«No al colonialismo elettorale»: Rifondazione Comunista attacca l’assessore Gallo
La nota del partito dopo le dichiarazioni rese a Villapiana: «Chi non sostiene la Giunta Occhiuto rischia l’isolamento istituzionale»
VILLAPIANA - «Diciamo no al colonialismo elettorale dell’assessore Gianluca Gallo». È dura la presa di posizione di Rifondazione Comunista dopo le dichiarazioni pronunciate dall’assessore regionale durante un incontro pubblico a Villapiana.
Nel mirino del partito finiscono le parole attribuite all’esponente della Giunta regionale, considerate «un vero e proprio editto politico» nei confronti di chi non sostiene l’attuale maggioranza guidata dal presidente Roberto Occhiuto.
«Se critichi la Giunta Occhiuto e non la voti, puoi dimenticarti la Regione nei prossimi cinque anni. Chi tocca i fili muore: ecco il nuovo credo della politica made in Forza Italia calabrese», si legge nella nota.
Rifondazione richiama quindi il passaggio più contestato dell’intervento di Gallo: «Noi continueremo a governare la Regione per altri quattro anni e mezzo. Significa isolare Villapiana, significa non dare a Villapiana la possibilità di avere risposte».
Parole che, secondo il partito, delineerebbero «un modo irrituale e profondamente scorretto di intendere la gestione della cosa pubblica». Da qui l’interrogativo polemico contenuto nel comunicato: «Abbiamo capito bene? Chi non sta dalla parte di Gallo può mettersi l’anima in pace? I problemi dei cittadini, le richieste dei territori e i progetti delle comunità possono essere ignorati solo perché non allineati politicamente?».
Nel documento si sottolinea inoltre che «la Cittadella regionale non è una dependance personale» e che il ruolo di assessore «deve rispondere alle esigenze di tutti i cittadini, anche di chi non vota o non ossequia il potere politico».
Rifondazione Comunista parla infine di «terrorismo politico» che rischia di mortificare i territori e impoverire il confronto democratico, soprattutto in vista delle prossime competizioni amministrative. «Con questo clima – conclude la nota – le nostre periferie vanno al voto locale. Meritiamo davvero livelli così bassi di discussione e rappresentanza politica?».