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DIARI DI STORIA | Prima di Sibari: Serra Castello, la città perduta che dominava la Piana

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E’ abbastanza recente la scoperta di un insediamento protostorico della media età del Bronzo (sec. XIV-XIII ca. a.C.) a Serra Castello in territorio di Corigliano Rossano, un pianoro posto su un’altura a sperone alla confluenza del torrente Galatrella col fiume Crati in posizione rialzata e dominante sulla sottostante Piana di Sibari. Si trattò di ritrovamenti fortuiti a seguito di lavori stradali segnalati con immediatezza il 22 aprile 1969 al Dott. Giuseppe Foti, Soprintendente alle Antichità della Calabria, dal Direttore del periodico “Magna Graecia”, Prof. Tanino De Santis di Cosenza. Così scrive: “Su segnalazione di alcuni amici, che mi riferivano di aver notato cocci antichi nella contrada Castello del territorio di Corigliano Calabro, mi sono recato sul posto per un sopralluogo ed ho individuato una vasta area archeologica che, per la sua posizione geografica, assume un notevole interesse nello studio degl’insediamenti storici in Sibaritide. Trattasi di un largo pianoro a sommo di uno scosceso colle, nettamente delimitato dal fiume Crati e dal torrente Galatrella e proteso verso la Piana, quasi all’altezza del ponte sul Crati della SS. 106 bis. Il pianoro costituisce una posizione veramente strategica, perché si domina l’ultima strettoia della valle del Crati, prima che il fiume si allarghi nella pianura. Tanto il pianoro terminale che i declivi del colle (per il lento smottamento del terreno) sono letteralmente cosparsi di frammenti fittili, riferibili per lo più a ceramiche che vanno dall’età protostorica a quella ellenistica: il che presuppone una lunga continuità di vita sul posto. Sono anche visibili i ruderi di un abituo, che purtroppo non ho potuto esaminare da vicino” (Scavello, p. 1088, n. 339). (1)

Alla segnalazione faceva seguito la risposta del Soprintendente Foti con cui tranquillizzava il Prof. De Santis di aver avuto già da qualche mese notizia dell’insediamento e che “sarà oggetto di saggi di scavo nei prossimi mesi dopo che sarà approvata una perizia da me già inviata al Ministero ai primi di quest’anno” (ivi, n. 340).

L’esecuzione dello scavo poi avviata nell’ottobre 1971 veniva affidata all’Ispettore Pietro Giovanni Guzzo, che, il 30 novembre successivo, così relazionava al Dott. Foti: “Dal 18 al 22 ottobre c.a. si sono svolti scavi archeologici nella località in oggetto (Serra Castello), al fine di accertare l’entità delle segnalazioni ricevute da parte dell’Ispettore Onorario della zona; i lavori sono stati favoriti dalla piena collaborazione mostrata dai proprietari del terreno (Francesco e Alessandro D’Alessandro di Mormanno, ndr). La sommità del colle interessato alle ricerche, racchiusa entro l’isoipsa di quota m. 300 (in base alla tavoletta I.G.M. “Terranova da Sibari” foglio 229 I NE), si mostrava fittamente cosparsa di tegolame e frammenti fittili risalenti ad epoca ellenistica; le pendici del colle hanno restituito in superficie frammenti di impasto risalenti all’età del Ferro. A quota 306 m. risultava la pianta di un edificio rettangolare; nella scarpata dell’attuale strada di accesso, circa alla stessa quota, si notava la testa di un muro costruito con quadroni di tufo giallo, insieme a numerosi frammenti di pithoi e tegole. I lavori si sono svolti in due zone: la prima, di m 15 x 5, intorno al muro in tufo descritto; la seconda, di m 23 x 2, per chiarire l’edificio rettangolare sepolto. Nella prima zona (A), tolto lo strato di terreno vegetale, si è rivelata la seguente, procedendo da N a S: un allineamento di blocchi, ortogonale ad una costruzione circolare, alla quale è tangente un muro, sempre in blocchi di tufo… I materiali rinvenuti consistono in frammenti di tegole ed in pochi frammenti ceramici, databili nel IV-III sec. a.C. non valutabili.

Nella seconda zona (B), prosegue la nota, si è condotta una trincea esplorativa, ortogonale alla pianta presunta dell’edificio sepolto: si sono rinvenuti tre muri, paralleli fra loro, che costituiscono probabilmente le pareti esterne ed una partizione interna di una struttura di funzione non ancora nota. Nel terreno vegetale che solo ricopriva i muri, di ciottoli a secco, si sono rinvenuti frammenti di tegole e ceramici, databili nel IV-III sec. a.C., non valutabili.”

L’Ispettore dr. Pietro Giovanni Guzzo concludeva che “i lavori descritti hanno messo in luce resti di strutture, pertinenti ad un abitato di epoca ellenistica, protetto da mura di cinta con torri circolari a difesa di un accesso, e con edifici costruiti a secco. Nella stessa località si hanno cospicui resti di un insediamento precedente, del quale tuttavia non si hanno ancora elementi istruttivi. In forza di questi risultati, si esprime il subordinato parere di imporre sulla zona compresa nell’isoipsa di quota m. 300 il vincolo diretto previsto dalla legge 1-VI-1939, n. 1089 all’art. 3 e di continuare i saggi di scavo, al fine di completare le conoscenze attuali”. (2)

Lo stesso Dott. Guzzo in seguito annoterà che scavi più sistematici sono stati da lui condotti nel 1978 che hanno portato alla luce un tratto di apprestamento di difesa, completato con torri a pianta circolare, databile tra IV-III sec. a.C., analogo al sistema di Castiglione di Paludi. Da queste evidenze si può rilevare che l’insediamento dovette essere frequentato già in periodo precedente alla fondazione di Sibari (sec. VIII) assegnabile, come già detto, al Bronzo medio (sec. XIII-XII), per poi subire successivamente un crollo di notevole rilevanza probabilmente per la nuova presenza della potente Sibari che in breve aveva confederato a sè, come dice Strabone, “4 popoli e 25 città”. Del resto anche centri viciniori più affermati e forti come Broglio di Trebisacce, Torre Mordillo, Francavilla, Amendolara nello stesso periodo avevano registrato un’analoga rilevante decadenza con lo stesso rilassamento. Addirittura a Torre Mordillo sono affiorati segni di distruzione causati da un incendio in coincidenza proprio dell’arrivo dei nuovi coloni di Sibari.

Superato l’impasse, Serra Castello vivrà una sua ripresa e rilancio in età ellenistica non si sa se per l’apporto degli italioti di Thurii, o dei sopravvenuti Brettii dopo che questi ebbero la meglio sui primi. (3) L’insediamento probabilmente scomparve definitivamente nel sec. VI-VII dell’era cristiana a causa dell’occupazione devastante dei Longobardi che interessò tutto il territorio circostante. (4)


N O T E

(1)  Per questa e altre citazioni d’archivio faccio riferimento per lo più a R. S. SCAVELLO, Archeologia senza scavo. Storia degli studi e delle scoperte archeologiche tra XVIII e la metà del XX secolo nella Calabria Citeriore attraverso i documenti di Archivio, Tesi di Dottorato di Ricerca presso l’Unical di Cosenza, Dipartimento Studi Umanistici, anno accademico 2016-2017.
(2) Cfr. SCAVELLO, p. 1089, n. 343. L’intenso materiale archeologico raccolto è conservato presso il Museo Nazionale di Reggio Calabria; cfr. anche A. PALADINO – G. TROIANO, Calabria Citeriore. Archeologia in provincia di Cosenza, Galasso editore, Trebisacce 1989, p. 66.
(3) Cfr. P.G. GUZZO, Le scoperte archeologiche nell’attuale provincia di Cosenza, Trebisacce 1978; D. MARINO – A. TALIANO GRASSO, Rocche preistoriche e abitati brettii tra Sila e mare Jonio, Corigliano, in Atti Convegno Internazionale “Centri fortificati indigeni della Calabria dalla protostoria all’età ellenistica”, Napoli 16-17 gennaio 2014, Naus editoria 2017, pp. 97-130.
(4) Cfr. F. MOLLO, Guida archeologica della Calabria antica, editore Rubbettino, Soveria Mannelli 2018, p. 575.

immagine in copertina generata con IA

Luigi Renzo
Autore: Luigi Renzo

nato a Campana, è sacerdote dal 1971. Per oltre trent'anni parroco a Rossano, ricoprendo anche gli incarichi di Vicario Generale dell’Arcivescovo, Direttore del Museo Diocesano e dell’Ufficio regionale per i Beni Culturali Ecclesiastici. Ha conseguito il Dottorato in Teologia presso la Pontificia Università Lateranense e la laurea in Pedagogia all’Università di Urbino. Ha insegnato nelle scuole statali ed è stato docente di Beni Culturali e Antropologia Culturale presso il Seminario Teologico di Cosenza. Giornalista e Socio delle Deputazione di Storia PatriaCalabria, ha al suo attivo innumerevoli pubblicazioni ottenendo diversi premi letterari anche nazionali. Nel 2007 vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, è diventato vescovo emerito nel 2021. È rientrato nella sua diocesi di origine e oggi vive a Corigliano-Rossano. All’interno della CEC è stato Vescovo delegato per le Comunicazioni Sociali e Beni Culturali nel ruolo di Segretario; membro Commissione Comunicazioni Sociale della CEI