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Tomba di Spinetta a Pietrapaola: a 34 anni dalla scoperta resta ancora senza vincolo di tutela

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CARIATI - In un uliveto in collina alla periferia del paese, in località "Timpa del Salto", venne rinvenuta nell’ormai lontano 1978 una tomba (Tomba Brettia), risalente al IV a.C. Questo ritrovamento, la cui pubblicazione è avvenuta ad opera del professor Pier Giovanni Guzzo, rappresenta un caposaldo dell’archeologia Brettia e ha favorito, nel tempo, l’acquisizione di nuovi dati conoscitivi delle aree oggetto di studio che si spera possano portare al completamento del repertorio del corredo funerario sepolto nella tomba di Cariati.

La tomba a camera, ritrovata intatta nella necropoli di località Salto, è costituita da blocchi di arenaria che racchiudono un piccolo spazio di m 4,45 x 4,20. Internamente era affrescata con scene tratte dalla vita di un guerriero, mentre il corpo dello stesso era accompagnato da un ricco corredo funerario che, però, si disperse per gran parte in varie collezioni private. Un'armatura in bronzo, con cinturone, elmo e spada, anfore e piatti recuperati sono, invece, tutti esposti al Museo archeologico di Sibari.

In questo contesto storico e archeologico si inserisce anche un’altra tomba, quella a camera ipogea di Spinetta di Pietrapaola, scoperta dal professore Armando Taliano Grasso nel 1990, che per dimensioni risulta essere molto più grande di quella di Cariati.

«La località Spinetta – riporta Taliano Grasso in un estratto dei “Mélanges del l’école française” -, estrema propaggine nord-orientale dell’omonimo Cozzo (453 metri s.l.m.), è situata alla sinistra idrografica del fiume Laurenzana a circa 2400 metri a sud -ovest della cinta muraria brettia di Cozzo Cerasello con la quale è, probabilmente, in stretto rapporto topografico e organizzativo».

«La tomba – spiega più avanti – è posta nella parte meridionale del poggio (230 metri s.l.m.) che costituisce la bordura di una delle anse del fiume. A sud-ovest della tomba sono stati raccolti frammenti di contenitore per derrate con saldature a piombo e due monete bronzee dei Brettii (diobolo: Ares/Vittoria alata che incorona un trofeo; obolo: Zeus/Aquila); 325 metri circa a sud est, sulla sponda opposta del fiume, sono state individuate inoltre, le tracce strutturali di una fornace. La descrizione del monumento noto ai contadini e ai pastori del luogo come “Tomba del Gigante”, dovrà essere senz’altro verificata da uno scavo sistemico. La tomba a camera rettangolare, con probabile corridoio d’accesso (la parete sud-ovest sembra, infatti, rientrare con un dente lungo circa 30 cm), è orientata in direzione NO-SE, con ingresso a sud-est. La copertura, completamente asportata in antico, era formata da blocchi parallelepipedi in arenaria; di questi se ne conservano in loco ancora quattro: all’interno della camera (cm 155x53x45), all’esterno nei pressi dell’angolo N-E (cm 151x59x40), sul pendio del poggio (cm 174x56x35) e ai piedi della collina (cm 117x54x45). I lastroni di copertura poggiavano sul filare di blocchi leggermente aggettanti all’interno che coronano le pareti perimetrali formate da quattro filari di blocchi in arenaria di dimensioni diverse ma perfettamente squadrati e accuratamente giustapposti. La parte anteriore della tomba è completamente ricoperta dal terreno. Le strutture emergenti raggiungono un’altezza massima di 185 cm».

«Recenti ricerche - riporta ancora Taliano Grasso nel testo curato per il Parco Archeologico di Cariati e Terravecchia - hanno portato all’individuazione a sud-ovest di monumento già noto di alcune strutture pertinenti probabilmente ad altre due tombe a camera ipogee e di un muro costruito con grossi blocchi che sembra delimitare ad ovest l'area di necropoli».

Ciò che stupisce di questo ritrovamento è che, purtroppo, a distanza di 34 anni, risulta ancora senza vincolo di tutela da parte della Soprintendenza.

Il vincolo di tutela è uno strumento prezioso che ha come scopo quello di garantire la conservazione e la fruizione del patrimonio storico e artistico. Esso limita il diritto di proprietà privata sui beni culturali e impone obblighi e restrizioni ai proprietari al fine di preservarne il valore storico, artistico e culturale. Il vincolo, infatti, è un limite imposto dal diritto pubblico alla proprietà privata, che riguarda i beni culturali e che è giustificato dall’interesse della collettività che intende conservare e fruire del bene in questione. Dopo l’emanazione di un provvedimento amministrativo, un bene culturale può essere dichiarato indipendentemente dal suo proprietario o da eventuali cambi di proprietà successivi. La “dichiarazione di interesse storico-artistico” è il provvedimento con cui un bene viene sottoposto a vincolo culturale. 

Secondo il Ministero dei Beni Culturali «i beni culturali vincolati non possono essere distrutti, danneggiati o utilizzati in modi non compatibili con il loro valore storico o artistico – e questo aspetto è ciò che mette a rischio luoghi e ritrovamenti come la tomba di Spinetta -, né possono essere soggetti a interventi che compromettano la loro conservazione. I proprietari sono inoltre responsabili della loro conservazione. Coloro che possiedono beni tutelati devono collaborare con gli uffici preposti per garantirne la salvaguardia e la valorizzazione, rispettando determinati obblighi autorizzativi».

«È incredibile – ha dichiarato Taliano Grasso – che dopo tutto questo tempo l’area sia ancora senza vincolo ed esposta al rischio di essere ulteriormente depredata e distrutta. Sono queste le funzioni più importanti che la Sovraintendenza è chiamata ad espletare ma su cui purtroppo è in clamoroso ritardo».

L’obiettivo è cercare di richiamare l’attenzione sul tema della tutela e della valorizzazione del patrimonio storico, artistico e culturale che continuiamo a non percepire come risorsa ma come fardello. Se i percorsi di riappropriazione dei luoghi – insieme alla consapevolezza di ciò siamo e di ciò che abbiamo - resteranno a margine degli interessi della collettività saremo destinati a perdere. Un atteggiamento del genere è profondamente irrispettoso sia nei confronti della storia che del lavoro degli studiosi. Noi pertanto lanciamo un appello, con la speranza che tutti i beni a rischio possano rientrare negli interessi e dei percorsi di valorizzazione.

Rita Rizzuti
Autore: Rita Rizzuti

Nata nel 1994, laureata in Scienze Filosofiche, ho studiato Editoria e Marketing Digitale. Amo leggere e tutto ciò che riguarda la parola e il linguaggio. Le profonde questioni umane mi affascinano e mi tormentano. Difendo sempre le mie idee.