Caccia al tesoro nel centro storico: bambini e famiglie riscoprono la memoria di Rossano
Dal percorso partito da Piazza Santi Anargiri ai riferimenti al terremoto del 1836, fino alla tappa finale in piazza Matteotti: il viaggio educativo promosso dal Polo Magnolia ha attraversato i luoghi simbolo del centro storico
CORIGLIANO-ROSSANO – «Il tesoro non era soltanto in uno scatolo da trovare alla fine del percorso. Era nelle piazze attraversate, nei passi dei bambini tra i vicoli, nelle risate che hanno riempito il centro storico, negli sguardi dei passanti incuriositi, nella memoria di Rossano trasformata in gioco. È diventata un’esperienza educativa, identitaria e familiare la caccia al tesoro promossa dal Polo Infanzia Magnolia, che ha accompagnato i bimbi e le loro mamme, ma anche tanti papà, in un viaggio dentro la storia della Città d’Arte e del Codex».
«A guidare la spedizione dei tanti piccoli esploratori è stata la pedagogista Teresa Pia Renzo, direttrice della Cooperativa Magnolia, che ha accompagnato bambini e famiglie lungo le tappe del percorso. L’obiettivo – spiega – è stato quello di far vivere il centro storico come spazio educativo aperto, luogo di memoria, relazione e appartenenza».
Il punto di ritrovo è stato Piazza Santi Anargiri, da dove è partita la caccia al tesoro costruita attorno alla storia di Rossano e, in particolare, alla memoria del terremoto del 1836. Le mamme, insieme ai bambini, sono state chiamate a decodificare messaggi, indizi e rime, seguendo un tracciato che ha trasformato il centro urbano in una mappa viva da interpretare passo dopo passo.
Il percorso ha richiamato luoghi, figure e simboli della città antica, intrecciando memoria storica e scoperta. Dalla partenza verso Piazza Steri fino alla tappa di San Marco, dalla Cattedrale a Palazzo San Bernardino, ogni indizio ha aperto una piccola finestra sulla Rossano che fu e sulla Rossano che continua ad essere. La caccia al tesoro ha permesso ai partecipanti di incontrare la storia come esperienza condivisa. Il ricordo del sisma, le tracce della devozione, il riferimento all’Odigitria qui venerata con il titolo di Achiropita, la presenza dei luoghi religiosi e civili sono diventati strumenti per orientarsi nello spazio e nel tempo.
Uno degli aspetti più significativi dell’attività è stato il rapporto tra bambini e spazio urbano. Esplorando le vie del centro storico, i piccoli hanno restituito voce ai quartieri attraverso entusiasmo, movimento, domande, urla e risate. Una presenza capace di attirare l’attenzione dei passanti e di trasformare, anche solo per qualche ora, la città in un luogo pienamente abitato.
«Il valore pedagogico dell’esperienza – sottolinea Teresa Pia Renzo – sta proprio nella possibilità di far dialogare infanzia, territorio e memoria. I bambini hanno bisogno di vivere i luoghi, non di attraversarli distrattamente. Un centro storico può diventare aula, laboratorio, racconto, gioco. Può insegnare appartenenza molto più di una lezione frontale, perché mette insieme corpo, emozione, relazione e scoperta».
La tappa finale ha condotto il gruppo verso il tesoro, nei pressi della statua di San Nilo in piazza Matteotti. A trovarlo sono state le mamme insieme ai bambini: uno scatolo con piccoli doni pensati per entrambi. Alle mamme è stato consegnato un portachiavi realizzato dai propri figli con il supporto delle educatrici, composto da fili di perline e da un cuore decorato di rosso in pasta di sale. Ai bambini, invece, sono state donate caramelle alla liquirizia e alle clementine Amarelli, richiamando un’altra eccellenza identitaria del territorio.
La mattinata ha previsto anche una pausa al Bar Tagliaferri, prima di concludersi con il pranzo al Bisanzio, dove il gruppo si è trattenuto fino alla sera. Un tempo disteso, familiare, comunitario, che ha reso l’esperienza non solo didattica, ma anche relazionale.