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Mi’Ndujo sfida le grandi catene del fast-food: «La nostra forza? Identità e genuinità. Non ci vergogniamo d’essere calabresi»

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CORIGLIANO-ROSSANO – Se dici Mi’Ndujo si spalanca un mondo di sapori e bontà e il solo pensiero di quei paninazzi veraci che la catena del fast-food autentica calabrese mette di buon umore. Mi‘Ndujo è la filosofia del mangiare calabrese in chiave mordi e fuggi che “acchiappa” gli autoctoni e che affascina il resto del mondo. Ad averla intuita, qualche anno fa, è stato Marco Zicca, giovane imprenditore di Cosenza e poi implementata, più in là, insieme ai soci Ornela Nokaj, Eugenio Romano e Roberto Bonofiglio, che a un certo punto, folgorati sulla via della “sazizza e del caciocavallo”, cavalcando quella buona idea che fu del “Panino Genuino", hanno tolto fuori un nuovo brand frizzante, vivace che ha il sapore tipico della Calabria.

Così è nato Mi’Ndujo: «Non un’invenzione ma una felice intuizione». A dirlo è lo stesso Roberto Bonofiglio, manager cosentino che ha sempre gravitato nel mondo della finanza e oggi direttore management del gastro-brand calabrese più celebre di sempre. Lo incontriamo, nei suoi vestiti manageriali all’Istituto superiore “Majorana” di Corigliano-Rossano, tra le serre dell’Istituto tecnico per l’Agricoltura sottratte dal degrado dalla caparbietà del dirigente Saverio Madera, insieme al Lenin Montesanto che cura la comunicazione strategica di Mi’Ndujo e in mezzo a quei ragazzi che ogni giorno, grazie ad un team di docenti esperti, sperimentano le nuove tecniche di coltivazione dei prodotti della terra calabra. Bonofiglio è qui alla ricerca di odori, sapori e nuove partnership da poter mettere in quei “…mila” panini che sfornano gli otto punti vendita Mi’Ndujo sparsi tra Cosenza e Roma. E ci racconta la storia di un’impresa calabrese che fonda su tre elementi: perseveranza, genialità e rete.

Roberto Bonofiglio

E la sua storia, la storia della “felice intuizione” di Mi’Ndujo, parte dalla fine, da oggi, dalla contemporaneità: in quella rotta che da via Marconi a Rende porta dritta a Ponte Milvio a Roma. «L’idea – ci spiega Bonofiglio - era quella di andare fuori dalla Calabria, dove c’era un bacino d’utenza maggiore così da poter coinvolgere la clientela delle migliaia di calabresi che risiedono nella capitale». Si ingegnano, investono, fanno sacrifici e avverano quel sogno, contro ogni previsione. «Noi abbiamo aperto il primo locale di Roma, al centro commerciale Valle Aurelia – racconta - all’alba della Pandemia (dicembre 2019) proponendo la tipica identità regionale che ci contraddistingue, senza vergognarci di utilizzare termini dialettali». Da qui, ad esempio, nasce lo speciale format, esclusivo per la clientela romana, “Terroni di Calabria”.

«I primi 3 mesi siamo andati fortissimi, poi è arrivato il Covid e ci hanno chiuso. Ma noi non ci siamo fermati. Abbiamo aperto altri 5 locali, tutti durante il lockdown». Tant’è che oggi il concept di Mi’Ndujo è più radicato a Roma che in Calabria. Dove, però, si continua a sperimentare e a creare sinergie. Le stesse che poi si esportano. Una curiosità che ci svela Bonofiglio: ogni prodotto utilizzato nei punti vendita romani parte dalla Calabria. «Dalla carne alla birra artigianale, quasi ogni giorno i nostri mezzi – dice – partono da Cosenza per andare a rifornire le vetrine della Capitale». E tutto questo avviene grazie alla perseveranza – dicevamo – alla genialità e alla rete che Bonofiglio e soci hanno saputo creare. «Abbiamo l’appoggio di tutti i fornitori perché in noi vedono l’orgoglio del riscatto calabrese».

Un racconto, quello di Bonofiglio, che però ha un retrogusto amaro. E il perché lo capiamo quando gli chiediamo perché non abbiano ancora pensato di aprire dei punti vendita anche in altre località della Calabria, come Corigliano-Rossano. E qui scopriamo quanto è difficile fare impresa nella nostra regione. L’espressione di Bonofiglio si fa un po’ cupa: «Noi stiamo cercando di fare il salto di qualità – dice – e siamo stati bravi ma ora dobbiamo affidarci a manager di livello superiore per fare uno scatto di qualità e non è facile». Mi’Ndujo, nonostante non sia ancora una grande catena di fast-food pur avendo numeri e qualità per insidiare marchi di spessore mondiale, gestisce numeri importanti («siamo responsabili delle sorti di 130 dipendenti»). Tra le tante, c’è una difficoltà: quella di ingaggiare manager. Strano ma vero e Roberto Bonofiglio ci racconta perché: «Abbiamo avviato una selezione – dice - per cercare figure che avessero esperienze manageriali in aziende come Burger King, McDonald ma quando si arriva al dunque e sanno che bisogna lavorare in Calabria diventando reticenti, e rinunciano».

Maledetti preconcetti!

«Un manager d’alto livello mi ha detto: “dovete fare in modo che uno di loro venga qui e stia almeno un mese, poi si innamorerà di voi e della vostra idea”. Noi ci stiamo lavorando, ce la stiamo mettendo tutta per attirare la persona che potrebbe fare la differenza e aiutarci là dove noi non riusciamo ad arrivare. E speriamo di riuscirci».

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.