14 ore fa:È Damiano il primo nato nel nuovo Punto nascita del Giannettasio
Ieri:Sport e inclusione: a Crosia il confronto sulle disabilità in vista della Giornata Nazionale
1 ora fa:Bimbo caduto dal balcone, operato d’urgenza: femore rotto ma nessuna lesione interna
3 ore fa:La cascata segreta della Sila Greca: il paradiso nascosto che (quasi) nessuno conosce
16 ore fa:Pasqua di paura a Corigliano-Rossano, bimbo di 5 anni precipita dal primo piano
22 ore fa:Oncologia, Bosco ancora all'attacco: “Trasferimento senza condizioni, così si mettono a rischio i pazienti”
23 ore fa:Trovato morto in casa nel giorno di Pasqua, viveva da solo in viale Sant’Angelo
Ieri:A Rossano, nei riti del Venerdì Santo, la Croce cambia spalla (e storia)
23 minuti fa:Giornata mondiale della salute, l’Olio EVO torna protagonista: “È una scelta quotidiana che incide sulla vita”
Ieri:Lo salvano dal dolore, lui torna indietro per dire grazie: la Pasqua più vera nel cantiere di Insiti

Covid-19, lo studio degli scienziati siciliani: «Riaprire prima il Sud»

1 minuti di lettura
DI MARTINA CARUSO «Il Sud? Rischi a priori minori rispetto al Nord, forse potrebbe essere riaperto prima». Parola di un team di studiosi dell’università di Catania che, nei giorni scorsi, ha pubblicato la ricerca dal titolo A Novel metodology for epidemic risk assessment: the case of COVID-19 outbreak in Italy. Una squadra multidisciplinare fatta di medici, fisici, economisti, ingegneri e matematici (Andrea Rapisarda, Alessio Biondo, Giuseppe Inturri, Vito Latora, Alessandro Pluchino, Rosario Le Moli, Giovanni Russo, alla ricercatrice Nadia Giuffrida e alla dottoranda Chiara Zappalà) al fine di rispondere a una domanda: «Perché i decessi e i casi gravi sono localizzati prevalentemente nel Nord Italia? Come si spiega questa discrepanza con il Centro-Sud? È stato questo il nostro punto di partenza». L’intenzione non era quella di stabilire rapporti di causa ed effetto, ma evidenziare le relazioni tra sette parametri e il numero dei contagi. Il modello che ne è venuto fuori è una mappa dell’Italia che fotografa le regioni a più alto rischio e quelle in cui, invece, il rischio epidemico è più basso. Dall'analisi, infatti, le regioni italiane più a rischio rispetto alla diffusione e al maggiore impatto dell’epidemia sono anche quelle in cui in effetti questo è accaduto: Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna. Le variabili usate nel caso del Covid-19 riguardano anche gli spostamenti della popolazione tra Comuni diversi, quanto sono compatte le città e la densità delle strutture ospedaliere e, poi, il fattore età. Ma anche l’inquinamento, la quantità di Pm10 nell’aria, perché spesso l’esposizione prolungata a un’aria non pulita produce individui con difficoltà respiratorie pregresse. Per fare fronte all'emergenza e limitare il contagio, “essenzialmente, sono state adottate delle misure di politica economica molto drastiche e uguali per tutte le regioni, ma se riaprissimo domani, non avendo ancora una cura disponibile, che cosa avremmo costruito per affrontare la situazione meglio di quanto non avessimo all’inizio dell’emergenza? La ricerca ne dà una risposta: «Le regioni che hanno un rischio minore potrebbero essere riaperte prima. Sarà inevitabile convivere con il virus, ma non necessariamente tutti allo stesso modo. E magari anche con misure differenziate tra categorie diverse di popolazione. Ferme restando le buone pratiche di prevenzione e di distanziamento sociale».      
Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.