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Torna per non chiudere la trattoria di famiglia nel centro storico. Finché ci credono i giovani c'è speranza

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CORIGLIANO - ROSSANO – Lasciare la propria terra senza sapere che il distino aveva già pronto per te il biglietto di ritorno. E’ la storia di Pino che, come molti dei nostri giovani, parte da Rossano per andare a studiare fuori. Va a Perugia. Sceglie giurisprudenza, non finisce il corso di laurea ma diventa perito informatico. Lì trova lavoro negli uffici dell’Arpa, l’agenzia regionale per la protezione ambientale. A Rossano c’è la famiglia, gli amici, i posti del cuore e un’attività di ristorazione nel centro storico.

Il locale, gestito da mamma e papà, va bene ma non benissimo. «I miei genitori erano stanchi di investire molto, circa 13 ore al giorno, e di non ricevere abbastanza in termini di rientro economico e soddisfazioni. Mentre sono fuori mi comunicano la volontà di vendere».

In questo ristorante lungo Corso Garibaldi, spiega Pino, c’è tutta la sua esistenza. I momenti belli, i profumi e i sapori dei pranzi della domenica, i sudori del sacrificio, le fasi complesse dell’adolescenza fino all’età adulta. Una piccola azienda a conduzione familiare dove nel piatto trovi bontà, materie prime del territorio e amore. Pino decide che l’attività di famiglia non può essere venduta e compie il suo viaggio al contrario. Il famoso viaggio di ritorno.

E’ il 2015 quando torna a Rossano Alta e chiede al papà di affiancarlo per apprendere tutto quello che c’è da sapere sul fronte della gestione. Fatture, ordini, rapporto con i fornitori. Poi, nel 2019, rileva totalmente l’attività. A colpi di alici scattiate, ncidde – le melanzane con mollica e aceto – e soprattutto tanta voglia di riscatto, Pino porta avanti la trattoria di famiglia e arriva a raddoppiare i coperti. Mette il suo locale sulle piattaforme web dedicate alla ricerca di strutture ricettive. Certo, di turisti stranieri – almeno nel suo locale – se ne vedono pochi o nulla. Però famiglie di Corigliano – Rossano e avventori da tutti i comuni limitrofi se ne contano tanti. Aperto a pranzo e cena ad eccezione del giorno di chiusura settimanale. Ama il suo lavoro, ama la sua terra e non si arrende all’idea che il centro storico di Rossano possa vivere una parabola discendente che non conosce arresto.

«Ho apprezzato molto l’evento organizzato dall’Amministrazione per capodanno. Davvero tanta gente per Coez. Certo, qua sopra di presenze trainate da quel concerto non ce ne sono state. Ci sarebbe bisogno - rilancia Pino - di calendarizzare eventi anche nella parte alta della città. Magari non un concerto di quella portata, il centro storico forse non avrebbe neanche lo spazio per ospitarlo. Ma altri appuntamenti e iniziative mirate potrebbero far tornare a vivere un punto della città un tempo molto più vivace e attivo».

Le parole di Pino trasudano amore per la sua città. «Chi viene da fuori e visita il nostro centro storico ne rimane incantato. Ho intenzione di farmi promotore di un comitato che raccolga tutti gli esercenti e che possa rappresentare le esigenze, le proposte e le idee di coloro che vivono e animano Rossano alta».

Purtroppo sulle brochure disponibili negli info point la trattoria, come del resto la grande maggioranza delle strutture ricettive presenti nel centro storico, è indicata da un anonimo pallino che dice se si tratta di un ristorante o di un b&b senza neppure riportarne il nome.

Comunque, se capitate in Corso Garibaldi a Largo Porta dell’Acqua, non esitate ad entrare. Troverete a tavola la nostra terra e nell’aria atmosfera di casa.

Valentina Beli
Autore: Valentina Beli

“Fare il giornalista è sempre meglio che lavorare” diceva con ironia Luigi Barzini. E in effetti aveva ragione. Per chi fa questo mestiere il giornalismo non è un lavoro: è un’esigenza, una passione. Giornalista professionista dal 2011, ho avuto l’opportunità di scrivere per diversi quotidiani e di misurarmi con uno strumento affascinante come la radio. Ora si è presentata l’occasione di raccontare le cronache e le storie di un territorio che da qualche anno mi ha accolta facendomi sentire come a casa. Ed io sono entusiasta di poterlo fare