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Il "miracolo" dell'Achiropita a San Paolo è iniziato da una storia

5 minuti di lettura

SAN PAOLO – Nella storia che lega la comunità rossanese ma potremmo dire la Calabria (e vedremo perché) al quartiere del Bixiga di San Paolo, il vero punto da cui cominciare non è quando sia nata la devozione alla Madonna Achiropita. La domanda più interessante è un’altra: perché proprio lei?

Perché tra le tante Madonne, i santi, le feste patronali e le devozioni che gli italiani – e i calabresi in particolare – portarono con sé attraversando l’Atlantico, fu proprio l’Achiropita di Rossano a mettere radici così profonde a San Paolo? Perché quella devozione riuscì prima a sopravvivere all’emigrazione, poi a uscire dalla cerchia dei rossanesi e infine a diventare uno dei simboli più riconoscibili dell’identità italiana del Bixiga?

È la domanda che attraverserà questo racconto in tre puntate, costruito - grazie anche alla preziosa collaborazione del prof Franco Filareto - a partire soprattutto da una fonte preziosa: il libro del sociologo Franco Martinelli, San Paolo: gli italiani. Integrazione sociale e diffusione culturale, pubblicato da Bulzoni, e in particolare dal capitolo VIII, significativamente intitolato L’influenza degli immigrati calabresi nell’identità di un quartiere. Il Bexiga.

Martinelli scrive alla fine degli anni Ottanta, quando quella storia ha già attraversato quasi un secolo. Va negli archivi, raccoglie testimonianze, consulta il Livro Tombo della parrocchia, riprende precedenti ricerche sociologiche e prova a capire come una devozione arrivata dalla Calabria sia riuscita a diventare qualcosa di molto più grande.

Ed è proprio qui che affiora una chiave di lettura affascinante. Il vero “miracolo” brasiliano dell’Achiropita potrebbe essere nato prima ancora della grande festa, prima della chiesa, prima delle migliaia di persone. Potrebbe essere nato dalla forza della storia che quella Madonna portava con sé.

Oggi lo chiameremmo storytelling.

Ma più semplicemente era una narrazione fortissima, che emozionava e che, attraversando i secoli, ancora emoziona: una Madonna antica, bizantina, “dipinta non da mano umana”, legata a una città – Rossano – che aveva alle spalle secoli di storia, arte, fede e un’identità immediatamente riconoscibile.

Prima, però, bisogna tornare all’inizio.

E all’inizio non c’era niente di tutto ciò che oggi associamo alla Festa dell’Achiropita del Brasile. C’era solo una strada.

Il 1908: prima Messa, senza una chiesa

La prima notizia documentata di una festa dell’Achiropita nel Bixiga risale al 1908. Non c’era ancora il Santuario. Non c’era nemmeno una vera cappella.

Secondo la ricostruzione riportata da Martinelli, la prima Messa venne celebrata all’aperto, sopra un altare improvvisato all’angolo tra Rua Dutra e Rua 13 de Maio.

Esisteva già un’immagine della Madonna, scolpita da Marino Del Favero, che veniva custodita dal macellaio José Falcone. Un dettaglio che ci restituisce la dimensione di una fede domestica, comunitaria, quasi familiare. Ancora non esplosa in quella che è oggi la grande festa del Bixiga.

Martinelli riprende in questo passaggio una testimonianza raccolta dal sociologo Carlo Castaldi, che aveva studiato l’inserimento degli immigrati italiani nella società paulista. Nei primi giorni di agosto gli emigrati costruivano l’altare lungo Rua 13 de Maio. Quando tutto era pronto, andavano a prendere l’immagine nella casa del festeiro, il responsabile della festa dell’anno precedente.

La Madonna usciva letteralmente da una casa. Veniva accompagnata dai fedeli fino all’altare e lì cominciava la celebrazione. Il nuovo festeiro era sorteggiato tra coloro che si offrivano. Buona parte delle spese ricadeva su di lui, mentre il resto veniva coperto attraverso le offerte raccolte durante la processione e quelle delle famiglie.

Davanti alle abitazioni si preparavano dei tavoli sui quali far sostare la statua. È quasi una fotografia della religiosità meridionale trasferita oltreoceano: la strada trasformata in chiesa, le case che diventano cappelle, le famiglie che finanziano la festa, la Madonna che passa di porta in porta.

Era una festa senza preti

C’è poi un particolare ancora più significativo. Per diversi anni, scrive Martinelli sulla base delle testimonianze raccolte da Castaldi, le feste si svolsero senza la presenza di sacerdoti.

Erano gli stessi italiani a organizzarle. E partecipavano anche gli altri abitanti del quartiere. Un dettaglio che spiega un tratto che accompagnerà tutta la storia successiva dell’Achiropita brasiliana: la devozione nasce popolare prima di diventare istituzionale ed ecclesiastica. Insomma, una festa di fede ma dal forte carattere laico.

Non è una festa imposta dall’alto ma una festa costruita dal basso. Dal popolo. Nel 1918, dieci anni dopo quella prima Messa all’aperto, un gruppo di paesani riesce finalmente a costruire una cappella. Ma anche quella rimane inizialmente autonoma dalla Curia. La comunità, infatti, aveva trovato un tetto per la propria Madonna, ma la struttura restava fragile.

1925:  quando tuttpo rischiò di fermarsi 

Il passaggio successivo arriva nel marzo 1925. L’arcivescovo di San Paolo, Leopoldo Duarte e Silva, decide di affidare la cappella ai sacerdoti della Divina Provvidenza dell’Opera Don Orione.

Le condizioni dell’edificio, secondo le annotazioni del Livro Tombo della parrocchia riportate da Martinelli, erano pessime. Mancava buona parte del tetto. Solo la navata centrale era coperta. Il presbiterio, le navate laterali e il piccolo campanile erano scoperti. Mancavano i vetri alle finestre e buona parte delle grate.

La commissione che avrebbe dovuto occuparsi dei lavori era divisa. La statua della Madonna non si trovava nemmeno nella cappella: era custodita nella stanza di una donna. La storia dell’Achiropita avrebbe potuto fermarsi lì.

Invece succede l’esatto contrario. L’immagine viene riportata nella cappella e collocata sopra un altare di legno. Si ricomincia a celebrare la Messa. La partecipazione all’inizio è modesta.

Poi arrivano le offerte. Martinelli cita espressamente Maria Nazzaro, che dona una somma importante. Una successiva iniziativa di beneficenza permette di raccogliere altro denaro.

Il tetto viene finalmente completato. E la gente torna. Le note parrocchiali riportate nel libro descrivono il cambiamento con una frase semplice: nel maggio di quell’anno, la sera, la chiesa era ormai completamente piena di persone. La devozione che qualche mese prima sembrava quasi senza futuro stava ripartendo.

Nel 1926 entrano in scena i rossanesi

Il 14 marzo 1926 viene istituita la parrocchia di San José do Bexiga. Ma il documento più interessante per noi arriva pochi mesi dopo.

Il 19 dicembre 1926 viene solennemente benedetto l’altare maggiore di marmo. E nelle carte parrocchiali citate da Martinelli compare finalmente in maniera esplicita Rossano.

Il documento attribuisce infatti la realizzazione dell’altare alla “colonia di Rossano”, guidata da Paschoal Romanelli, Luiz Canaglia, Caetano Giardino e José Cianciariso, che lo ordinò e lo pagò.

È un passaggio decisivo. Perché fino a quel momento potevamo seguire una devozione portata dagli immigrati calabresi. Da qui in avanti, invece, abbiamo un documento che mette nero su bianco il protagonismo diretto dei rossanesi nella costruzione materiale della comunità religiosa dell’Achiropita a San Paolo.

La Madonna che nel 1908 usciva dalla casa di un festeiro per raggiungere un altare costruito in strada, diciotto anni dopo aveva una parrocchia e un altare maggiore.

Ma il passaggio più straordinario doveva ancora avvenire. Perché l’Achiropita non sarebbe rimasta soltanto la Madonna dei rossanesi.

Avrebbe cominciato lentamente a diventare la Madonna del Bixiga. Ed è proprio lì che inizierà la seconda puntata. Per capire come una festa nata dentro una comunità calabrese sia riuscita a mescolarsi con la vita di San Paolo senza perdere la propria origine. E soprattutto per cominciare a rispondere alla domanda da cui siamo partiti: perché proprio l’Achiropita?

Forse perché, tra le tante devozioni arrivate dall’Italia, quella Madonna aveva già qualcosa che le altre non possedevano nella stessa misura: una storia capace di essere raccontata.

E quando una storia è abbastanza forte da attraversare un oceano, può finire persino per cambiare l’identità di un quartiere.


FONTI
La ricostruzione di questa prima puntata si basa su Franco Martinelli, San Paolo: gli italiani. Integrazione sociale e diffusione culturale, Bulzoni Editore, cap. VIII, “L’influenza degli immigrati calabresi nell’identità di un quartiere. Il Bexiga”, pp. 115-117. Martinelli utilizza, per questa fase della vicenda, la ricerca di Carlo Castaldi, O ajustamento do imigrante à comunidade paulistana e soprattutto le note storiche del Livro Tombo della Parrocchia di Nossa Senhora Achiropita, dalle quali provengono le informazioni sulla situazione della cappella nel 1925, sulle offerte, sulla fondazione della parrocchia e sull’altare realizzato dalla colonia di Rossano.


l'immagine in copertina è stata generata con AI

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.