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Dopo il Crati, la svolta strategica: la Sibaritide può diventare l’istmo produttivo del Mezzogiorno

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CORIGLIANO-ROSSANO -  L’acqua che invade, strappa, trascina e poi si ritira lascia fango e conti da pagare. Ma l’esondazione del Crati non può rimanere soltanto una calamità. Deve diventare uno spartiacque. Perché quando i danni diventano abnormi, quando l’economia locale viene colpita nel suo cuore produttivo, non basta piangersi addosso (perché non ce lo possiamo permettere) e non bastano nemmeno la rassicurazione di rito. Ora serve che tutti si rimbocchino le maniche e scrivano una stagione nuova di rilancio vero, di visione e soprattutto di scelte vere, coraggiose, dirompenti.

Ed è proprio in questo contesto che ritornano forti le prospettive tracciate, nelle settimane scorse, durante uno dei talk dell’Eco in Diretta incentrato proprio sulle prospettive della Calabria del nord-est (PUOI RIVEDERLO QUI). Una vera e propria mappa di azione, quella tracciata da Giovanni Soda — esperto in programmazione europea, ma soprattutto osservatore con lo sguardo largo — che si innesta come un “cambio di lente” su ciò che la Sibaritide può diventare: non periferia che chiede, ma nodo che connette. Non un lembo di Calabria da soccorrere, ma vero istmo infrastrutturale del Meridione.

Soda parte da un concetto graffiante: le politiche regionali, dice, hanno bisogno di un tavolo e di una collocazione strategica diversa, fuori dalle liturgie e “fuori dai protocolli” che spesso ingabbiano il ragionamento in recinti troppo stretti. Poi affonda sul tema chiave: le infrastrutture non sono un capitolo tecnico, per noi devono rappresentare la grammatica del futuro. E, qui, lancia una frase che, in un territorio abituato a sentirsi “ultimo”, suona come una provocazione utile: «Quest’area rappresenta un nodo di relazione importante perché l’Italia finisce un po’ in quest’area. Dopo inizia un’Italia più mediterranea: le due grandi direttrici jonico e tirrenica convergono qui». E se qui convergono è naturale che qui debba innestarsi una radice produttiva vera, reale, nuova.

Ecco perché, dentro questa cornice, l’esondazione del Crati diventa anche un test di maturità collettiva: vogliamo limitarci alla conta dei danni e alla richiesta di ristori, o vogliamo pretendere che la ricostruzione sia già “progetto di sviluppo”? Perché la Calabria del nord-est, oggi, è immersa in una stagione di grandi opere e di cantieri che cambiano la geografia reale dei collegamenti: la chiusura progressiva del Terzo Megalotto della Statale 106, la traiettoria del corridoio Adriatico–Jonio–Tirreno, l’orizzonte del prolungamento autostradale a sud di Sibari con l’ammodernamento della 106 tra Sibari e Corigliano-Rossano, l’elettrificazione della Jonica. Tutto questo non può restare una somma di “tratti” e “lotti”: deve diventare sistema.

Ma sistema per fare cosa? Giovanni Soda che nella sua lunga carriera da dirigente della Pubblica Amministrazione mette un punto fermo e insieme scomodo: «Smontiamo l’albero della retorica, questo territorio è un pezzo ordinario dell’Italia, non è “straordinaria”». Insomma,  basta narrazione vittimistica, basta marketing della marginalità, basta standardizzazione. Se siamo “ordinari”, rispetto all’Italia e all’Europa, allora dobbiamo ragionare in termini ordinari di competitività, logistica, filiere, scambi. E qui arriva la domanda che ribalta la visione delle cose: non più cosa può fare il resto del Paese del Continente per noi ma «cosa possiamo fare noi per loro?»

È una frase che sposta la Sibaritide dal ruolo di “destinataria passiva” di aiuti, sussidi mirati alla cosiddetta convergenza/coesione (quelli che per anni hanno foraggiato progetti spesso senza senso) a quello di “attrice”. E costringe a guardare le infrastrutture “morte” del territorio — il polo industriale di Rossano, il porto di Corigliano — non come cattedrali incompiute sulle “poggiare” sempre un pianto, ma come leve che, se rimesse in rete con i nuovi corridoi, possono alimentare un progetto di scala più grande: rendere la Piana di Sibari centro propulsore per la Calabria e per l’intero Mezzogiorno.

Dentro questo ragionamento entrano ipotesi e strumenti concreti. Ed è qui che il tecnico richiama anche il tema dell’aeroporto della Sibaritide «che andrà verificato di fatto» dice, non come struttura fine a se stessa ma - anche questa - in un contesto più ampio di corroborante di una nuova produttività. Che non è solo agricoltura, e soprattutto non è agricoltura classica, ma si declina in sviluppo di nuova tecnologia, in trasformazione e logistica.

E qui entra in gioco la piastra del freddo, che la politica regionale vorrebbe realizzare a Gioia Tauro dimenticando, omettendo o non considerando che farla, invece, a nord, nella Piana di Sibari avrebbe un diverso valore di competitività, capace di aprire “un potente sistema territoriale”, agganciando logistica, agroalimentare, distribuzione, catene di valore. Proprio grazie al nodo infrastrutturale.

Non solo. Soda allarga ancora di più la mappa e connette la Sibaritide all’area urbana cosentina e a un “giacimento” di beni culturali e produttivi che sta a nord di Cosenza, tra paesi, innovazione e ricerca. E soprattutto smonta un altro mantra che spesso torna nei discorsi pubblici: «Basta dirci che siamo abbandonati e isolati: siamo attraversati da uno dei principali corridoi plurimodali europei». Se è vero, allora la domanda diventa inevitabile: perché ci comportiamo come se non lo fossimo?

La risposta — e qui l’esondazione del Crati torna con tutta la sua forza — sta nella distanza che spesso separa infrastruttura e progetto. Un territorio può essere attraversato da grandi direttrici, ma restare comunque “fuori” se non costruisce connessioni, servizi, filiere, governance. Se non riesce ad intercettare i flussi; se non trasforma l’opera in opportunità; se non decide - ad esempio - che il porto e il polo industriale non sono reperti di un’archeologia industriale in disuso, ma possono ancora rappresentare futuro e sviluppo.

Ecco perché la Calabria deve cogliere l’opportunità di investire su logistica, piattaforme, trasformazione agroalimentare, piastra del freddo, intermodalità, e anche su scambi culturali e commerciali con le regioni limitrofe. E per fare questo, l’unico spazio della Calabria che lo consente è proprio la Sibaritide che è il connettore di questa regione con il resto d’Italia.

Non è un sogno. È una responsabilità. E forse, dopo il fango, è l’unica strada per far sì che la prossima piena non travolga anche l’idea di futuro.

 

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.