Il nuovo ospedale dal 2004 ad oggi: storia della più grande (e utile) opera pubblica della Calabria del nord-est
Numeri e prospettive nel cantiere di Insiti dove per 15 anni si sono ammassati sogni e le aspettative della popolazione e le promesse della politica. La svolta nel 2019 e la ricomposizione di un puzzle. Adesso si apre la fase decisiva - VIDEO
CORIGLIANO-ROSSANO - 80.000 metri quadrati di superficie, 6.500 tonnellate di acciaio, 90.000 metri cubi di calcestruzzo. E poi ancora, 2.500 tonnellate di carpenteria, 120 tra operai e tecnici a lavoro e 18 mesi reali di lavoro. Tutto questo per quasi 40 milioni già spesi per un investimento totale che alla fine sarà di poco più di 215 milioni di euro.
Sono questi i numeri – impressionanti – prodotti fino ad oggi da cantieri del nuovo ospedale della Sibaritide: diventato una chimera per i cittadini della Calabria del nord-est; una realtà che vuole concretizzarsi il più presto, per i tanti addetti ai lavori che non vedono l’ora di poter finire e rimanere nella storia come chi ha portato a compimento la più grande opera pubblica mai realizzata dalla metà del secolo scorso ad oggi nel territorio della Calabria del nord-est.
E proprio al nuovo ospedale della Sibaritide sarà interamente dedicata la puntata di stasera dell'Eco in Diretta in onda a partire dalle ore 21 sul portale ecodellojonio.it (vedi qui) e sulle pagine social della nostra testa. Faremo un check sui lavori e sulle procedure in corso con il project manager della società D'Agostino concessionaria dell'opera, Domenico Petrone; l'ex consulente della Regione Calabria per la realizzazione dei nuovi ospedale, Franco Pacenza; il presidente della Terza commissione regionale Sanità, Pasqualina Straface.
Una lunga storia partita nel 2004
A queste latitudini i primi, veri cantieri sono partiti quattro anni fa. Anche se di questa nuova struttura sanitaria se ne parla ormai da 20 anni, da quando nel 2004 per la prima volta si utilizzò il verbo di Ospedale Unico della Sibaritide. A gennaio 2019 la realizzazione delle recinzioni perimetrali, gli scavi tecnici e il movimento terra. Poi, una rivoluzione inaspettata. Uno stop che aveva fatto pensare all’ennesima promessa mancata per l’area nord orientale della Calabria: la prima società concessionaria dell’opera (che verrà realizzata con la formula del project financing per “alleviare” il peso della spesa sulle casse pubbliche rimanendo assoggettati all’intraprendenza del privato), la siciliana Tecnis viene raggiunta da un’interdittiva Antimafia della Procura di Catania. Non può più lavorare e i suoi cantieri vengono passati alla Angelo D’Agostino costruzioni Srl, una grande società edile di Avellino.
La consegna dei lavori nel 2020 a due settimane dalla morte di Jole Santelli
Il 4 novembre 2020 a Insiti, a parte le recinzioni, la bonifica bellica e la buca delle fondazioni, non c’è praticamente nulla. Quel giorno, però, esattamente due settimane dopo i funerali della governatrice della Calabria Jole Santelli, che aveva messo le basi per un nuovo processo di rilancio dei cantieri del nuovo ospedale di Co-Ro, a Insiti sbarca il quartier generale del Dipartimento Lavori Pubblici della Calabria e dà in mano alla società avellinese le chiavi del cantiere. D’Agostino arriva con una grande armata di tecnici e operai, altri li arruola sul territorio, e inizia a lavorare pancia a terra, senza perdere tempo. Dieci mesi più tardi, a febbraio 2021, chiama in cantiere il giovanissimo ingegnere Domenico Petrone, nato a Corigliano ma espatriato da piccolo con la sua famiglia in Emilia Romagna. Ha 38 anni ma un carico di esperienza da fare invidia ai più navigati; all’epoca aveva già consumato le scarpe seguendo le realizzazioni di grandi opere al Settentrione, in Australia e in Sud America. Un professionista dalla prospettiva lunga. A ottobre 2021 il grande cantiere del nuovo ospedale aveva già tutte le fondamenta piazzate, con una selva di stralli antisismici. Da non crederci.
Il primo stop tecnico
Poi un nuovo blocco per l’esigenza di varare una variante strutturale e la paura che, anche questa volta, il progetto potesse fermarsi lì. Ma questa volta interviene forte la politica. Il neo eletto presidente della Regione Roberto Occhiuto, che nel frattempo era diventato anche Commissario alla sanità della Regione e tra i primi atti aveva costituito il Dipartimento regionale della salute dedicando un servizio esclusivo all’edilizia sanitaria, da impulso affinché quella variante venisse realizzata in tempi record. E così è. A fine marzo 2022 il progetto della variante era concluso. Si può riprogrammare il lavoro. Che riparte nel maggio successivo con la posa dei pilastri e quella tecnica, iper tecnologica, di mettere in piedi una struttura modulare, quasi come fosse un lego. In sette mesi viene messo in piedi l’intero scheletrato. A dicembre 2022 dalla Statale 106 l’ospedale si vedeva interamente issato sui suoi 5 piani e su una superficie a forma di X.
Il secondo stop tecnico
Fino al nuovo stallo tecnico per la subentrata esigenza di una variante tecnologica e sanitaria che ora dovrà rendere il nuovo ospedale, alla sua apertura, ri- fissata per il primo semetro 2026 (quando saranno trascorsi 22 anni dal suo concepimento), un’opera efficiente, moderna, sicura ma, soprattutto, adeguata a supportare i nuovi standard qualitativi che impone il Piano sanitario nazionale post-pandemico. Una variante che, in realtà, ribalterà tutto rispetto alla vecchia concezione del nuovo ospedale della Sibaritide, sia dal punto di vista economico che della stessa fruizione dei servizi.
Era necessario “perdere” altro tempo per l’ennesima variante? A Insiti, nel cuore geografico di Corigliano-Rossano, si sta scrivendo la storia. E questo è bene che lo sappiano tutti. Anche se è un racconto che doveva essere già chiuso da anni e i cui servizi avrebbero già dovuto dare le attese risposte all’incessante richiesta di salute e sanità in una terra martoriata che si muove lungo l’asse sud-nord, ormai, anche per farsi curare un’unghia incarnita.
Un'attesa che vale la pena solo se si avrà consapevolezza
L’attesa, l’ulteriore di questa lunga storia, però, non dovrebbe essere vana. Il concept di ospedale unico previsto dai progetti del 2009 doveva essere poco più che una struttura per lungodegenza, manchevole di tantissimi servizi che oggi, con la nuova variante, non solo sono contemplati ma renderanno questo ospedale un punto di eccellenza rispetto alle prerogative sanitarie europee. Ci sarà tutto il necessario per un ospedale di primo livello. Almeno questo dicono le carte. Dalla microchirurgia alla medicina nucleare, passando per la riabilitazione avanzata. La sfida, adesso, è che quanto messo nero su bianco venga traslato nei fatti, nella concretezza, nella realtà.