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Insediamento industriale nel Porto, tutte le “paure” del Comitato e il progetto farlocco

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CORIGLIANO-ROSSANO – C’è una fetta della popolazione di Corigliano-Rossano che del progetto proposta da Baker Hughes proprio non si fida. Una voce che da tempo viene sintetizzata dal Comitato per la Difesa del Porto nel quale conferiscono una parte della marineria peschereccia, alcuni imprenditori turistici e ittici, professionisti, intellettuali e politici. Su tutti l’ex senatrice eletta in quota Movimento 5 Stelle oggi in corsa per costruire un’alternativa nella prospettiva delle elezioni amministrative di primavera.

Ieri sera questo gruppo di rivoluzionari uniti «contro l’ennesima azione di stampo coloniale a danno del nostro territorio» si è riunita nuovamente nella sala del Mercato ittico, vero e proprio fortino all’interno della grande darsena jonica, per illustrare a quanti aderiscono al comitato e anche alla stampa (invitata per l’occasione) i contenuti del Piano industriale presentato da BH.

Nella presentazione delle carte illustrate da quella che, a tutti gli effetti, può essere definita la consulta scientifica del Comitato, di cui fanno parte – tra gli altri – l’architetto Mario Gallina, l’avvocato Osvaldo Romanelli e l’ingegnere Carmine Manfredi, è emerso un dato emblematico.

A parere del Comitato, infatti, le poche e frammentarie informazioni che starebbero girando nell’opinione pubblica e quindi sulla stampa, rispetto al progetto della multinazionale americana, sarebbero non solo poco esaustive ma addirittura fuorvianti. Insomma, ad avviso degli oppositori dell’insediamento industriale saremmo di fronte a mezze verità.

E il nodo della questione starebbe non tanto sull’occupazione reale delle banchine («verrebbero occupati per intero – ha detto Gallina – i moli 1, 2, 3, 4 e 5») ma soprattutto su un altro insediamento previsto all’interno della futuribile area industriale: la cabina metano. Si tratta di un locale prefabbricato di dimensioni planimetriche di 2 metri per 2 in cemento armato per il contenimento di quadri elettrici di comando, controllo e sistema di misura e telelettura, che dovrebbe essere realizzato in fondo al braccio centrale del porto a ridosso di Banchina 4.

Perché tanto scalpore per una struttura industriale apparentemente “innocua”? Questa, infatti, sarebbe la prova per la quale nel porto verrà introdotto il gas a servizio della lavorazione e soprattutto per testare i mega manufatti che Baker Hughes produrrà all’intero del porto. Quindi non piccoli quantitativi di gas ma «dosi titaniche» come le ha definite l’ex amministratore di Corigliano, Tonino Fino, e componente del Comitato (che stasera sarà ospite dell’Eco in Diretta). Aggiungendo: «Non sappiamo se il gas in porto arriverà tramite metanodotto oppure sarà trasportato attraverso le grandi navi GNL e stoccata in porto, producendo camere di accumulamento. Come quella a – ha ricordato ancora Fino – che nel 2020 esplose a Beirut provocando 218 morti e 7000 feriti».

Uno scenario apocalittico e catastrofico di cui, però, nelle carte ufficiali (che a parere dell’ex senatrice Abate non sono affatto ufficiali ma solo uno specchietto delle allodole) non si riviene alcuna traccia. Anche perché – a differenza dello stabilimento di Vibo Valentia – BH a Corigliano-Rossano - sono sempre le carte definite «non ufficiali» che lo dicono - non produrrebbe impianti pressurizzati.

Poi c’è la questione legata all’impatto paesaggistico. A tirar le cuoia al progetto è sempre Mario Gallina, preoccupato dal fatto che le «mega strutture che saranno realizzate all’interno del porto, alte 20 metri, rovineranno per sempre lo skyline della costa». «Un po’ – gli ha fatto da eco Romanelli – come è successo con la centrale Enel di Rossano e le sue ciminiere» (camini alti più di 200 metri a canna accompagnati da locali turbine che si elevavano  - oggi non ci sono più – fino a 80 metri sul livello del mare). Tutto questo insieme ai tanti problemi che un insediamento industriale potrebbe provocare alla pesca e al turismo. «Stiamo regalato a gratis – ha insistito Gallina – il nostro porto a una multinazionale americana che viene qui per produrre, danneggiare il territorio e senza pagare un centesimo considerate grazie anche tutte le agevolazioni di cui usufruirebbe con la Zes». Insomma, un’occupazione militare della più importante infrastruttura che risiede a Corigliano-Rossano.

Dunque, si chiede un’operazione verità. E l’unico che potrebbe portare luce nella selva di incertezze e di nebbia è il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi. Ma anche lui è stato messo sul banco degli imputati, accusato, insieme al presidente dell’Autorità portuale, di poca trasparenza. «Più volte – hanno detto i presenti – abbiamo fatto accesso agli atti per avere riscontro ufficiale sul progetto ma fino ad oggi non abbiamo avuto risposta».

Intanto la questione nelle prossime settimane dovrebbe arrivare sui tavoli del Consiglio comunale e quella sarà l’occasione migliore affinché gli scettici possano chiarirsi definitivamente le idee su un progetto che, così come presentato, potrebbe sembrare un’opportunità ma che alla luce del “legittimo dubbio” sollevato dal Comitato, che insinua il tarlo nella popolazione inconsapevole, appare come uno spettro malefico da cui rifugiare.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.