacità imprenditoriale, ma per assenza di connessioni, visione e scelte strategiche. Sia chiaro, la Sibaritide non chiede una narrazione consolatoria. Chiede di essere messa nelle condizioni di pesare per quello che già produce e per quello che potrebbe produrre.

La questione riguarda soprattutto l’agroalimentare. Se alimentare e agricolo sono tra i comparti che crescono di più nell’export calabrese, la Piana di Sibari dovrebbe essere messa al centro di una politica regionale seria sulla logistica. Non fosse altro per grandissimo potenziale che ha rispetto al resto della regione.

Una piattaforma logistica nella Sibaritide, collegata alla nuova Statale 106, alla direttrice jonica, alla rete ferroviaria e al porto di Corigliano, potrebbe cambiare il peso economico dell’intera area. Non sarebbe soltanto un’infrastruttura locale, ma una cerniera tra Calabria, resto del Mezzogiorno e rotte del Mediterraneo orientale.

Una simile infrastruttura avrebbe ricadute concrete: riduzione dei costi per le imprese, maggiore velocità nella movimentazione delle merci, attrazione di investimenti, rafforzamento delle filiere, possibilità di trattenere valore aggiunto sul territorio, creazione di lavoro qualificato. Vorrebbe dire non limitarsi a produrre materia prima, ma governare pezzi più ampi della catena economica: trasformazione, confezionamento, conservazione, trasporto, commercializzazione, export.

È la prospettiva indicata anche da Giovanni Soda in una recente intervista all’Eco dello Jonio: smettere di considerare porto, area industriale, Piana di Sibari e grandi collegamenti come pezzi separati di una geografia incompiuta e cominciare a leggerli come parti di uno stesso sistema produttivo. Il punto, in realtà, non è aggiungere un’opera all’elenco delle incompiute, ma dare funzione economica a un territorio che ha già produzioni, imprese, posizione geografica e capacità di mercato.

In questa lettura, anche il porto di Corigliano smette di essere solo una promessa mancata o una banchina sottoutilizzata o argomento attorno al quale si discute (ancora) del suo sviluppo crocieristico. Il cruise così come anche il diportismo nautico sarebbero un dettaglio se si riuscisse a mettere a sistema un porto dalle potenzialità infinite. Che diventerebbe parte di un ragionamento più largo: collegare la Calabria del nord-est ai mercati, alle altre regioni del Sud, all’Adriatico, ai Balcani, al Mediterraneo orientale e quindi all'est asiatico. Non per inseguire sogni faraonici, ma per costruire una filiera logistica coerente con ciò che il territorio già è.

La crescita regionale, dunque, va accolta. Ma va anche misurata nella sua distribuzione reale. Se cresce grazie anche alla Sibaritide, bisogna riconoscere che qui il sistema produttivo corre con un handicap infrastrutturale enorme. Se invece la Sibaritide pesa meno di quanto potrebbe, allora la Calabria sta lasciando sottoutilizzato uno dei suoi motori più forti.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.