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Sicurezza negli ospedali: occorre rispristinare i posti di Polizia. Il governo è d'accordo

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CORIGLIANO – ROSSANO – Ripristinare le postazioni fisse della Polizia di Stato nei nostri ospedali. Gli ultimi fatti di cronaca, dal furto al “Giannettasio” agli atti vandalici avvenuti nel pronto soccorso di Corigliano, hanno risollevato la questione sicurezza risvegliando nell’opinione pubblica, ma anche in molti addetti ai lavori, un sentimento di nostalgia canaglia: era meglio quando c’erano gli agenti di polizia.

Attualmente nelle nostre strutture territoriali manca un sistema di videosorveglianza e dunque, ad eccezione dello spazio limitrofo in cui si trova il vigilante – a mala pena un’unità per ospedale – praticamente nessuno sa se e dove succede qualcosa. E i fatti confermano la situazione. Fondamentale dunque non solo un sistema di sicurezza che possa rappresentare sui monitor tutti gli ambienti e gli accessi cruciali degli ospedali per avere una visione d’insieme, ma anche una quantità maggiore di personale che possa controllare e garantire la salvaguardia di persone e cose. Ma ormai la misura è colma.

Atti vandalici, ruberie, minacce a medici e infermieri, non solo nella Sibaritide ma un po' in tutto lo Stivale, hanno spinto il Governo ad approvare, nell’ambito del decreto Bollette, un emendamento che consenta il via libera a postazioni fisse della Polizia di Stato, per altro come c’erano in passato, presso le strutture ospedaliere pubbliche e convenzionate con un servizio di emergenza-urgenza. Per decidere se stabilire una postazione fissa di Polizia nell'ospedale, bisognerà prendere in considerazione anche il bacino di utenza e il livello di rischio della struttura.

Allora perché non cavalcare l’onda e, visto che adesso è possibile, ripristinare le postazioni delle forze dell’ordine? D’altronde, le conseguenze di un sistema di controllo debole sono state sotto gli occhi di tutti. Anche gli infermieri, attraverso il loro sindacato, hanno espresso parere in merito: «la nostra richiesta è di ripristinare le postazioni di polizia che una volta erano presenti in ogni pronto soccorso italiano. Oltre a un servizio di pubblica utilità perché ci può essere passaggio diretto dei referti per le denunce, sarebbero anche un deterrente per chi pensa di fare violenze».

Ricordiamoci infatti che problemi di ordine pubblico presso un pronto soccorso potrebbero minacciare la vita dei pazienti perché spesso, la salvezza, si concentra in pochi istanti. Il pronto soccorso del “Compagna” infatti venerdì mattina della scorsa settimana ha interrotto il servizio per qualche ora a causa delle condizioni in cui era stato ridotto. E’ tollerabile questo in un Paese civile? Sul ddl del Senato si legge chiaramente che “la mancanza di sicurezza e ordine pubblico presso i pronto soccorso può arrivare perfino ad inficiare il diritto fondamentale alla tutela della salute sancito nell'articolo 32 della Costituzione, oltre -ovviamente - a generare un senso di pericolo e insicurezza in uno dei luoghi più sensibili per una comunità come sono le strutture ospedaliere e i pronto soccorso, soprattutto pubblici, dove la presenza- anche fisica - dello Stato è bene che sia percepita dai cittadini e dagli operatori sanitari”.

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Valentina Beli
Autore: Valentina Beli

“Fare il giornalista è sempre meglio che lavorare” diceva con ironia Luigi Barzini. E in effetti aveva ragione. Per chi fa questo mestiere il giornalismo non è un lavoro: è un’esigenza, una passione. Giornalista professionista dal 2011, ho avuto l’opportunità di scrivere per diversi quotidiani e di misurarmi con uno strumento affascinante come la radio. Ora si è presentata l’occasione di raccontare le cronache e le storie di un territorio che da qualche anno mi ha accolta facendomi sentire come a casa. Ed io sono entusiasta di poterlo fare