Parco rupestre della Grecìa di Rossano: un percorso tra storia, natura e civiltà sotterranee
Tre chilometri di grotte, chiese rupestri e paesaggi naturali che raccontano un millennio di storia umana, ambientale e culturale nel cuore della Sibaritide
CORIGLIANO-ROSSANO - È stato inaugurato questa mattina il percorso del Parco rupestre della Grecìa di Rossano. Un progetto di recupero, studio e valorizzazione che restituisce alla città e al territorio uno dei patrimoni più affascinanti e meno conosciuti della Calabria: quello delle civiltà rupestri. Un mondo scavato nella roccia, abitato per secoli, che racconta la storia dell’uomo, del paesaggio e del rapporto profondo tra natura e insediamento umano.
Il progetto, promosso dall’associazione Rossano Recupera e accolto dall’Amministrazione Comunale, si fonda su una visione ampia e multidisciplinare, illustrata anche in un volume che ne costituisce la base scientifica e programmatica. Le aree di intervento individuate sono diverse e complementari: Area A, che comprende il nucleo rupestre di Porta Penta e il frantoio ipogeo detto di “Prussiano”; Aree B e D, relative alle cavità e ai resti murari del Bancato; Area C, la zona di Sant’Anna, con grotte e un edificio destinato a diventare centro multimediale; le chiese rupestri e conventuali, tra cui la Grotta di Santa Maria delle Grazie e la Chiesa dell’Annunziata; l’area dei mulini lungo la valle del Celadi.
Nel piano delineato, interventi di restauro conservativo si affiancano a soluzioni di accessibilità dolce, valorizzazione turistica e partecipazione attiva della comunità locale. Ogni scelta progettuale nasce dal dialogo tra discipline diverse – geologia, archeologia, botanica, architettura, economia territoriale – in un approccio ispirato ai modelli dei Geoparchi UNESCO e degli Ecomusei. Centrale è anche il tema della sostenibilità economica, con una gestione pensata per durare nel tempo grazie a ticketing, attività educative, servizi culturali e partnership pubblico-private, garantendo al contempo un’accessibilità equa.
Un contributo decisivo arriva dall’Università della Calabria, che ha curato una mappatura archeologica sistematica delle evidenze lungo il bacino del Celadi, finalizzata alla realizzazione di una Carta Archeologica Digitale, strumento essenziale per la pianificazione e la tutela del territorio.
Ma a far emergere la rilevanza storica e naturalistica del Parco è stato Tonino Caracciolo, il quale ha sottolineato come il percorso inaugurato oggi rappresenti molto più di un semplice itinerario escursionistico: «Questo itinerario – spiega – si snoda per circa tre chilometri ed è da oggi pienamente percorribile e ben segnalato. Lungo il tracciato, tutte le informazioni storiche, architettoniche e naturalistiche sono state studiate con grande attenzione e rese accessibili».
Un lavoro che affonda le radici lontano nel tempo: «Lo studio e la riqualificazione del patrimonio rupestre di Rossano sono iniziati molti anni fa grazie a studiosi locali e a ricercatori di fama internazionale, in particolare medievalisti, che hanno permesso di riconoscere questi insediamenti come vere e proprie civiltà rupestri. Non semplici grotte, ma un mondo abitato, organizzato, in cui si è svolta una parte fondamentale della storia dell’uomo che ha abitato questi luoghi ma anche l’intero sud Italia».
Come ha ricordato Caracciolo, le evidenze rupestri raccontano un arco temporale che va dai primi secoli del Medioevo e si estende per quasi un millennio: «È una storia di evoluzione sociale e culturale, che va dal nomadismo alla stanzialità, dai rifugi provvisori a quelli stabili, fino alla nascita di comunità strutturate. Tutto questo rende evidente quanto sia importante l’istituzione di un parco che sia testimonianza reale di un mondo sotterraneo ancora poco conosciuto».
Rossano, del resto, è una città letteralmente scavata nella roccia. «In ogni angolo – ricorda - anche all’interno delle abitazioni e sotto gli edifici, si possono trovare delle grotte. È un universo complesso e in gran parte inesplorato, con architetture articolate, luoghi di aggregazione, di produzione e di religiosità». In questo contesto si inseriscono anche scoperte recenti, come una nuova grotta che «con tutta probabilità è una chiesa rupestre» e che, insieme alla Grotta Mercogliano, rappresenta uno dei principali siti religiosi dell’intero territorio.
Il valore del percorso è però anche ambientale e paesaggistico. Un territorio un tempo coperto per il 70% da foreste, con boschi, uliveti e agrumeti, e caratterizzato da riserve naturali di grande pregio, come le foreste di leccio e la riserva della foce del Crati. Lungo il Celadi si incontrano emergenze floristiche e geologiche di rilievo, come la Rupe Rossa, che consente di leggere la storia geologica della Terra, e un sito di interesse comunitario sulla sponda destra del torrente, dove cresce anche una pianta carnivora protetta, la pinguicola.
«La parte forse più significativa – conclude Caracciolo definendo la destinazione di queste grotte – riguarda il rapporto tra l’acqua e la popolazione. L’acqua, insieme alla sicurezza garantita dall’impenetrabilità dei luoghi, ha determinato la scelta di insediarsi lontano dal mare, per difendersi dalle incursioni e dalla malaria, che ha colpito queste aree fino ai primi del Novecento».
Il Parco rupestre della Grecìa di Rossano nasce così come un percorso plurale: storico, archeologico, ambientale e identitario. Un invito a riscoprire, passo dopo passo, una civiltà nascosta sotto la superficie, ma profondamente radicata nella memoria del territorio.