Corigliano-Rossano, una città da governare e una fusione da completare
Base Popolare richiama le Istituzioni alle proprie responsabilità e lancia un appello alle forze politiche, sociali e civiche. Di Noia: «Serve una visione comune per trasformare la Fusione in una Città realmente unita»
CORIGLIANO-ROSSANO - La Fusione non può esaurirsi in un atto formale, in un nuovo nome sulla carta o nella semplice sommatoria di due territori. La Fusione diventa realmente tale solo quando esiste un governo capace di guidarla e, appunto, di governarla: un governo autorevole, dotato di una visione complessiva della nuova Città e di strumenti amministrativi adeguati alla sua complessità, capace di trasformare le opportunità nate dall’unificazione in scelte, programmazione e misure concrete. Senza una regia istituzionale in grado di tenere insieme territori, comunità, servizi, vocazioni economiche e prospettive di sviluppo, il rischio è che la Fusione resti incompiuta e che Corigliano-Rossano continui a vivere come una somma di realtà distinte anziché come un'unica grande Città.
È da questa consapevolezza che nasce la riflessione di Carlo Di Noia, Coordinatore cittadino di Base Popolare. «Tra fuochi d’artificio, selfie, video, proclami e tant’altro, la stagione estiva della Marina di Schiavonea e di Corigliano, di Lido Sant’Angelo e di Rossano - si legge nella nota - si avvia alla conclusione, preannunciando un autunno caldo in tutti i sensi. Ho volutamente citato in modo separato e distinto le località marinare cittadine, unitamente alle rispettive Città di riferimento, per sottolineare che, anche quest’anno, ciascuna località, grazie all’impegno di imprenditori e cittadini, ha dovuto affrontare la stagione estiva in modo autonomo rispetto al contesto territoriale, senza il supporto di una visione o di una programmazione univoca e unitaria. Manca, ancora, una strategia e un marchio identitario comune ai territori della Città, che unisca la marina, la montagna e i centri storici, che, in tale contesto, hanno solo potuto limitarsi ad offrire le tradizionali manifestazioni».
«Una Città, quindi, che, con la Fusione, avrebbe dovuto agire da driver di sistema per lo sviluppo e la crescita del territorio, ritagliandosi il ruolo di soggetto capofila di area vasta rispetto ai Comuni confinanti. Invece, nulla di tutto ciò: registriamo la assoluta assenza di innovazione nella programmazione e nella progettazione. Le ragioni di questa situazione di stallo sono da collegarsi soprattutto ad una marcata fragilità del sistema istituzionale ed amministrativo di Corigliano-Rossano, che risulta inadeguato di fronte alla complessità del territorio e in relazione alle sfide che deve affrontare, le quali, invece di rappresentare punti di forza, sono diventate emergenze croniche. Corigliano-Rossano riproduce le dinamiche demografiche, sociali ed economiche di una micro-regione e, pertanto, avrebbe bisogno di un’amministrazione attrezzata per gestire le molteplici criticità da risolvere: dall’architettura istituzionale della Città (con la creazione dei Municipi), al Piano Strutturale Associato, al degrado e allo spopolamento dei centri storici, alla Sanità (con la rete dei servizi territoriali e l’Ospedale Unico), alla scuola e al welfare, allo sviluppo delle aree industriali e del Porto, alla sicurezza e all’inclusione, all’immigrazione degli stranieri, all’emigrazione dei giovani, al commercio, alla creazione di nuove opportunità di lavoro».
«Una tale serie di problemi irrisolti richiederebbe un impegno costante e qualificato, scevro da strumentalizzazioni o da prese di posizione preconcette. Non è più rinviabile, quindi, un Piano complessivo, condiviso, innanzitutto, tra Giunta Comunale e Consiglio Comunale, con l’attivazione di tavoli di lavoro permanenti con le Associazioni di Categoria, la Chiesa, le Parrocchie e le Congreghe, i Movimenti Civici, le Proloco, le Rappresentanze Sindacali, i Cittadini. E’ proprio dall’assenza di una rete civica strutturata che derivano i problemi della nostra Città, acuiti dall’incapacità delle Istituzioni Comunali di relazionarsi con la Regione Calabria, l’Università ed il Governo Nazionale, o di attivare opportuni percorsi di attrazione di investimenti: la nota vicenda Baker Hughes, con il netto rifiuto da parte dell’Amministrazione Comunale ad ospitare l’investimento statunitense nel nostro Porto, può essere considerata un vero e proprio caso/scuola in negativo».
«Corigliano-Rossano, quindi, a quasi dieci anni dal Referendum sulla Fusione, si presenta ancora come un territorio policentrico, diviso e confuso, formato da tante aree autonome, con problematiche distinte, tuttora irrisolte. Come Base Popolare, pertanto, alla vigilia della stagione autunnale, lanciamo un appello: anche a causa dell’aumento del costo della vita, i prossimi mesi si preannunciano densi di difficoltà per i cittadini e le famiglie di Corigliano-Rossano; è necessario, pertanto, compiere un salto di qualità nell’amministrare la Città. Chiediamo, quindi, alle Istituzioni Comunali di affrontare con senso di responsabilità e determinazione le criticità del territorio, avviandole a soluzione, in relazione al proprio ruolo e nel rispetto dei cittadini e della comunità».