«Se sapessimo chi siamo, impazziremmo di gioia»: Insardà rilancia da Sybaris la Calabria dei MID
L’attrice presta volto e voce a “Dove tutto è cominciato #2”, il nuovo corto sui Marcatori Identitari Distintivi presentato alla chiusura del Vinitaly and the City
CORIGLIANO-ROSSANO - «Se solo sapessimo davvero chi siamo, se conoscessimo fino in fondo la grandezza della nostra storia, potremmo impazzire di gioia». È da questa frase che parte Annalisa Insardà per ribaltare uno dei racconti più radicati sulla Calabria: quello di una terra marginale, povera, destinata a inseguire gli altri.
L’attrice calabrese, scelta per dare volto e voce al secondo corto dedicato ai Marcatori Identitari Distintivi, rilancia da Sybaris una narrazione opposta. Una Calabria che non chiede indulgenza, ma conoscenza; che non accetta di essere raccontata soltanto attraverso ritardi e fallimenti; che rivendica primati, intuizioni, luoghi e personalità capaci di aver lasciato tracce nella storia.
“Dove tutto è cominciato #2” è stato presentato dall’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo e dal comunicatore strategico Lenin Montesanto sul palco centrale del Vinitaly and the City a Sybaris. Per il secondo anno consecutivo, il progetto sui MID è diventato il messaggio identitario affidato alla chiusura della manifestazione.
Il corto è stato realizzato per Arsac, azienda regionale guidata dalla direttrice generale Michela Fulvia Caligiuri. È stato ideato, scritto e prodotto da Lenin Montesanto, con la regia di Massimo De Masi, la direzione di produzione di Francesca Felice – FFA Architetture & Design e la produzione esecutiva di Roka Produzioni.
Girato tra Cirò, Cirò Marina e Melissa, il nuovo capitolo prosegue il percorso avviato nel 2025 con il primo episodio di Dove tutto è cominciato.
Insardà, interprete intensa e impegnata, scelta anche per dare volto e voce a Natuzza Evolo nell’opera Fortunata di Dio, racconta l’incontro con il progetto come un sodalizio tra persone «innamorate della bellezza» e determinate a costruire una nuova rappresentazione della regione.
«L’anno scorso le nostre strade si sono unite – spiega –. Con Lenin Montesanto, ideatore del progetto dei Marcatori Identitari Distintivi della Calabria straordinaria, e una squadra di imperterriti e concreti sognatori abbiamo ufficializzato nei fatti la volontà di percorrere insieme la prestigiosa strada che porta a una nuova narrazione della Calabria».
Non una semplice operazione promozionale, dunque, ma un lavoro culturale. Perché cambiare il modo in cui una terra viene percepita significa prima di tutto costringerla a guardarsi senza complessi di inferiorità.
Secondo Insardà, riscrivere la narrazione è molto più difficile che lamentarsi. Impone studio, responsabilità e la capacità di dimostrare, «dati alla mano», l’opposto di ciò che per anni è stato ripetuto sulla Calabria.
Il progetto MID nasce proprio da questa intenzione: recuperare protagonisti, luoghi, primati, invenzioni e patrimoni che hanno inciso nella cultura, nella scienza, nell’arte, nello sport e nella storia mondiale.
I Marcatori Identitari Distintivi non vengono presentati come elementi decorativi o come un catalogo celebrativo. Sono utilizzati come prove di una grandezza spesso rimossa, dimenticata o mai conosciuta fino in fondo.
«La Calabria non è mai stata sottomessa, marginale o inferiore rispetto a nessuno – è il messaggio affidato dall’attrice al corto –. È una storia che tutti devono ancora imparare. Viene da lontano, è il fuoco compreso tra l’Etna e il Marsili, ha dato il nome all’Italia e persino a un’epoca geologica».
Da qui l’invito rivolto soprattutto ai calabresi: conoscere la propria storia, esserne consapevoli e trasmetterla alle nuove generazioni. Insegnare ai figli che non appartengono a una terra minore, ma a una regione che ha contribuito a costruire la storia del Mediterraneo, dell’Europa e del mondo.
Una consapevolezza che, nelle intenzioni del progetto, non deve ridursi a retorica identitaria, ma trasformarsi in responsabilità, ambizione e azione collettiva.
«Chi non è orgoglioso della Calabria probabilmente è perché non sa», è la provocazione che attraversa il racconto di Insardà. Non conosce ancora ciò che è accaduto in questa terra, ciò che vi è nato e ciò che da qui è partito per raggiungere il resto del mondo.
L’appello finale è a uscire dall’abitudine alla marginalità e a partecipare a questa opera di riscoperta: «Noi ci stiamo provando e non smetteremo. State con noi. Venite con noi. Indossate il vestito più bello, quello della festa».
Non per celebrare una Calabria immaginaria, ma per riconoscere quella autentica. Una terra complessa, esagerata nella sua bellezza e finalmente pronta a raccontarsi senza chiedere il permesso.