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Francesco Russo e "90 pillole punk", alla scoperta di una controcultura musicale trasversale

3 minuti di lettura

CORIGLIANO-ROSSANO – Oggi abbiamo deciso di raccontare la storia di un genere musicale che ha segnato intere generazioni: il Punk. Per parlare di questo argomento abbiamo invitato Francesco Russo, autore del libro “90 pillole Punk”, ospite all’Eco in Diretta, il talk della nostra testata condotto dal direttore Marco Lefosse.

Il Punk è un genere musicale emerso intorno agli anni ’70 del secolo scorso, la cui cifra era esprimere il malcontento sociale di un’intera generazione. La controcultura musicale punk fungeva da catalizzatore per i giovani di allora che vivevano nella disillusione di un mondo decadente e apparentemente alla deriva. La ribellione era il motore del movimento.

«Anche io – afferma Russo - da frequentatore del settore di quello che allora era solo il “campo sportivo” (e non lo stadio), ho avuto modo respirare un’atmosfera di sana ribellione. Rossano era una cittadina di provincia del sud Italia, quanto di più lontano dalla realtà milanese che, anche allora, era il cuore pulsante delle mode che giungevano dall’Inghilterra. Grazie ai racconti di amici un po’ più grandi ho vissuto, sebbene de relato, la frizzante partecipazione a delle idee che pian piano iniziavano a farsi strada. Siamo stati tra i primi ad avere un movimento punk locale, e a quello ci siamo inspirati insomma».

Il movimento, all’apparenza così distante, giunse quindi fin qui. Questa brevissima panoramica sul mondo del genere è il pretesto per parlare del nuovo libro di Francesco Russo90 pillole punk”, la cui prefazione porta la firma di Enrico Ruggieri. Spesso questo movimento musicale è stato associato ad una corrente politica definita ma il genere è completamente trasversale.

«Personalmente, credo non ci possa essere operazione più sbagliata che ghettizzare politicamente un genere musicale. Anche qualora sia lo stesso musicista ad esporsi dichiarando una propria fede politica. Il punk, in effetti, è stato perennemente oggetto di equivoci. Il primo gruppo che ha portato il punk in Italia, i Decibel di Enrico Ruggeri, fa partire la sua carriera sfruttando proprio un equivoco. Tappezzarono le strade di Milano con i manifesti di un concerto fantasma che non avrebbero mai tenuto, questo servì a radunare gruppi avversari che si incontrarono per l’occasione e fecero a botte. Due mesi dopo i Decibel registrarono il loro primo disco».

Un modo di fare musica e di promuovere se stessi che appartiene a un mondo che, forse, non esiste più. Oggi un tale approccio risulterebbe impensabile. L’adesione a un genere in maniera così completa è cosa rara (forse solo il mondo rap conserva un’identità ben definita e un seguito altrettanto forte). Ma come raccontare e trasmettere ai giovani la forza di un genere musicale che era a sua volta anche un movimento culturale?

«Bisogna considerare che un 70enne di oggi è nato nel ’53, ciò significa che a 20 anni, probabilmente, ascoltava David Bowie, Lou Reed, Jethro Tull e The Who. Sarà molto più rock lui di qualsiasi ragazzo adolescente di oggi che magari ascolta Sfera Ebbasta. Cerchiamo, quindi, di recuperare e coltivare il nostro passato! Non solo dal punto di vista punk ma riscoprendo artisti e generi dimenticati e poco raccontati. Nel libro, ad esempio, non ci sono riferimenti al punk integralista e di fatti sono stati inseriti anche artisti che possono essere inquadrati in ambiti diversi. Parlo di punk come atteggiamento mentale».

Infatti “90 pillole punk” racconta proprio 90 aneddoti partendo da quella che è la passione per la musica di Enrico Ruggeri ma poi si allarga a molti altri artisti.

«Si, sono partito da lì. Poi ho seguito questa linea artistica che mi ha portato a scoprire il resto. La base fondamentale della musica, soprattutto del rock, è la curiosità. Se non sei curioso e non hai interesse verso la contaminazione resti fossilizzato e rischi di ripeterti. Dal punk sono partite grandissime carriere, ci sono stati artisti che hanno sentito l’esigenza di fare altro perché quel genere gli stava stretto, non forniva più stimoli. Da queste evoluzioni abbiamo avuto ballate struggenti e straordinarie ma anche pezzi moto rock che suonano ancora oggi dopo 50 anni».

Da fan come si arriva a farsi scrivere una prefazione dal proprio idolo musicale?

«Ruggeri ha sempre saputo, fin dagli esordi, due cose, la prima è che non avrebbe mai riempito gli stadi e la seconda è che non sarebbe mai sparito. Questo gli ha permesso di avere un rapporto di conoscenza con il gruppo di fan più assiduo. Lo scorso anno sono stato ad un suo concerto e mentre mi avvicinai con mio figlio per la firma del disco gli feci la proposta, lui accettò e mantenne la promessa».

Tornando ai giovani, è difficile per loro vivere e abbracciare una corrente musicale e culturale. Cosa gli manca?

«Credo che a loro manchi il contatto con la realtà e le esperienze. Questo preclude loro la possibilità di appassionarsi. Chi ha avuto la fortuna di avere un genitore che ha provato ad innestare determinate cose, e non è detto che ci riesca, forse ha qualche possibilità in più. Cosa possiamo fare? Ognuno, nel suo piccolo, può cercare di raccontare e tramandare quello che è stato un grande passato, cercando magari di farlo rivivere ancora oggi».

Rita Rizzuti
Autore: Rita Rizzuti

Nata nel 1994, laureata in Scienze Filosofiche, ho studiato Editoria e Marketing Digitale. Amo leggere e tutto ciò che riguarda la parola e il linguaggio. Le profonde questioni umane mi affascinano e mi tormentano. Difendo sempre le mie idee.