Crotone fa convivere pesca, industria e turismo: cade il tabù delle incompatibilità portuali
Lo scalo crotonese cresce su più funzioni contemporaneamente e integra attività produttive, turismo e rapporto con la città. Un modello che riapre inevitabilmente il confronto sul futuro del porto della Sibaritide
CORIGLIANO-ROSSANO – Oggi pomeriggio Linea Blu ha raccontato un'altra Crotone, quella osservata dal suoporto. Non una semplice infrastruttura, non il luogo degradato e pericoloso dei tempi dell'industrializzazione massiccia ma un luogo sociale, addirittura urbano, integrato con la città, nel quale pesca e cantieristica, attività commerciali e diporto, crociere e rapporto con la città convivono all’interno dello stesso sistema economico come se fossero una bella macchina armonica.
La puntata del programma di Rai1, condotto da Donatella Bianchi e Livio Beshir, ha attraversato anche Capo Colonna e Le Castella – dove è intervenuto l’archeologo coriglianorossanese Ernesto Salerno – ma il porto crotonese è rimasto uno dei fili principali del racconto: il Porto Vecchio e il Porto Nuovo, il molo foraneo e la marineria, i cantieri (leggeri e pesanti) e lo sviluppo turistico.
Ed è stato inevitabile, guardando quelle immagini da Corigliano-Rossano, innescare il confronto.
La cosa interessante - direbbe qualcuno - non è che Crotone abbia trovato una formula replicabile automaticamente altrove. Ogni porto ha caratteristiche, traffici ed esigenze differenti. Lo sappiamo. Ciò che è emerso, in realtà, è un principio molto più semplice: le diverse vocazioni di uno scalo non si escludono a vicenda. Applausi! E sostanzialmente Linea Blu non ha fatto altro che confermare la scoperta dell'acqua calda.
È così che il Porto Vecchio crotonese mantiene una forte relazione con pesca e diporto e contemporaneamente è interessato da interventi di riqualificazione e pedonalizzazione destinati a migliorarne anche l’accessibilità turistica. Il Porto Nuovo, invece, conserva una prevalente funzione commerciale e produttiva. A tutto questo si aggiungono cantieristica e traffico crocieristico. Punto.
È una diversificazione che viene accompagnata anche dagli investimenti. Il Piano operativo dell’Autorità di Sistema Portuale ha previsto per Crotone (e in larga parte attuato) interventi sul molo foraneo, dragaggi, impianti, edifici portuali e il prolungamento del lungomare del Porto Vecchio, dentro una strategia dichiaratamente rivolta all'integrazione tra porto e territorio. E il risultato è stravolgente restituendo alla città pitagorica una straordinaria vetrina marinara.
Un confronto che riguarda direttamente Corigliano-Rossano
La puntata di Linea Blu, quindi, ha finito per riaprire un vecchio dossier della Sibaritide. O, per i nostalgici della rivendicazione, per aprire una verita mai rimarginata e grondande di sangue
Intorno al porto di Corigliano-Rossano, negli ultimi anni, il confronto sul futuro dello scalo è stato spesso costruito intorno a vocazioni considerate contrapposte: se c'è la pesca non può esserci industria, turismo o cantieristica, crociere o attività produttive.
Il caso di Crotone, però, dimostra che questa contrapposizione non è inevitabile. E che tutta la teoria del "complotto" - fatte salve le vicende legate all'organizzazione urbanistica del porto -, che è stata propinata durante la campagna Baker Hughes, non sta in piedi.
Le funzioni possono convivere se vengono separate e organizzate negli spazi, sostenute da infrastrutture adeguate e inserite in una programmazione complessiva. Non significa che ogni attività sia compatibile con qualsiasi altra in qualunque punto del porto. Significa, però, che uno scalo moderno può essere plurifunzionale senza rinunciare alla propria dimensione produttiva.
Negli ultimi anni Crotone ha lavorato sulla crescita del traffico crocieristico, sul recupero del Porto Vecchio, sul rapporto con il waterfront e contemporaneamente sul mantenimento delle attività commerciali e cantieristiche. Insomma, Crotone ha capitalizzato la materia del contendere che a Corigliano-Rossano è stata portata ed esasperata con lo scontro. E mentre a 80 km a sud si metteva a terra lo sviluppo per i prossimi anni, da noi ci siamo fatti persuasi di autentiche, gigantesche, inenarrabili stronzate!