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Castiglione di Paludi «era una vera città». La nuova lettura del Gruppo Archeologico della Sibaritide

3 minuti di lettura

PALUDI – Per lungo tempo Castiglione di Paludi è stata raccontata soprattutto attraverso le sue mura: una poderosa città fortificata sulle colline della Sila Greca, generalmente ricondotta al mondo brettio. Ma quella definizione, da sola, potrebbe ormai essere insufficiente. Dietro le fortificazioni emerge infatti l’immagine di una vera città, progettata, organizzata e dotata di spazi destinati alla vita collettiva.

È la lettura rilanciata dal Gruppo Archeologico Sibaritide e Sila Greca, che torna su uno dei siti più enigmatici della Calabria antica partendo dagli studi di Emanuele Brienza, Luigi Caliò ed Enzo Lippolis e guardando con particolare interesse alle nuove ricerche che saranno al centro del convegno “Colonie di Magna Grecia e Sicilia: i sistemi di fortificazione”, in programma il 10 e 11 settembre a Vibo Valentia.


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Dietro le mura c’era una città

Il primo elemento che cambia la prospettiva è l’organizzazione dello spazio urbano.

Le ricerche hanno evidenziato una rete viaria regolare, con una grande plateia e strade secondarie che suddividevano l'abitato in isolati dalle dimensioni sostanzialmente uniformi. Un'impostazione che il Gruppo mette in relazione con la tradizione urbanistica greca e, in particolare, con il modello della vicina Thurii.

Non soltanto mura e torri, dunque. All’interno del circuito fortificato esisteva una comunità capace di progettare strade, edifici e spazi pubblici.

A rafforzare questa interpretazione è soprattutto l’area centrale del sito, dove viene individuata un’agorà articolata su due livelli e sostenuta da una monumentale terrazza. Un elemento che difficilmente si concilia con l’immagine di una semplice installazione militare.

E se il “teatro” fosse un luogo della politica?

Poi c’è il celebre “teatro” di Castiglione. È uno dei monumenti più riconoscibili del sito, ma proprio la sua funzione continua a suscitare interrogativi. La struttura non presenta infatti alcuni degli elementi propri di un teatro canonico, a cominciare da un vero edificio scenico.

Da qui l’ipotesi che potesse trattarsi, invece, di un ekklesiasterion, uno spazio destinato alle assemblee della comunità. Se questa interpretazione fosse confermata, il dato sarebbe ancora più significativo: Castiglione non avrebbe avuto soltanto un'organizzazione urbana, ma anche un luogo destinato alla partecipazione politica e alla gestione collettiva della città.


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Greci o Brettii? Forse è la domanda a essere sbagliata

Ed è qui che la questione diventa ancora più interessante.

Per decenni Castiglione è stata letta attraverso un’alternativa apparentemente semplice: città greca o centro brettio?

Secondo l’impostazione richiamata dal Gruppo Archeologico, però, questa contrapposizione rischia di essere troppo rigida. Un impianto urbano costruito secondo modelli greci non significa necessariamente che la popolazione fosse greca. Tecniche architettoniche, forme urbanistiche e persino modelli istituzionali potevano circolare, essere assimilati e reinterpretati dalle comunità indigene.

Castiglione potrebbe quindi raccontare qualcosa di più complesso: una città di frontiera, nella quale mondi differenti entrarono in contatto e dove elementi greci e tradizioni locali finirono per convivere.

Anche la posizione geografica va letta in questa chiave. Attraverso la valle del Coserie il sito era collegato alla costa e alle direttrici verso l’interno, inserendosi in una rete territoriale ben più vasta rispetto al solo pianoro fortificato.

La suggestione di Sibari sul Traente

Ed è proprio questa complessità ad aprire uno degli scenari più affascinanti.

Gli studi richiamati dal Gruppo mettono Castiglione in relazione anche con il problema storico della cosiddetta “Sibari del Traente”, la comunità che le fonti collegano ai superstiti di Sybaris dopo la distruzione della città.

L’ipotesi è che Castiglione possa essere stata coinvolta nei grandi processi di riorganizzazione territoriale seguiti prima alla fine di Sybaris, poi alla fondazione di Thurii e successivamente ai mutamenti politici determinati dall’espansione brettia.

Ma qui la cautela è fondamentale: non esiste al momento una prova che permetta di identificare Castiglione con Sibari sul Traente. È una prospettiva interpretativa che necessita ancora di verifiche.

Il Gruppo richiama, tuttavia, anche il quadro funerario conosciuto nell’area: una vasta necropoli enotria nella Piana di Agretto, con circa cinquanta tombe, una porzione di necropoli ellenistica e una tomba pre-ellenica, mentre non sarebbero state finora individuate sepolture considerate tipicamente brettie. Anche questo è un elemento che invita a non chiudere troppo rapidamente il problema dell’identità della città.

Ora si aspettano le nuove ricerche

Per questo l'appuntamento di Vibo Valentia del 10 settembre assume un interesse particolare per la Calabria del nord-est. Le ricerche riprese su Castiglione hanno già consentito di riconoscere nuovi tratti delle fortificazioni nei settori meridionali, di rileggere la porta sud-orientale e di individuare evidenze di infrastrutture idriche che sembrano inserirsi in una pianificazione complessiva dell’insediamento.

Sono dati che potranno aggiungere nuovi tasselli a una storia ancora largamente aperta.

Perché forse il punto non è più chiedersi soltanto se Castiglione fosse greca o brettia. Il vero salto di prospettiva è capire che dietro quelle mura esisteva un organismo urbano complesso, inserito nelle trasformazioni che attraversarono la Magna Grecia e le popolazioni italiche tra IV e III secolo a.C.

Non semplicemente una fortezza dimenticata sulle colline. Ma una città che, dopo più di duemila anni, continua a chiedere di essere capita.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.