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SP120, la frana che svela l’azzardo: senza studio geologico il ripristino è un rischio | VIDEO

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ALTOMONTE - Le immagini aeree non lasciano spazio a interpretazioni: il dissesto che ha colpito la SP120 è un monito visivo brutale. Il fronte della frana ha letteralmente "mangiato" una porzione della carreggiata, mettendo a nudo il fianco della strada e, con esso, la fragilità di un territorio che sembra non poter più reggere il peso della viabilità moderna senza interventi strutturali radicali.

Nonostante i mezzi meccanici inizieranno ad operare da lunedì 23 febbraio, è osservando "dentro" lo scavo che emergono i dubbi più pesanti sulla gestione dell'emergenza.

Il nodo dei sottoservizi: un equilibrio precario

Uno dei punti più critici emersi dalle riprese riguarda la complessa rete dei sottoservizi. Lungo il ciglio della frana scorrono tubazioni e cavidotti, vene pulsanti di servizi essenziali. Qualsiasi intervento di ripristino che non parta da una mappatura certosina di queste reti rappresenta un pericolo concreto.

Il rischio è duplice e immediato. L'Isolamento: danni accidentali durante gli scavi potrebbero lasciare intere zone senza acqua o energia; infiltrazioni future: un compattamento errato del terreno attorno alle condotte o vibrazioni eccessive potrebbero innescare nuove perdite d'acqua, la "nemica giurata" della stabilità del suolo.

L'azzardo tecnico: ripristinare senza conoscere

La vera questione che agita esperti e residenti - e che sembra trovare meno ascolto presso i tecnici della Provincia - è la reale tenuta del terreno. Procedere al ripristino della SP120 senza una relazione geologica aggiornata e uno studio geomorfologico approfondito non è solo una scelta affrettata: è un azzardo tecnico.

Consultando la cartografia geologica, emerge una realtà complessa. L'area è composta da depositi sabbioso-limosi che poggiano su una base argillosa. In parole semplici: la SP120 insiste su un terreno soggetto a movimenti gravitativi naturali, sia attivi che potenziali.

Oltre i "gabbioni": serve la scienza, non solo le macchine

L'ipotesi di riempire il vuoto con materiale di riporto e installare dei gabbioni rischia di essere una cura per il sintomo, non per la malattia. In un contesto così fragile, l'esecuzione di carotaggi profondi è imprescindibile per determinare il carico massimo che il terreno può realmente sopportare; identificare la profondità della roccia stabile su cui ancorare le opere; evitare che muri o palificate diventino investimenti inutili su una base ancora instabile.

Il monito della storia: il destino de "Le Crete"

Gli antichi non assegnavano nomi per caso. L'area della frana, come l'intera frazione di Altomonte, è storicamente denominata “Le Crete”. Questo toponimo è una dichiarazione d'identità geologica: un sottosuolo dominato da argille e limi. Sono materiali che richiedono rispetto e una progettazione che non si fermi alla superficie.

Ignorare la stratigrafia oggi significa condannare la SP120 a un nuovo collasso domani. La sicurezza non si ottiene solo con le macchine movimento terra, ma con la conoscenza profonda di ciò che scorre sotto l'asfalto.

Una domanda sorge spontanea: perché il settore viabilità della Provincia non è intervenuta con solerzia già nel 2023 con il primo, seppur contenuto, cedimento della sede stradale della SP120?

di Francesco Pacienza

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.