8 ore fa:Unical, il 20 marzo torna “Università svelate”: porte aperte tra innovazione e cultura
9 ore fa:Amendolara rinnova il centro storico: via ai lavori da 100.000 euro per pavimentazione e illuminazione
6 ore fa:Consiglio Comunale sospeso a Longobucco, l’opposizione attacca la maggioranza
7 ore fa:Ospedale di Castrovillari, gli infermieri scrivono all’Asp: «Mancano OSS nei turni, a rischio qualità delle cure»
9 ore fa:Posa la luna: a San Cosmo Albanese la magia della nuova opera di Salvatore Mondera
8 ore fa:Amendolara si accende di musica: torna il Concorso Internazionale “Gustav Mahler”
7 ore fa:Noemi Stella e Cristina Graziano omaggiano le "Donne, la forza silenziosa che cambia il mondo"
9 ore fa:LILT Calabria, rinnovati gli organismi regionali: confermato Falco e nominata vice-coordinatrice Alessandra Aggazio
6 ore fa:Nel silenzio del dolore, la vicinanza di una comunità
6 ore fa:Tradizioni&Cultura: un viaggio nei sapori antichi della Calabria

Bruno da Longobucco, medico calabrese che scrisse la storia della chirurgia

2 minuti di lettura

LONGOBUCCO - Bruno da Longobucco - uno tra i più elevati chirurghi dell’età medievale - è stato un grande conoscitore delle dottrine mediche derivanti dalla cultura greca, araba e latina. Erede di importanti esponenti della chirurgia come Democede di Crotone e Filistione di Locri Bruno nasce tra i primi anni del tredicesimo secolo in un piccolo paese della fascia jonica, Longobucco.

Bruno riesce a cambiare la visione arretrata che si aveva della figura del chirurgo. Difatti, questa professione era ritenuta non meritevole di rispetto perché vi si riponeva poca fiducia, mentre lui è riuscito a stravolgere questo pensiero ponendosi in prima linea nella promozione della chirurgia tanto da elevarla a “nobile compagna di medicina”. Introduce le tecniche di drenaggio dei fluidi delle cavità sierose. È stato l’ideatore di originali tecniche di sutura con l’aiuto di agni ma anche con l’ausilio di elementi come il budello di animale, fili di seta o cotone. È stato tra l’altro il primo medico-chirurgo a cimentarsi nell’intervento della cataratta. La sua figura entra a pieno titolo nella storia della medicina divenendo simbolo di orgoglio calabrese.

Spesso il chirurgo longobucchese è stato confuso con il chirurgo fiorentino Bruno o Buono, il padre del famoso Dino del Garbo. Oltretutto, non vi sarebbe comunque stata corrispondenza temporale dal momento in cui Buono ha vissuto negli ultimi anni del trecento mentre Bruno da Longobucco nasceva nei primi anni del duecento.

A supporto di ciò, nella sua più famosa opera “Chirurgia Magna”- trattato scritto nel 1253 - infatti il medico scriveva: «Ego Brunus gente Calaber patria Longoburgensis», per chiarire, a scanso di equivoci, la sua città di origine.

Questo scritto, intrapreso quando Bruno aveva circa cinquant’anni raccoglie la maturità, l’intraprendenza e la sua esperienza in campo medico. Secondo Salvatore De Renzi, Bruno avrebbe frequentato la Scuola Medica Salernitana dove incise altre sue opere, mentre altre fonti collocano la formazione del chirurgo nello Studio Napoletano. Quest’ultima dichiarazione, però, è stata smentita dallo storico Russo.

Bruno frequenta a Bologna la scuola di Ugo Borgognoni, e come si suol dire “l’allievo superò il maestro”. Infatti, il De Renzi scrive: «E forse neppure il suo nome [Ugone] sarebbe arrivato a’ posteriori ove non fosse surto altro uomo, che veniva a congiungere insieme le dottrine degli antichi e l’efficace chirurgia de’ moderni. Quest’uomo fu Bruno Longobucco. Calabrese dotto e intraprendente».

Nel 1222 Bruno si trasferisce a Padova e diventa uno dei fondatori dell’Università. Collabora alla fondazione della facoltà di medicina e nel mentre è il primo docente di chirurgia. Titolare di tre cattedre di medicina, diventa l’esponente principale della chirurgia medica di origine greco-araba. Rende la chirurgia così innovativa che ne scrive nei suoi più importanti trattati: Chirurgia Magna, Chirurgia Parva o Miror. Intanto ricopre il ruolo di docente a Verona.

La Chirurgia Magna, diventa uno dei sacri testi della medicina nel Medioevo. Conteneva all’interno nozioni di anatomia, tecniche chirurgiche - tra queste - la castrazione degli uomini. Il Trattato, tradotto in ebraico e in latino, ha avuto un’ampia diffusione. Arriva a Montpellier, in Francia; nella Scuola Salernitana fino ad essere imposto nel 1400, come opera obbligatoria per conseguire la laurea in medicina, all’Università di Bologna.

(fonte foto padovaoggi)

Veronica Gradilone
Autore: Veronica Gradilone

26 anni. Laurea bis in Comunicazione e Tecnologie dell’Informazione. Mi piace raccontare le storie, non mi piace raccontare la mia