37 minuti fa:SS106, 205 vittime negli ultimi 10 anni: maglia nera per Corigliano-Rossano
16 ore fa:Mister Tommaso Napoli è il nuovo allenatore del Castrovillari Calcio
17 ore fa:Rottamazione cartelle esattoriali. «Stasi approva la nostra proposta, ma trasuda populismo»
12 ore fa:Sul Treno della Sila prende il via il Carnevale, tra maschere e tante sorprese
13 ore fa:A Longobucco «la casa di comunità ci sarà e sarà una grande risorsa sanitaria per il nostro territorio»
15 ore fa:Bullismo e cyberbullismo, a Co-Ro un corteo di sensibilizzazione. Ecco quando
16 ore fa:Questione Tribunale, si cerca coesione politica e Stasi detta la più importante delle regole d’ingaggio
15 ore fa:La Vignetta dell'Eco
17 ore fa:«Non consentiremo lo smantellamento della sanità pubblica e della scuola pubblica statale»
16 ore fa:Plesso Sorrento, a Crosia «avviate le procedure per individuare eventuali soprusi a danno di bambini e docenti»

Il singolo “Italia lontana”: storie di emigrazioni e fortuna

2 minuti di lettura

PIETRAPAOLA - “Italia lontana” è il titolo del singolo del cantautore e maestro calabrese Antonio Bevacqua in cui ci racconta, attraverso la storia di Nicola e Marcello, l’Italia che parte per cercare fortuna altrove.

A raccontare il contesto in cui è sorto il brano è proprio la Sindaca di Pietrapaola, Manuela Labonia: «Il brano racconta in parte la tristezza di chi ha dovuto partire e lasciare la propria terra, ed in parte la felicità di chi ha trovato la propria realizzazione, seppur in terra straniera. Negli ultimi anni, infatti, si è assistito ad un nuovo esodo da parte dei cittadini Italiani, verso altri paesi Europei. Questa ripresa dell’emigrazione, soprattutto da parte dei più giovani, è il risultato della strutturale incapacità del nostro paese di offrire opportunità di lavoro qualificato e stabile. Perciò coloro che partono, intraprendono una vera e propria sfida. Perciò coloro che partono, intraprendono una vera e propria sfida. La storia di Nicola Madera e Marcello Pulizzi, è l’esempio di due italiani che ce l’hanno fatta, non soltanto a livello lavorativo, ma in termini di integrazione».

«Fare le valigie e partire – prosegue Labonia -, non deve necessariamente essere visto come un fallimento, ma anzi è l’inizio di un percorso che offre opportunità diverse e nuove, portando però con sé le proprie radici. E difatti, ciò che l’esperienza di Nicola, Marcello e dello stesso Maestro Bevacqua insegna, è che si può andare lontanissimo ma il successo di una reale integrazione sta anche nel ricordare e portare in quella terra, le nostre origini, la nostra cultura, la nostra lingua, per poterne fare materiale di scambio. Nicola e Marcello lo fanno attraverso la cucina Italiana, il maestro Bevacqua lo fa attraverso la musica. Il cantautore, attraverso il suo brano e il racconto rievoca la storia di molti altri Italiani emigrati in tutto il mondo per far fortuna. Nicola e Marcello, insieme al maestro Bevacqua, non sono più italiani in terra straniera, sono divenuti cittadini del mondo e raccontano al mondo la loro esperienza, la loro Italia; i primi due attraverso i piatti tipici della cucina Italiana, il maestro attraverso la musica e le parole».

«Io sono il Sindaco di un paesino che è Pietrapaola. Questo paese è gemellato con la cittadina tedesca di Warstein, in cui recentemente mi sono recata. Sin dagli anni ’60, a Warstein, emigrarono molti dei miei compaesani in cerca di lavoro, in cerca di fortuna. E li trovarono non solo il lavoro e la loro realizzazione professionale, ma istaurarono grandi rapporti di amicizia che durano ancora oggi. Ho scoperto che lì, molti italiani partecipano ai mercati rionali e vendono i prodotti calabresi. Molti altri, invece, hanno aperto pizzerie e ristoranti, portando alta la bandiera dell’Italia».

Poi conclude: «Io non so come è partire e lasciare tutto. Però so che ci vuole coraggio a lasciare questa terra che è per noi come un richiamo, che ha radici profonde e che non riusciamo a strappare, che custodisce ricordi, storie e famiglie numerose che non possiamo lasciar andare. Questa terra martoriata, saccheggiata, maltrattata, per noi è casa. Una casa alla quale non si può far sempre ritorno, come nel caso di chi emigra, ma che portiamo con noi ovunque ci rechiamo. Le nuove radici non recidono le vecchie, bensì si intrecciano le une alle altre. Ed è così che io immagino l’integrazione, come le radici di due alberi da frutto differenti che si intrecciano nel sottosuolo e danno vita ad un frutto diverso, migliore, che da entrambi gli alberi prende il meglio».

Rita Rizzuti
Autore: Rita Rizzuti

Nata nel 1994, laureata in Scienze Filosofiche, ho studiato Editoria e Marketing Digitale. Amo leggere e tutto ciò che riguarda la parola e il linguaggio. Le profonde questioni umane mi affascinano e mi tormentano. Difendo sempre le mie idee.