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"Libere x Costituzione", il racconto delle 21 donne che hanno fatto l'Italia

2 minuti di lettura

CORIGLIANO-ROSSANO – La crisi della democrazia che l’Europa sta sperimentando ci obbliga ad un esercizio: ricordare a noi stessi e a tutti i cittadini che ogni conquista non è data per sempre, che ogni diritto ha bisogno di essere costantemente difeso.

La democrazia è una forma di governo che tende a coniugare tre elementi: i diritti, l’ordinamento giuridico egualitario e lo stato sociale, ossia le politiche dirette a rimuovere le situazioni di disuguaglianza. Ma è davvero così? E soprattutto, cosa accade a quelle categorie che, nonostante tutte le garanzie, vivono il peso della disparità e la mancanza di diritti e tutele?

Oggi è la Giornata internazionale dei diritti delle donne, una ricorrenza utile a tenere alta l’attenzione sul lungo percorso di lotta ed emancipazione che le donne hanno intrapreso ormai da decenni e che, con fatica, continuano a portare avanti malgrado gli ostacoli, occasionali rigurgiti reazionari e bruschi rallentamenti, frutto della cultura in cui siamo immersi.

A riprova della forza, della perseveranza e del ruolo cruciale delle donne Valeria De Cubellis, Margherita Madeo e Serena Riglietti hanno deciso raccontare la storia delle nostre madri costituenti che hanno dato un contributo fondamentale alla stesura della nostra Carta Costituzionale.

Con il libro “Libere x Costituzione. Le 21 donne che hanno fatto l’Italia” le autrici ci hanno fatto entrare nelle vite di queste donne e nei loro sogni di ragazze libere che, con sacrificio e determinazione, hanno immaginato e realizzato un Italia migliore.

Adele Bei, Bianca Bianchi, Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Maria De Unterrichter, Filomena Delli Castelli, Maria Federici, Nadia Gallico, Angela Gotelli, Anna Maria Guidi, Nilde Iotti, Teresa Mattei, Angela Merlin, Angiola Minella, Rita Montagnana, Maria Nicotra, Teresa Noce, Ottavia Penna, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi e Vittoria Titomanlio sono state figure straordinarie, tutte unite da un nobile intento: costruire un mondo nuovo e uguale per tutti.

È ad Angela Merlin, ad esempio, che dobbiamo la dicitura senza distinzione di sesso nell’Art. 3. Precisazione che per gli uomini del tempo appariva superflua ma che per Merlin era importantissima: “Voi sarete pure insigni giuristi - disse - ma io conosco la storia e quando nel 1789 in Francia furono proclamati i diritti dell’uomo e del cittadino, come tale venne considerato solo colui che portava i pantaloni”. O a Teresa Mattei, che si batté per aggiungere la locuzione di fatto nel passaggio: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Come ha spiegato bene Benedetta Tobagi nella prefazione: «Queste donne hanno lottato perché tutti noi, maschi o femmine, ricchi o poveri, nell’infinità diversità umana, potessimo fiorire nel modo migliore. Adesso tocca a noi fare come loro: guardaci intorno, capire chi siamo davvero, trovare il nostro posto nel mondo e scoprire in che modo possiamo contribuire per fare assomigliare sempre di più la realtà in cui viviamo all’ideale disegnato dalla Costituzione».

Rita Rizzuti
Autore: Rita Rizzuti

Nata nel 1994, laureata in Scienze Filosofiche, ho studiato Editoria e Marketing Digitale. Amo leggere e tutto ciò che riguarda la parola e il linguaggio. Le profonde questioni umane mi affascinano e mi tormentano. Difendo sempre le mie idee.