Rossano alla sete mentre in località Gelso si attendono i lavori fantasma di Sorical
Annunciati, finanziati, mai partiti: mentre la città resta senz’acqua, la condotta “colabrodo” continua a rompersi e a generare un business infinito di somme urgenze
CORIGLIANO-ROSSANO - Anche oggi, 3 gennaio 2026, l’area urbana di Rossano è praticamente senz’acqua, in attesa che si riempiano serbatoio e vada in pressione l'intera rete cittadina dopo i lavori di ripristino (gli ennesimi in pochi giorni) dell'adduttrice principale. Una città in preda a una siccità quotidiana che non dipende dalla scarsità della risorsa ma dalla vetustà cronica delle condotte idriche intercomunali, a partire dalla famigerata Macrocioli. Un problema che si ripete ormai a giorni alterni, anche in pieno inverno, e che ha assunto i contorni dell'emergenza cronica.
Eppure, c’era stato un annuncio. Nero su bianco. Il 10 maggio 2025, Sorical comunicava l’imminente avvio dei lavori di sostituzione di circa 700 metri di condotta dell’acquedotto Macrocioli per Rossano, in località Gelso, uno dei tratti più soggetti a rotture. Non solo: Sorical parlava di una progettazione più ampia, finanziata con fondi POR, destinata a coprire oltre il 50% dell’intero ramo acquedottistico che dai pozzi del Trionto alimenta i serbatoi di Amica e Matassa. Procedure di affidamento già avviate, lavori previsti «entro l’anno in corso». Questo era scritto nella comunicazione della società delle acque calabresi partecipata dalla Regione (leggi qui la notizia)
Quell’anno è finito. Di quei lavori, invece, non si sa più nulla.
Nel frattempo, Rossano continua a fare i conti con interruzioni idriche costanti, disagi diffusi, attività economiche penalizzate e cittadini esasperati. Una condizione che stride con un dato ormai evidente: l’acqua c’è, ma si perde lungo il percorso, inghiottita da una rete colabrodo che si rompe con una frequenza impressionante.
La gestione dell’emergenza è diventata la regola. Cantieri di ripristino che si susseguono senza sosta, interventi tampone, lavori in somma urgenza che, messi uno accanto all’altro, costano molto più di un intervento strutturato e programmato. È successo anche durante le festività natalizie, con squadre operative impegnate senza tregua per riparare l’ennesima falla. Un flusso continuo di risorse pubbliche che finiscono per rattoppare, senza mai risolvere.
Ed è qui che la vicenda assume contorni ancora più inquietanti.
Ieri, durante un sopralluogo sull’ennesimo cantiere di riparazione della condotta soricale, il sindaco Flavio Stasi ha pubblicato un post destinato a sollevare interrogativi pesanti. Tra le righe, una frase: «Giungendo sul luogo ho notato una serie di nuove tubazioni posizionate nelle vicinanze già da tempo per sostituire il colabrodo che chiamano condotta. Mi chiedo: cosa si sta aspettando?».
Seguendo quella traccia, siamo andati sul posto e siamo tornati indietro nel tempo. E quei tubi portano dritti all’annuncio del 10 maggio 2025. Dovrebbero essere parte di quei lavori mai partiti. Materiale pronto, progetto dichiarato, finanziamenti annunciati. Ma nessun cantiere strutturale avviato.
A questo punto, la questione non è più tecnica. È politica, amministrativa, gestionale. Perché se un intervento strutturale costa meno di una lunga serie di riparazioni d’emergenza, si continua a scegliere la strada più onerosa e inefficiente? Perché si preferisce rattoppare invece di sostituire? E soprattutto: chi trae beneficio da un sistema che vive di emergenze continue?
Rossano oggi non è vittima della siccità. È vittima di una rete idrica vecchia, fragile e mai realmente riqualificata, nonostante annunci, promesse e materiali già acquistati. Una crisi che si ripete, si aggrava e si normalizza, mentre il silenzio sui lavori promessi pesa quanto l’acqua che manca dai rubinetti.