Co-Ro, il caso idrogeno resta aperto: Stasi difende la strategia energetica
Il sindaco della città di Corigliano-Rossano torna a chiare la visione sull’idrogeno nell’ex area Enel di Sant’Irene e rilancia l'idea (poi sfumata) di una filiera energetica legata a mobilità ferroviaria e porto
CORIGLIANO-ROSSANO - La vicenda dell’idrogeno nell’ex area Enel di Sant’Irene continua ad alimentare il dibattito politico e industriale del territorio. Dopo le considerazioni dell’imprenditore Aldo Romeo, secondo cui Enel avrebbe rinunciato al progetto semplicemente perché «senza mercato non si vende idrogeno» (ne abbiamo parlato qui), il sindaco Flavio Stasi, è tornato a difendere la scelta strategica dell’investimento e rilancia la necessità di una visione politica di lungo periodo.
Il punto, però, è capire dove finisca la visione e dove inizi la concretezza. Romeo ha posto una questione rispetto a questo specifico settore industriale difficilmente aggirabile: un impianto per la produzione di idrogeno verde non vive di finanziamenti pubblici, ma di domanda reale. Chi compra quell’idrogeno? Attraverso quali infrastrutture viene trasportato e utilizzato? Per alimentare quali mezzi, quali industrie, quali reti logistiche? È una domanda squisitamente tecnica. Ed è una domanda alla quale, finora, il territorio non ha dato risposte strutturate.
Nella posizione del sindaco emerge una lettura tutta politica: «L’idrogeno sarebbe stato – spiega Stasi - il punto di partenza per costruire una filiera futura, un primo vettore capace - nel tempo - di generare mobilità sostenibile, ricerca e sviluppo industriale. Una scommessa, dunque. Una scelta di prospettiva».
Per il primo cittadino, infatti, il tema non può essere ridotto esclusivamente a una valutazione economica immediata. «La scelta di interrompere il progetto – precisa il primo cittadino - appartiene al management di Enel e può essere eventualmente attribuita al governo nazionale, non certo all’amministrazione comunale. È una decisione che ha riguardato anche altri territori, come La Spezia e successivamente Brindisi, dove pure esistevano condizioni molto avanzate e protocolli già firmati».
Il sindaco chiarisce anche alcuni aspetti amministrativi spesso oggetto di confusione nel dibattito pubblico: «L’impianto fotovoltaico era autorizzato. C’è stata molta sovrapposizione tra aspetti tecnici, politici e burocratici, ma il percorso era stato avviato».
Pur riconoscendo la legittimità dell’analisi proposta da Romeo – che definisce «una posizione da imprenditore e da tecnico» - fa notare che la politica dovrebbe ragionare su orizzonti diversi.
«È chiaro – dice - che un imprenditore ragiona sul ritorno immediato dell’investimento. Ma sulle grandi trasformazioni energetiche non si può ragionare solo così. Se avessimo applicato questo criterio in passato, probabilmente non avremmo mai avuto lo sviluppo del fotovoltaico, delle batterie o di altre tecnologie che oggi consideriamo normali».
Secondo Stasi, il progetto di Corigliano-Rossano non rappresentava soltanto un piccolo impianto industriale finanziato con fondi PNRR, ma il tentativo di avviare una vera filiera dell’idrogeno nel Mezzogiorno: «Parliamo di un investimento complessivo relativamente contenuto per Enel. L’idea era creare un primo nucleo produttivo capace di generare sviluppo successivo, sperimentazione e nuove applicazioni».
Tra queste, cita in particolare il settore della mobilità ferroviaria: «Avevamo già avviato interlocuzioni con la Regione Calabria per valutare la possibilità di alimentare con l’idrogeno uno dei nuovi treni previsti dai bandi regionali. L’idea era costruire una linea alternativa tra Corigliano-Rossano e Cosenza, collegando due aree strategiche della provincia: da un lato il polo universitario, dall’altro la nostra area produttiva e turistica».
E oggi quella prospettiva appare persino più attuale, alla luce delle difficoltà infrastrutturali della rete ferroviaria calabrese: «Abbiamo linee non elettrificate, problemi continui sulla rete e costi sempre più elevati del trasporto su gomma. Una mobilità ferroviaria alimentata a idrogeno potrebbe rappresentare una soluzione innovativa e sostenibile».
Ma la visione immaginata dall’amministrazione andava oltre il trasporto ferroviario. Tra i destinatari figurava anche il porto di Corigliano-Rossano come possibile piattaforma sperimentale per la filiera dell’idrogeno.
«Si sarebbe potuto ragionare sull’utilizzo dell’idrogeno nelle attività portuali, creando un ecosistema energetico innovativo. La politica deve avere la capacità di immaginare processi di sviluppo, non soltanto di amministrare l’esistente».
Il tema, però, resta aperto nonostante il ritiro di Enel: «Credo che questo percorso debba rimanere sul campo. Oggi più che mai abbiamo bisogno di individuare fonti alternative sia per la mobilità sia per la produzione energetica. La discussione sull’idrogeno resta attuale anche alla luce dei cambiamenti geopolitici e del dibattito internazionale sull’energia».
«Anche le tecnologie energetiche tradizionali sono state perfezionate nel tempo. Qui stiamo parlando di una tecnologia ancora giovane, che utilizza l’idrogeno, uno degli elementi più diffusi in natura, e che ha enormi margini di evoluzione».
Infine, rilancia un concetto politico preciso: la Calabria non dovrebbe temere di diventare territorio di sperimentazione. «Noi scontiamo storicamente un ritardo industriale enorme. Proprio per questo – conclude - non dovremmo avere paura di essere terreno di innovazione. Spesso sono i territori che sperimentano per primi quelli che poi si trovano avanti quando una tecnologia matura davvero».