Xylella, il Porto di Corigliano diventa una delle tre frontiere dei controlli fitosanitari in Calabria
Il Piano regionale contro il focolaio di Taurianova individua lo scalo della Sibaritide tra i punti di controllo frontaliero. Un ruolo tutt’altro che secondario per un territorio che conosce già il prezzo delle specie aliene
CORIGLIANO-ROSSANO – La difesa degli ulivi calabresi dalla Xylella passa anche dal Porto di Corigliano. Non è una suggestione, ma uno dei passaggi più interessanti contenuti nel Piano d’azione per l’eradicazione del focolaio approvato dalla Regione Calabria il 2 settembre scorso, dopo l’accertamento di sette olivi positivi a Xylella fastidiosa sottospecie pauca a Taurianova.
Nel capitolo dedicato ai controlli ufficiali, il documento individua infatti tre punti di controllo frontaliero nei quali il Servizio Fitosanitario regionale assicura verifiche: Porto di Gioia Tauro, Porto di Corigliano e Aeroporto internazionale di Lamezia Terme. Qui sono previsti controlli documentali, di identità e fisici, svolti insieme alle autorità portuali e aeroportuali e agli ispettori del Servizio Fitosanitario.
Insomma, lo scalo di Corigliano-Rossano diventa così una frontiera fitosanitaria della regione, un punto attraverso il quale passa una parte della strategia destinata a impedire l’introduzione e la diffusione di organismi nocivi.
Un porto dentro la strategia anti-Xylella
Il Piano regionale prevede controlli rafforzati sulla movimentazione delle specie vegetali più sensibili. Tra quelle espressamente indicate figurano anche Olea europaea, quindi l’olivo, ma pure mandorlo, oleandro, lavanda, rosmarino e altre specie sottoposte a specifiche verifiche prima degli spostamenti.
Il motivo è semplice. Xylella non si muove da sola per centinaia di chilometri: la sua diffusione avviene attraverso gli insetti vettori e può essere favorita dalla movimentazione di materiale vegetale che viene effettuato proprio nel porto sibarita. Lo stesso Piano arriva a raccomandare precauzioni persino per il trasporto passivo degli insetti attraverso automobili, altri mezzi e indumenti.
E se oggi il problema si chiama Xylella, la Calabria ha già imparato quanto possa essere difficile fermare un organismo alieno dopo che è entrato e si è diffuso.
Il precedente del punteruolo e gli sbarchi di biomasse
Il pensiero corre inevitabilmente al punteruolo rosso, il coleottero asiatico che negli anni scorsi ha letteralmente cancellato migliaia di palme dal paesaggio calabrese.
In quegli stessi anni il Porto di Corigliano era uno degli scali utilizzati per l’arrivo di grandi quantità di biomasse vegetali. Nei documenti ufficiali dei traffici portuali compare anche il PKS, Palm Kernel Shell, cioè il guscio del nocciolo della palma utilizzato come combustibile nelle centrali a biomassa: nel solo 2013 risultano sbarcate a Corigliano 84.666 tonnellate nella categoria indicata negli atti come “cippato di legno PKS”. Negli anni successivi l’Autorità portuale documentò inoltre traffici di cippato destinati anche alla centrale di Biomasse Italia di Strongoli.
Certo, non c'è una fonte ufficiale che dimostri che il punteruolo rosso sia entrato in Calabria proprio attraverso quei carichi sbarcati a Corigliano. Anche se le ricostruzioni fitosanitarie ufficiali indicano come principale veicolo della diffusione italiana del Rhynchophorus ferrugineus l’importazione di palme ornamentali infestate e di suoi derivati (come appunto gli sfalci).
Stavolta il problema è molto più grande
E con la Xylella la posta in gioco è persino superiore. La Calabria del nord-est possiede un patrimonio olivicolo costruito attorno a cultivar come Dolce di Rossano, Grossa di Cassano e Tondina, delle quali, come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, non conosciamo ancora con sufficiente certezza il comportamento nei confronti del batterio.
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Ed è proprio nello Jonio cosentino, a Mirto Crosia, che si trova una delle più importanti collezioni italiane di germoplasma olivicolo, con oltre 450 varietà conservate e studiate.
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E se per Mirto rimane ancora iin piedi, saldo, il mito della ricerca sull'olivicoltura, nella Sibaritide si apre un nuovo fronte, quello della prevenzione. con il Porto di Corigliano che diventa uno dei presidi attraverso i quali passa la protezione fitosanitaria dell’intera Calabria.